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Alcune Notizie su Carbonia dal 16 al 30 Ottobre 2002

tratte da l'Unione Sarda 

31 ottobre 2002

Intanto è previsto il trasloco in via Roma per l’esposizione di via Manno

Raddoppia la bancarella di Natale

Una nuova “Fiera” di ambulanti di fronte allo Stadio

Il prossimo miracolo di Natale è la moltiplicazione delle bancarelle dei venditori ambulanti. La Fiva, la federazione della categoria, sta infatti organizzando, con la Confesercenti e grazie ad un patrocinio della Camere del commercio, due iniziative al posto di una. Alla vecchia idea di allestire la classica “Bancarella natalizia” nel centro storico si affiancherà la proposta di organizzare, di fronte allo stadio Comunale, la “Bancarella d’oro”, presso a poco sullo stile della “Fiera Natale” cagliaritana. Secondo le intenzioni degli organizzatori dovrebbe restare aperta dall’otto al 31 dicembre e solo per un breve periodo, cioè dal 18 al 24 dicembre, si sovrapporrà alla “Bancarella natalizia”. C’è il rischio che le due piccole fiere si pestino i piedi? «Sarà una competizione fittizia», rassicura Carmelo Floris, responsabile della Federazione italiana venditori ambulanti. «Innanzitutto perché l’ente organizzatore è il medesimo - spiega ancora Floris - e poi perché a ogni operatore ambulante cui sarà proposto di aderire, verrà chiesto, nel limite delle sue possibilità, di allestire due stand, uno per ogni iniziativa». Per molti potrebbe non essere possibile ma il responsabile della Fiva rammenta che «ciascuno sceglierà la proposta e si collocherà dove meglio gli aggrada sulla base della convenienza, noi intendiamo portare avanti due iniziativeª.
Anche da parte del Comune, la duplice iniziativa è stata salutata con favore, benché, ufficialmente, l’assessorato al Commercio non abbia ancora ricevuto richieste formali: «Ma per noi è comunque una bella notizia che nel periodo natalizio - sostiene l’assessore Vittorio Macrì - siano addirittura due le iniziative che potrebbe incrementare il commercio locale. D’altronde abbiamo sempre appoggiato i commercianti». Da parte dell’amministrazione, dunque, difficilmente saranno frapposti degli ostacoli. Anche perché la “Bancarella d’oro” conta di “schierare” ben 40 espositori in una struttura coperta da realizzare nei pressi dello stadio Comunale. «Più sono gli operatori e minori sono le spese di organizzazione a loro carico, siamo convinti che queste iniziative non si annulleranno a vicenda e, anzi, riusciranno ad attirare una fetta di clientela anche dal Basso Sulcis», commenta Rosanna Curreli, responsabile territoriale dell’Ascom Confcommercio, partner nell’operazione che si concretizzerà nelle prossime settimane.
Ma all’orizzonte si profila un problema e riguarda la sede dove storicamente è stata ospitata la “Bancarella natalizia”. Secondo gli organizzatori della Fiva, via Manno non sarebbe più idonea. Pertanto, al Comune sarà presentata nei prossimi giorni un’istanza precisa: traslocare la vecchia iniziativa in una vasta area di via Roma, nei pressi del centro commerciale Conad (ex Euralcoop). La “Bancarella natalizia”, dunque, potrebbe abbandonare il centro storico a favore di una delle zone dove negli ultimi anni si sta registrando la più alta concentrazione di megastore.   Andrea Scano

30 ottobre 2002

Il Comune annuncia un programma straordinario di nuove costruzioni insieme con lo Iacp

Il piano delle cento case

Dramma per 350 famiglie: in lista per avere un alloggio

Le case? «Le facciamo noi». Il Comune affronta di petto il problema-casa e annuncia un piano straordinario per cercare di fronteggiare l’emergenza alloggi. La situazione è critica e il fenomeno degli abusivi, che sfocia spesso in autentici drammi familiari, è un sintomo del grave disagio che vive la città. Un’autentica emergenza che ha indotto il Comune a scendere in campo predisponendo un piano per costruire nuovi alloggi.
È un programma, quello presentato ieri dal sindaco Tore Cherchi e dal vice Giovanni Tocco, che coinvolge in pieno il Comune (che si improvviserà costruttore) ma chiama in causa anche le cooperative edilizie e l’Istituto autonomo case popolari. Tutti dovranno darsi da fare per un obiettivo: risolvere il problema degli alloggi entro il 2004.
«Ma è nell’immediato che servono subito almeno cento case nuove», ha detto il sindaco Tore Cherchi, che ieri con l’assessore per le Politiche abitative Giovanni Tocco, ha presentato cifre e prospetti.
Intanto un dato significativo: la nuova graduatoria per l’assegnazione degli alloggi popolari sarà composta, secondo l’amministrazione, da non meno di 350 famiglie. «Sino a sabato scorso - spiega l’assessore Tocco - le domande erano già 150 e manca ancora più di un mese alla scadenza dei termini».
Più case ma anche più speditezza nelle assegnazioni. La lentezza della macchina burocratica, infatti, ha contribuito ad alimentare il fenomeno delle occupazioni abusive.
In città attualmente ci sono quasi 12 mila abitazioni, di cui circa 2300 dell’Iacp. Dove sporgeranno le nuove? Trenta alloggi possono nascere nei pressi del campo sportivo Santa Barbara con 2 milioni di euro dello Stato. «Aspettiamo le risposte del ministero dei Lavori pubblici», ha annunciato il sindaco. Inoltre, d’intesa con l’Iacp, il Comune metterà in cantiere altri 22 appartamenti da assegnare agli anziani e da realizzare in via Marche. Il Piano straordinario prevede ancora la costruzione di altre 50 case a Cortoghiana accedendo sempre a un bando nazionale. Tre interventi coinvolgeranno, invece, l’Iacp: il risanamento del quartiere Campo Prigionieri dove stanno già nascendo 14 alloggi. Quindi la vendita dell’ex albergo operaio numero 1 (in via Costituente) dove ricavare 30 mini appartamenti per i senza tetto e, infine, una schiera di 20 case da costruire nella frazione di Bacu Abis. Se poi, nei Piani di zona Santa Caterina, Cortoghiana e via Logudoro, venissero assegnati i 30 lotti ancora disponibili, le coop potrebbero completare il quadro con altri 170 alloggi. «Ma tutto ciò - puntualizzano il sindaco e l’assessore - non può prescindere dal fatto che l’Iacp deve collaborare e darsi una nuova politica».    Andrea Scano

