|
| |
|
|
|
tratte da l'Unione Sarda
|
|
31 ottobre 2002
Intanto
è previsto il trasloco in via Roma per l’esposizione di via Manno
Raddoppia
la bancarella di Natale
Una
nuova “Fiera” di ambulanti di fronte allo Stadio
Il prossimo miracolo di
Natale è la moltiplicazione delle bancarelle dei venditori ambulanti. La
Fiva, la federazione della categoria, sta infatti organizzando, con la
Confesercenti e grazie ad un patrocinio della Camere del commercio, due
iniziative al posto di una. Alla vecchia idea di allestire la classica
“Bancarella natalizia” nel centro storico si affiancherà la proposta
di organizzare, di fronte allo stadio Comunale