29 ottobre 2002

Tra boschi e dirupi in scena i campioni della mountain bike

 

“Downhill” e “freeride”. Due nomi che ai “profani” non dicono nulla, ma che agli amanti dell’off road “a pedali” regalano sensazioni da brivido. Sono le due spettacolari specialità della mountain bike che, sabato 2 e domenica 3 novembre, avranno come scenario gli sterrati e i boschi di Sirri e Monteleone. Si tratta del “Last event kona”, la manifestazione a carattere nazionale che vedrà impegnati ex campioni del mondo della specialità. L’evento è stato organizzato grazie al contributo del “Team Spakkaruote” di Carbonia (affiliato al Msp Italia) che ha disegnato gli impegnativi percorsi di gara. A dare il via alla “due giorni” sarà la gara di “downhill” con partenza da Monteleone e arrivo in piazza Primo Maggio, in città. Nella discesa, divisa in due manche, i “bikers” si lanceranno a folle velocità lungo un percorso di un chilometro e mezzo ricavato nel sottobosco del monte.
Domenica sarà la volta del “freeride”. La gara, valevole per la finale nazionale, partirà da Sirri e Monteleone per concludersi in piazza Primo Maggio. Nelle due frazioni cronometrate gli atleti si sfideranno lungo uno spettacolare percorso tra salite e discese mozzafiato. Alla competizione, oltre ad atleti di caratura internazionale, come l’ex campione del mondo Corrado Herin, parteciperanno anche Maurizio Palazzoli e Maurizio La Capria, migliori specialisti sardi di mountain bike. (m. lo.)

28ottobre 2002

A dicembre le offerte, a gennaio il via ai lavori che prevedono anche un bar e un ristorante

Footing e pic-nic tra il Rosmarino

Parte l’appalto da un milione di euro per il parco sul colle

Venti ettari di pini ed eucalipti, decine di sentieri per il footing, aree per il picnic e lo svago. Un polmone verde nel cuore della città che diventerà un gioiello della natura quando saranno conclusi i lavori per la realizzazione del Parco Rosmarino. Lo storico bosco della città, iniziato a sorgere negli anni ’40 anche grazie all’apporto dei prigionieri slavi, verrà infatti sottoposto entro la primavera del 2003 ad uno dei più costosi interventi di recupero e valorizzazione. Il termine per la presentazione delle offerte scadrà il 3 dicembre. Ditte, consorzi, imprese sono chiamate a contendersi un’iniziativa di un milione 162 mila euro (quasi due miliardi e mezzo di vecchie lire). Il progetto, predisposto dall’architetto Anton Giulio Lotti, non prevede di rivoltare come un guanto il bosco, ma di miglioralo notevolmente con una serie di interventi. Diverrà, insomma, un Parco degno di questo nome con un occhio di riguardo anche alle possibili attività economiche che potrebbero venire avviate. Si tratta del ristorante bar-pizzeria in grado di disporre di almeno quaranta posti. Nascerà nella cosiddetta zona laghetti (sul versante sud del bosco quasi a ridosso di via Tirso) perché, secondo i programmi, proprio lì sarà realizzato un laghetto con tanto di passerella in legno armonizzata con l’ambiente. Nella zona della statua della Madonnina, invece, sorgerà un altro piccolo fabbricato che fungerà da bar. Il punto è che entrambi verranno dati in gestione a cooperative di giovani. È in questo senso che il Parco offrirà almeno una decina di posti di lavoro. Non mancherà poi, sul lato che si affaccia verso via Sicilia, un parco giochi con un campetto di mini golf. I servizi all’utenza saranno potenziati con la realizzazione di un nuovo parcheggio per venti auto da cui sarà possibile accedere direttamente da via Tirso.
Ma è dal punto di vista delle infrastrutture che il bosco subirà gli interventi più massicci. Il Comune realizzerà, infatti, la rete idrica generale, quelle fognaria, antincendio e di illuminazione. Si tratta dei lavori che impegneranno la maggior parte del finanziamento stanziato da una vecchia legge regionale per l’occupazione. Ma la novità forse più attesa è l’impianto di illuminazione: tutto il Parco avrà la luce anche di notte grazie alla sistemazione di lampioncini e faretti. Una manna per chi ama fare footing anche dopo il tramonto del sole.
E la vegetazione? Il progetto dell’architetto Lotti non si è scordato che il Parco è rimasto per troppo tempo abbandonato. Molti pini sono stati abbattuti dai “boscaioli” abusivi e altrettante piante malate o secche rischiano di danneggiare la macchia circostante. Sfoltire e bonificare sono le parole d’ordine del programma. Valorizzare è invece uno degli obiettivi dell’assessorato all’Urbanistica: talune aree dovrebbero venire adibite a mini parchi interessanti dal punto di vista botanico. Infine, la sorveglianza: in passato, quando le precedenti amministrazioni avevano messo a punto piccoli interventi di manutenzione del bosco, gli atti di vandalismo avevano vanificato soldi ed energie. Stavolta il Comune sta pensando ad una forma di vigilanza permanente dell’area perché un milione e mezzo di euro non finiscano nelle mani dei teppisti.   Andrea Scano

27 ottobre 2002

La storia della domenica.

Il ricordo in una foto conservata in biblioteca

Anche la futura regina in miniera

La principessa Maria Josè visitò la città nel 1940

C’era una volta una principessa a spasso per la nuova città del carbone. Incontrò minatori e bambini, amministratori e casalinghe, poi visitò la miniera, la piazza e la chiesa ed ebbe sorrisi e parole gentili per tutti. Questa modesta favola Carbonia l’ha vissuta una sessantina d’anni fa per la visita della principessa Maria Josè di Savoia con il consorte Umberto. L’episodio è riemerso dalle nebbie del passato grazie a una fotografia custodita dal Centro di documentazione storica locale gestito dalla coop Lilith. La futura regina d’Italia (lo diventerà nel maggio del 1945) giunse nella città inaugurata da appena un anno nei primi mesi del ’40. Uno dei testimoni, Vittorio Lai, ex minatore di 83 anni, quel giorno venne chiamato a garantire con i giovani commilitoni il servizio d’ordine. Ricorda «il carattere aperto e gioviale di Maria Josè opposto a un atteggiamento distaccato di Umberto». Solo un particolare provocò un leggero disappunto dei reali e in particolare di Maria Josè: lungo viale Impero (l’attuale via Roma) le scritte inneggianti al Duce e, appunto, all’Impero, erano più numerose di quelle che esclamavano “Viva il Re”. E sì che il prefetto di Cagliari si era tanto raccomandato per lettera col podestà Ovidio Pitzurra «affinché la città eviti - scrisse - manifestazione di pessimo gusto». Questa curiosa testimonianza è stata scoperta nei giorni scorsi da Giovanna Sale, la professionista che da un paio d’anni cura il riordino dell’Archivio storico comunale.   Andrea Scano

26 ottobre 2002

Accordo tra genitori e Comune dopo un mese di protesta e la minaccia dell’autogestione

Caro mensa, lo sconto è servito

L’assessore promette: tariffe ridotte a partire da gennaio

 

I “genitori-cuochi” spengono i fornelli: è pace armata tra loro e l’amministrazione nella guerra contro il caro mensa. La Giunta ha infatti annunciato che rivedrà le tariffe delle refezione scolastica, ovviamente in ribasso. L’hanno spuntata i genitori, insomma, dopo quasi un mese di mobilitazione. Ma è ancora presto per cantare vittoria. Le garanzie offerte dall’amministrazione sono, per ora, soltanto promesse. Prima di smobilitare i genitori vogliono i fatti, vale a dire tariffe più basse. Per il momento, quindi, i papà e le mamme che si apprestavano improvvisarsi cuochi per cucinare in piazza il pranzo per i loro figli, chiudono il gas ma restano all’erta, pronti a riaccenderlo.
La tregua stata raggiunta al termine dell’incontro che una delegazione di genitori ha avuto ieri con Antonello Dessì, l’assessore alla Finanze. Ebbene il rappresentante dell’amministrazione si è impegnato a rivedere le tariffe della mensa a partire da gennaio 2003.
Sul come l’assessore è stato vago. «Ha sottolineato che per il momento, fino alla fine dell’anno, non si può fare niente - ha riferito Marco Serafini, uno dei leader della rivolta - però ha assunto un impegno formale: quello di rivedere le fasce di reddito e “limare” i costi più elevati per venire incontro alle categorie più tartassate, quelle dei lavoratori dipendenti che non possono sfuggire ai controlli del fisco». Peraltro, come ha raccontato, un altro genitore, Antonello Livesu, l’assessore Dessì ha ribadito che «la responsabilità dei rincari che arrivano a sfiorare il trecento per cento non è né sua né del sindaco Tore Cherchi».
Intanto il caro mensa sarà portato all’attenzione dalle commissioni consiliari competenti che dovranno elaborare i dati e formulare le proposte da presentare alla giunta e al Consiglio. Qualsiasi ipotesi, comunque, dovrà tenere conto delle risorse concesse ai Comuni dalla nuova Finanziaria del Governo. I genitori, però, hanno chiesto all’assessore anche l’annullamento della clausola che offre all’associazione temporanea di imprese che si è aggiudicata l’appalto per la fornitura dei pasti, la possibilità di aumentare le tariffe a suo piacimento.
Lunedì o martedì intanto, i genitori si riuniranno in assemblea nella scuola elementare di via Roma: è scontato che non deporranno le armi. I “genitori-cuochi” si sono già organizzati in “pattuglie” che avranno il compito di monitorare tutte le riunioni delle commissioni Finanze e Pubblica istruzione per essere sicuri che si parli veramente del problema mensa nelle prossime sedute.
Intanto, però , il servizio non decolla e continua così a slittare l’avvio del del tempo pieno nelle scuole dell’obbligo con i prevedibili contraccolpi.
Un ritardo che potrebbe anche tornare a vantaggio dei genitori. «In questo modo il Comune sta risparmiando una notevole quantità di denaro - dice Giancarlo Cancedda, responsabile dell’Adiconsum - che potrebbe reinvestire proprio per ridurre il costo di ogni buono pasto». In ogni caso la disponibilità a rivedere e ridurre le tariffe manifestata dagli amministratori un primo risultato lo ha ottenuto: indurre i genitori a sospendere la protesta riportando la serenità tra i banchi delle scuole elementari e medie della città. Ora c’è tutto il tempo per affrontare la questione e trovare una soluzione che consenta di sostituire la tregua con un trattato di pace.   Marco Venturi 

25 ottobre 2002

La città è in piena emergenza idrica ma i fondi promessi un anno fa dalla Regione non sono arrivati

Razionata, sporca e carissima

Ridotte le autobotti: sono costate un milione di euro

Acqua sporca e maleodorante dal rubinetto di casa. Autobotti perennemente in viaggio, perdite dalla condotta all’ordine del giorno. La gente si è ormai stancata di protestare ma anche se nessuno ne parla più l’emergenza idrica a Carbonia è tutt’altro che rientrata.
Il fatto che il numero delle autocisterne in giro tra i rioni della città sia diminuito non è affatto dovuto alla fine della crisi. Tutt’altro. L’amministrazione comunale ha semplicemente speso quasi un milione di euro (due miliardi di loire) per mantenerle e ora i soldi sono finiti. Ma anche se le autocisterne fossero meno dispendiose, il problema non cambierebbe di un millimetro visto che, sul fronte delle scorte, la situazione è ancora più disperata. Il consiglio per chi si era illuso che le dighe fossero nuovamente piene grazie agli acquazzoni che hanno caratterizzato la bizzarra stagione estiva appena trascorsa, è quello di fare una passeggiata fino all’invaso di Monte Pranu o magari a Bau Pressiu. Uno sguardo ai livelli sarà più che sufficiente a far scomparire improvvisamente ogni traccia di ottimismo. I numeri sono da brivido. Nella diga di Tratalias che può contenere circa cinquanta milioni di metri cubi d’acqua, al 30 settembre ne sono stati rilevati appena tre milioni; queste le riserve su cui devono contare (si fa per dire) agricoltura e industria. A Bau Pressiu, unica fonte d’acqua potabile per l’intero Sulcis, i rilievi effettuati alla fine del mese scorso non lasciano spazio ad alcun commento: il dato del 30 settembre è di 0,168 milioni. Poco più di centomila litri d’acqua che in altre parole significano la grande sete. Una parola orribile quanto inaccettabile considerando che, quasi un ’anno fa, dalla Regione erano giunte promesse e rassicurazioni per una felice conclusione della crisi idrica nel Sulcis, considerata la più critica dell’intera Isola. I mesi sono passati, l’estate è trascorsa all’insegna delle restrizioni più drastiche, ora è arrivato l’autunno e l’unica speranza per non condannare la città a morire di sete è il bando per il rifacimento delle reti idriche: il Comune ha presentato una serie di progetti immediatamente cantierabili per circa 25 miliardi di vecchie lire con un cofinanziamento del venticinque per cento. Si tratta di un elemento a favore per garantire un piazzamento favorevole nella graduatoria, ma al momento si parla di cifre virtuali.
L’unico dato certo finora sono le migliaia di perdite dalla condotta colabrodo (lo scorso anno ne sono state contate ben 1.300) e gli operai dell’Esaf e del Comune perennemente reperibili per rimediare alle situazioni più gravi. Ne sanno qualcosa gli abitanti di via Satta che da più di un mese vedono scorrere lungo la strada un fiume di acqua potabile che si riversa direttamente nelle fogne. Non è stata ancora rintracciata la perdita sotterranea così non è stato possibile porvi rimedio. Analoghi problemi per gli abitanti di via Cagliari dove, ieri mattina, l’asfalto si è improvvisamente spaccato lasciando fuoriuscire ettolitri d’acqua e fango. Gli operai hanno lavorato un giorno intero per risolvere il problema.   Stefania Piredda

24 ottobre 2002

L’idea era stata lanciata dall’amministrazione comunale per curare meglio aiuole e giardini

Il verde pubblico resta “orfano”

Nessuna risposta alla campagna di adozione degli alberi

“Questa aiuola è gentilmente offerta e curata dalla ditta ...”. Pia illusione: l’idea del Comune di affidare la manutenzione degli spazi verdi garantendo in cambio forme di pubblicità agevolata, è per ora naufragata. Da quando, la scorsa primavera, la Giunta aveva lanciato l’iniziativa “adotta un albero” non s’è fatto vivo nessuno. Né le associazioni e neppure i commercianti, le imprese, le aziende. Silenzio assoluto da chiunque avrebbe tutto da guadagnarci dalla proposta, molto semplice, dell’amministrazione. Avrebbe dovuto funzionare così: vuoi curare le siepi di un parco o di una via? Fallo pure e se ci tieni rendilo noto sponsorizzando la tua attività o il tuo negozio sistemando sul posto cartelli, manifesti, targhe. Insomma, qualsiasi strumento di reclame era lecito sottoscrivendo un “contratto di sponsorizzazione” che rimarca diritti e doveri dei contraenti. Invece nulla: è stata snobbata un’idea che si proponeva di applicare la regola numero uno del commercio, la sua anima: la pubblicità. Ma evidentemente il marchio “Carbonia” non tira. Da qui il nuovo appello dell’assessore all’Urbanistica Ignazio Cuccu: «Fate più verde la vostra città». L’amministratore cerca di rimarcare un concetto di pura convenienza: «Lo dico soprattutto alle imprese, alle ditte - continua - ma anche ai singoli cittadini: vi conviene, questa è una forma di pubblicità in sostanza gratuita che rivela enormi potenzialità».
Volendo, ci sarebbe posto per tutti. La mappa delle aree da “affittare” spazia dal centro alla periferia. Ci si può prendere cura di viale Gramsci, di via Manno e piazza Roma ma pure dei giardini di fronte alle scuole di Serbariu e di via della Vittoria, del Piano di zona Santa Caterina come delle aiuole e delle siepi spartitraffico di Dalmazia, via Balilla e via Costituente. Da non sottovalutare gli ingressi in città. «Un cartello pubblicitario ad esempio in via Dalmazia - sostiene l’assessore Cuccu - produce lo stesso effetto di un manifesto in centro». Però, sinora, tutto si è rivelato un flop. Gli uffici Ambiente del Comune non hanno ricevuto neanche un’adesione. Così l’assessorato all’Urbanistica è ripartito alla carica. «Forse non siamo stati pronti a diffondere a dovere l’idea - conclude l’amministratore - ma c’è ancora tempo e rinnoviamo l’invito». Da diverse settimane, infatti, in Municipio si possono ritirare i fac-simile dei “contratti di sponsorizzazione” per l’affidamento degli spazi verdi.   Andrea Scano

23 ottobre 2002

Per la Madonnina un vetro antisfondamento

I segni dell’atto vandalico non sono andati via ma, da alcuni giorni, la Madonnina vigila di nuovo sugli automobilisti che percorrono la strada fra Carbonia e Perdaxius. Grazie all’interessamento del parroco di Serbariu, don Giampiero, la statua, ridotta a pezzi da un teppista scatenato, è stata riparata ed è ritornata nella sua nicchia. Impossibile, comunque, farla ritornare come prima. Alcune parti sono andate perdute dopo che, la notte dell’otto settembre, qualcuno si era accanito sul simulacro scaraventandolo contro un masso fino a spaccarlo in due. Come se non bastasse, i vandali avevano anche mozzato di netto le teste della Vergine e del Bambino. Per evitare che un atto del genere possa ripetersi la grata che proteggeva la Madonnina è stata sostituita con un vetro antisfondamento. «È stato necessario - ha commentato Don Alfredo Tocco, parroco di Cristo Re - per scoraggiare i delinquenti». (l. ma)

22 ottobre 2002

Uisp, in campo 23 squadre

Tutto è pronto per il fischio d’inizio. Anche il campionato di calcio a 5 della Uisp è ai nastri di partenza. Sono stati presentati, infatti, i gironi del campionato provinciale 2002-2003. Le 23 società iscritte sono state suddivise in due gironi di 11 e 12 squadre. Nel girone A giocheranno il G.S. Musei, Pro Ferrini Iglesias, Ol. Siliqua, Mat. Ed. Frau Sonia Gonnesa, Pol. Grimau Trony Gruppo Jumbo Carbonia, Pol. La Torre Carbonia, Camici 626 La Tavernetta Portoscuso, La Torre Prog. Immagine Carbonia, S. Giuseppe Gonnesa, Calcetto Serbariu B Carbonia. Nel girone B si scontreranno il Giardino Teulada, Perdaxius, Mitza Perdaxius, Is Urigus, Grimau l’Arte Graf. Carbonia, La Torre Palmas Carbonia, Calcetto Serbariu A Carbonia, Market Scano Tratalias, Grimau Radio Star Carbonia, Perdaxius, Giba ’98, Medda Piscinas. (m.lo.)

21 ottobre 2002

Il caso.

«Stanchi di pagare i danni per le auto danneggiate dai tiri dei cannonieri»

Una polizza “anti-bordate”

Recinzione bassa, il Barbusi Calcio corre ai ripari

In tempi di magre azzurre Buffon e Toldo non esiterebbero a firmare una polizza di assicurazione che li tuteli dalle “bordate” degli attacchi avversari. Dirigenti e giocatori del Barbusi Calcio, invece, che la Nazionale la vedono solo in televisione, sono stati costretti a stipularne una per sopravvivere. Visto che il calcio dilettantistico non vive dei milioni (di euro, s’intende) dei campionati professionistici e che, anzi, i soldi scarseggiano, infatti, ci s’ingegna come si può. Anche ricorrendo ad un’assicurazione contro i danni provocati dal pallone durante le partite e gli allenamenti dei ragazzi. Uno scherzo? Un modo per assicurare il futuro pensionistico dei portieri, la categoria più esposta? Oppure un modo disintossicare i “calciofili” drogati da deliranti dibattiti televisivi su diagonali di “sacchiana” memoria, fuorigioco e rigori non concessi dalla vituperata “giacchetta nera” di turno e via discorrendo? Niente di tutto ciò. I loro problemi nascono dal terreno di gioco e dalla recinzione che lo circonda. Una rete tanto bassa da non impedire al rinvio di un solerte e roccioso difensore di raggiungere la trafficata e pericolosa strada provinciale che attraversa la frazione. «Lo scorso anno - ricorda Walter Cau, presidente della piccola società che milita nel campionato di Terza categoria - l’assicurazione era scaduta e siamo stati costretti a pagare di tasca nostra i danni causati dal pallone a due autovetture di passaggio». Una fortuna, perché il bilancio, per questa squadra “dotata” di spogliatoi fatiscenti, infissi spaccati, ratti a passeggio tra docce e servizi igienici non funzionanti, poteva essere anche più pesante. «Le auto - prosegue Cau - passano a forte velocità appena sotto il nostro campo e basta poco per provocare un incidente». Per questo, i dirigenti hanno deciso di rivolgersi al Comune. Nel frattempo, però, hanno pensato bene di stipulare nuovamente l’assicurazione contro i danni “da pallone”. Una specie di “bonus-malus” della sfera calcistica con tanto di “premio” da 118 euro all’anno. In fondo, basterebbe solo una rete di poco più alta. Un progetto in proposito, a quanto pare, esisterebbe già, ma i trenta milioni per la recinzione sarebbero ancora bloccati in Comune. Intanto, il campionato è appena iniziato e, con la rete bassa, la sfida dei cannonieri è appena cominciata. Ad assegnare il trofeo sarà il numero di specchietti e fari alogeni polverizzati o le carrozzerie ammaccate. Tanto, oltre alle tasse-gara, spese per iscrizioni al campionato, trasferte e attrezzature, pensa a tutto l’assicurazione “pallonara”.   Maurizio Locci

Cercasi campo praticabile

Quelli che il calcio lo giocano in notturna, ma solo grazie ai fari delle auto. Perché a Carbonia e dintorni la situazione dei piccoli impianti riservati allo sport più diffuso sulla Terra, è distante anni luce dallo sfavillante mondo del football professionistico. Un esempio su tutti: lo storico “Santa Barbara” di via Angioy, sorto oltre mezzo secolo fa è in condizioni penose. Basti pensare alla rete di recinzione squarciata in più punti, da cui fuoriescono non palloni ma auto. Ebbene, la rete c’è ma “parcheggiata” nel cantiere comunale: nonostante le richieste delle società non è stata ancora montata. E a Bacu Abis? Privo com’è dell’impianto di illuminazione per le notturne, la squadra femminile ha rinunciato ad iscriversi al campionato perché le atlete non hanno potuto allenarsi. Il campo del Cortoghiana, invece, aspetta da anni i fondi per mettere a norma il sistema elettrico e i locali degli atleti. Peggio a Is Gannaus, dove gli spogliatoi sono assolutamente impraticabili. (a. s.)

20 ottobre 2002

La storia della domenica.

La passione dell’architetto Giulio Lotti

Highlander in kilt e cornamusa sul Monte Sirai

Può capitare nelle nebbiose sere d’autunno o nelle piovose mattine invernali di andare a fare una passeggiata a Monte Sirai o a Capo Altano (scogliera nei pressi di Portoscuso) ed essere avvolti da una melodia inusuale, magica, che evoca campi di battaglia e cime tempestose. Sono le note liberate da una cornamusa, capaci di trasportarvi dolcemente in altri tempi e in altri luoghi. La suona l’Highlander di Carbonia, Giulio Lotti, uno stimato architetto che chiuso lo studio e messe da parte squadrette, compassi e matite, appena può corre a prendere una delle sue tre cornamuse, la scozzese Piob Hor l’irlandese Uilleannpipe o la sua preferita, la Scottish Small Pipe. La sua è una passione forte nata nel ’96 quasi per caso nata ascoltando alcuni brani musicali. L’amore è scoppiato nel ’97 quando suo padre gli regala il primo strumento. Giulio suona già diversi strumenti, ma «è stato ugualmente difficile imparare a suonarla, per il tipo di musica, per la difficoltà a trovare maestri». Ma l’architetto studia da autodidatta e po si confronta con gli altri suonatori di cornamusa. Resta così affascinato dalla musica che studia la storia scozzese tanto che ormai la conosce benissimo e da essere adottato da un clan, quello dei Mac Loud di cui porta i colori quando indossa il kilt (il tipico gonnellino). Dal ’98 frequenta corsi un po’ in tutta Italia. Si perfeziona tanto da entrare a far parte della “City of Rome Pipe Band”, il gruppo più famoso d’Italia con cui spera di suonare il prossimo 5 novembre al Colosseo . (m. v.)

Via ai lavori e ruspe in azione nel quartiere-ghetto che sarà completamente risanato

Il Campo non farà più prigionieri

Nuovi alloggi e tanto verde nell’ex carcere militare

Hanno salutato l’arrivo delle ruspe che scaveranno le fondamenta per le loro nuove case con la stessa felicità con cui gli jugoslavi che erano prigionieri nei casermoni che hanno trasformato in casa, accolsero la fine della seconda guerra mondiale. Per le 46 famiglie che abitano nel “Campo Prigionieri”, quartiere della periferia più dimenticata di Carbonia, in cui nessuna strada è asfaltata, i marciapiedi sono un miraggio e per girare dopo il tramonto ci si deve procurare una torcia (visto che non esistono lampioni), l’arrivo dei tecnici dell’Istituto autonomo case popolari che hanno cominciato a costruire il primo lotto di 14 appartamenti “veri”, per i quali si spenderanno poco più di due miliardi di vecchie lire, rappresenta l’avverarsi di un sogno. «E sono solo i primi», spiega Amedeo Matteu, l’operaio che ha fondato e guidato un comitato per “Campo Prigionieri” che mirava ad ottenere la costruzione delle case e il risanamento del quartiere in lotta da anni. «Dopo questi se ne realizzeranno altri 41. I primi inquilini potranno entrare nelle loro case a schiera e con giardinetto fra 18 mesi», dice Matteu. A quel punto scatterà la seconda fase del piano. Le ruspe entreranno nell’abitato vero e proprio, abbatteranno le casupole lasciate libere e realizzeranno il secondo lotto. In tutto saranno eretti 65 alloggi di tre metrature diverse 105 metri (per famiglie numerose) 90 (per coppie sposate con figli) e 70 metri quadrati (per single o sposini). Nel giro di pochi anni dei 16 casermoni esistenti ne resterà solo uno: quello che Matteu ha proposto di trasformare in museo del “Campo Prigionieri”, con tanto di divise e oggetti militari d’uso quotidiano. In modo da non dimenticare le sofferenze passate da chi in quel posto è stato internato.
Ma adesso è il momento della soddisfazione per il risultato ottenuto. Quello di Giacomo Guadagnini, assessore ai Lavori pubblici che ha seguito le pratiche di ricostruzione del quartiere avviate quando era sindaco Antonangelo Casula, e lui era ancora consigliere d’amministrazione dello Iacp: «Un risultato eccellente. Abbiamo lavorato tanto ma stiamo riuscendo a soddisfare i bisogni di tante persone povere ma dignitose ». Quello di Anna Piras, abita con la sua famiglia in uno dei casermoni dal 1990 (sua nonna, Eleonora Arixi, è stata una delle prime ad occupare una delle prigioni spinta dalla crisi degli alloggi, nel 1956 quando erano ancora murate) lei è una delle donne del comitato che da anni si batte per l’abbattimento della baracche: « Siamo veramente contenti»; quello di Antonietta Fois, che da 11 anni vive in 50 metri quadrati con marito e 5 figli; o di Rita Pisanu, 9 persone in 50 metri quadrati, e di Marina Pusceddu: «È l’occasione giusta per vivere meglio al cento per cento. Tenendo noi stessi, in futuro, il quartiere pulito e in ordine». Marco Venturi

19 ottobre 2002

Non ancora conclusi i lavori di ristrutturazione dei locali inagibili da 10 anni

Cine-teatro, il sipario resta chiuso

L’inaugurazione rinviata per l’ennesima volta

“Lo spettacolo riprenderà il più presto possibile”. Sono trascorsi dieci anni ma il palcoscenico è sempre deserto. Sul Cine-teatro “Centrale” sembra essersi abbattuta la maledizione dell’incompiuta. Dopo il lungo black-out, l’amministrazione sta, infatti, collezionando inaugurazioni mancate in serie. L’ultima era stata fissata per metà ottobre ma il sipario è rimasto abbassato. I lavori sono ancora “in corso”, se ne riparlerà all’inizio del prossimo anno.
«Salvo imprevisti» avverte l’assessore ai Lavori pubblici Giacomo Guadagnini. Perché il glorioso cine-teatro sembra avviato verso la conquista di un record: quello della scalogna. Sindaco e assessori ne hanno annunciato a più riprese l’inaugurazione imminente (in ordine, dicembre 2001, giugno, settembre e ottobre 2002) senza azzecarci neppure una volta. Al punto che Mario Porcu, dall’opposizione, ha proposto di candidare la giunta al completo per il “Premio Pinocchio”.
«La realtà è che stiamo passando da un imprevisto all’altro e un intervento semplice, si sta rivelando molto complicato». Complicato perché? «Perché i lavori vanno a rilento, i tempi di consegna sono scaduti e siamo costretti a fare le acrobazie per evitare di dovere sospendere l’appalto in corso, che è quello che ci consentirà di riaprire la sala», spiega l’assessore ai Lavori pubblici.
È per questo che è stata accantonata alla chetichella l’inaugurazione in pompa magna fissata per ottobre con una rappresentazione dei Cada die Teatro. Rinviata a tempo indeterminato. Con il risultato che la città dovrà rinunciare per un altro anno alla stagione teatrale. Del resto sono quasi dieci anni, ormai, che la scena è vuota. A tanto risale la chiusura del “Centrale”. Otto anni fa aprì il primo cantiere per la ristrutturazione. Lavori ad andamento lento, anzi esasperante visto che sono ancora in corso.
«Però alla fine sarà un gioiello», promette l’assessore Guadagnini che non nasconde la delusione per non essere riuscito a rispettare le scadenze annunciate. Intanto, in attesa che si alzi nuovamente il sipario, è iniziato il dibattito sulla gestione. «L’orientamento è quello di riservare il “Centrale” esclusivamente ad attività teatrale», annuncia l’assessore ai Lavori pubblici. Ma non è la sola novità. C’è, infatti un’altra proposta in pentola. Cambiare addirittura il nome: non più “Cine-teatro Centrale” come lo avevano chiamato i fondatori della città, ma “Teatro del Sulcis” o, per non accendere campanilismi “Teatro del Sulcis-Iglesiente”. Davvero originale.  Sandro Mantega

18 ottobre 2002

Nasce il Centro intermodale: una sola stazione per treni e pullman

Un’unica stazione per i treni e i pullman ma anche il punto di convergenza di tutto i collegamenti urbani e extra. Gli esperti di lo chiamano “centro intermodale ” e rappresenta la soluzione più avanzata nel settore della mobilità. Ebbene l’amministrazione comunale ha deciso di affidare ad un “centro intermodale” la riorganizzazione non solo dei trasporti ma anche dei collegamenti sia urbani che con il resto del territorio e della Sardegna.
Il progetto, inserito nel Piano urbano del traffico, è stato affidato ad un gruppo di tecnici del quale fanno parte specialisti dei trasporti che arrivano dalla Svizzera, esperti dell’Università di Cagliari e del Comune. Ma è qualcosa più di un’idea. L’amministrazione, infatti, ne ha affidato ufficialmente la progettazione esecutiva in maniera da inserire il piano nel prossimo bando dei Por previsto fra un paio di mesi. Verrà inserito, invece, in quello già in corso il Piano urbano del traffico per quanto riguarda la riorganizzazione dei collegamenti urbani.
Il Comune dispone delle risorse per pagare i due progetti. Sono circa 200 milioni di vecchie lire stanziati insieme alla Provincia e frutto di un accordo di programma. Il Piano urbano del traffico si collega, difatti, al progetto più generale elaborato a suo tempo dalla Provincia.
A condividere l’idea del Centro intermodale sono anche i due principali enti che gestiscono i trasporti pubblici in città. Le Ferrovie dello Stato hanno già espresso ufficialmente la loro disponibilità a spostare la stazione passeggeri nel grande spiazzo utilizzato fino ad ora come scalo ferroviario delle merci. Il secondo via libera è arrivato proprio ieri dalle Ferrovie meridionali sarde che si sono dette disponibili ad assecondare il progetto del Comune e della Provincia. Centro intermodale, infatti, non significa, come ha spiegato l’assessore ai Lavori pubblici Giacomo Gadagnini «un’unica stazione per pullman e treni». Una struttura di quel genere è destinata infatti a diventare «il raccordo tra i due sistemi di trasporto» in maniera da aumentare l’efficienza e l’economicità della gestione dei servizi.
Insomma non più treni e pullman in concorrenza con corse-doppione che si accavallano con pessimi risultati in termini di efficienza e spreco di risorse. Il futuro dei trasporti è un sistema integrato treno-pullman nel quale possono inserirsi anche gli operatori privati.
Per realizzare un piano così ambizioso occorrono cospicui finanziamenti. Gli esperti hanno calcolato che ci vorranno non meno di venti miliardi di vecchie lire. Ma l’amministrazione è ottimista: i Por finanziati dalla regione con i fondi dell’Unione europea rappresentano un’ottima opportunità per recuperare risorse. Inoltre il progetto è “modulare” nel senso che può essere realizzato a pezzi mano a mano che arrivano i finanziamenti. L’importunate è che quella che si annuncia come una rivoluzione die trasporti riesca, è proprio il caso di dirlo, a partire.             Sandro Mantega

17 ottobre 2002

Nell’edificio realizzato in via Balilla verrà allestita anche una sala da pranzo per i pendolari

Per gli studenti una casa fuori corso

Apre dopo 15 anni il Centro per le politiche giovanili

È stata “riciclata” diverse volte in quindici anni. Prima casa dello studente, poi centro di aggregazione, quindi dormitorio e, per ultimo, cucina per la mensa ospedaliera. Tutto inutile, dal 1988 non aveva mai aperto. Ma ieri, dopo quasi quindici anni, ecco la Casa dello studente prendere corpo anche se con un ultimo colpo di scena: è diventata “Centro per le politiche giovanili”. Non si è trattato di un’inaugurazione ufficiale: quella è prevista a fine ottobre secondo il copione classico del ricevimento, dei discorsi e del taglio del nastro. Ciò che è accaduto ieri mattina nell’edificio verde pastello di via Balilla, è decisamente più importante: per la prima volta il Centro ha iniziato ad assolvere uno dei compiti principali per cui è stato realizzato. Ospita, infatti, il servizio Informagiovani. Un ufficio sui generis, ancora alle prese con scatoloni da svuotare, computer da collegare, scrivanie da sistemare e, soprattutto, linea telefonica da allacciare. «Però è operativo e il primo utente alle 9,30 non ha esitato a presentarsi, anche se rimane ancora molto da fare», ha confermato Jasmine Nieddu, una delle impiegate di un servizio che, dall’anno della nascita nel ’92, ha cambiato quattro sedi. Insomma, uno sportello itinerante che da ieri ha trovato collocazione fissa, “evento” che ha coinciso con l’apertura concreta della Casa dello studente, costata non più di un miliardo mezzo di vecchie lire.
Ma l’Informagiovani è solo una delle funzioni cui sarà adibita la struttura: presto partiranno il servizio mensa per gli studenti (e in futuro anche per i lavoratori) pendolari e le attività strettamente legate al mondo dei giovani, in ossequio al nome dell’edificio. Dove ci starà tanta gente? Nessun problema, gli ambienti sono spaziosi: soltanto la sala mensa ospiterà almeno 150 posti, altrettanti i locali per le attività di svago. «Una tappa fondamentale per questa città e per i suoi studenti - ha commentato l’assessore alla Pubblica istruzione Efisio Piras ieri in visita al “Centro” - finalmente offriamo spazi adeguati ai ragazzi».
Un “finalmente” lungo, come detto, quasi 15 anni. Il primo lotto dell’edificio venne realizzato nel 1988. Ma, da principio, la crisi dell’impresa edile, seguita da Tangentopoli (Comune semi paralizzato) più le difficoltà ad accedere a finanziamenti adeguati hanno collocato la Casa dello studente nel regno delle incompiute. Insomma, chi era giovane nei primi anni ‘90 ha fatto in tempo a laurearsi, a trovare lavoro e a sposarsi. «Recupereremo il tempo perso potenziando tutti servizi possibili - ha garantito l’assessore alla Cultura Gianni Orrù - senza trascurare la presenza della mensa». A quel punto la metamorfosi sarà completa: da Casa dello studente a Osteria comunale.

Andrea Scano

I giovani vorrebbero che fosse un punto di aggregazione accessibile a tutti

Musica, svago, convegni e anche un euro-desk

Si chiama “Centro per le politiche giovanili” e chi lo gestirà se non i giovani? Certo non in forma diretta (il Comune ha nominato di recente un direttore) ma tutte le associazioni della città saranno chiamate a dire la loro sull’organizzazione delle attività. Anzi, si istituiranno veri e propri turni di gestione in modo da garantire l’apertura del “Centro” per tutto l’arco della giornata. Insomma, ciò che hanno reclamato per decenni i ragazzi di Carbonia è ormai a portata di mano: studiare, suonare, incontrarsi anche solo per chiacchierare, organizzare dibattiti. Si potrà non appena le sale saranno attrezzate al meglio. Questione di settimane. «Bene, era ora - commenta Ivo Palazzari, responsabile dell’associazione “Jonas” - il nostro suggerimento è di aprire sportelli per l’imprenditoria giovanile ed attivare un “euro-desk”, cioè un ufficio informato sulle più importanti novità lavorative nell’Unione europea».
Ma il “Centro” costituirà anche un buona palestra per il confronto fra i giovani con opinioni (anche politiche) diverse. «Ben venga questa funzione - conferma Luca Pizzutto, di “Cittadinanza attiva” - diventerà il luogo ideale per i dibattiti, un vero esempio di aggregazione al di sopra delle ideologie». Ma tra musica, svago e convegni, ci sarà posto anche per analizzare i problemi più urgenti del mondo della scuola. Si proporrà di farlo, chiedendo spazi, “Studenti.net”, un network studentesco. «Pensiamo di offrire agli utenti che frequenteranno il “Centro” - preannuncia Pietro Morittu, della “Sinistra giovanile” - momenti di riflessione e analisi sui diritti degli studenti».   A. S.

16 ottobre 2002

Fondi del Comune integrati da contributi privati per la riqualificazione del centro storico

Operazione “Piazza pulita”

Spazi da rimettere a nuovo col sostegno dei commercianti

 

«Volete le piazze rimesse a nuovo? Aiutateci a pagarle». Che si chiamino contributi o cofinanziamenti poco importa: il Comune intende metter mano alla sistemazione delle piazze Ciusa e Rinascita e del viale Gramsci ma senza prescindere dal sostegno dei commercianti. Saranno anche loro, tramite le associazioni di categoria, ad integrare i fondi che l’amministrazione cercherà di ottenere da un altro bando dei Piani operativi regionali. Si tratta di una nuova scommessa, per il centro storicamente commerciale, da quasi sei miliardi di vecchie lire. È la quota che potrebbe venire assegnata a Carbonia se entro il 15 dicembre presenterà almeno il progetto preliminare seguito, entro i termini prestabiliti, da quelli definitivi. Ma due sono le condizioni: fare presto e non rinunciare né all’apporto degli operatori del settore come neppure dei proprietari degli edifici che meriterebbero una robusta ristrutturazione. Coinvolgerli non sarà difficile. Verranno adottate le buone maniere (deroghe al Piano regolatore e agevolazioni varie) e (si spera di no) anche le cattive, come le ordinanze speciali. Ma è la carta del coinvolgimento generale quella su cui punterà il Comune. Il piano è stato discusso nei giorni scorsi durante una riunione della commissione alle Attività Produttive allargata anche agli assessorati alle Finanze e all’Urbanistica. Ebbene, dopo la riqualificazione di piazza Roma (centro storico nel senso lato del termine) l’amministrazione vuole passare al recupero di aree non troppo distanti dal cuore di fondazione. Si tratta delle zone storiche del commercio che col passare degli anni sono finite in degrado. «L’illuminazione è in genere insufficiente, la pavimentazione di piazza Rinascita è a dir poco penosa - ha spiegato l’assessore Ignazio Cuccu - per la piazzetta del mercato civico i lavori sono in corso ma sono gli edifici intorno a piazza Ciusa che devono diventare decorosi». Sopra i porticati, vige in effetti l’anarchia estetica. Quanto a viale Gramsci, gli interventi di abbellimento riguarderanno soprattutto il lato destro scendendo. «Distribuiremo innanzitutto una scheda ai commercianti per valutare le loro proposte - ha confermato l’assessore al Commercio Vittorio Macrì - favoriremo in ogni modo gli imprenditori con degli incentivi a patto che dimostrino una manifestazione di interesse anche ai co-finanziamenti».
Il Comune non farà colletta fra i negozianti, sia chiaro, ma neppure si tirerà indietro quando si tratterà di chiedere il sostegno dei privati, titolari degli edifici delle due piazze “dimenticate”. «Si sono sviluppate le attività commerciali - ha ribadito l’assessore Cuccu - ma è stato penalizzato l’aspetto urbanistico dei luoghi».
Ci sarebbe poi una quarta area, quella di via Marche, dove uno spiazzo in terra battuta è una delle vergogne, per fortuna abbastanza nascostei della città. «L’idea - conclude Vittorio Macrì - è di recuperarla a parcheggio sino al venerdì e come sede del mercatino il sabato». Ma serviranno soldi e disponibilità: li offre il Por ma anche i commercianti saranno chiamati a piccoli sacrifici. 

Andrea Scano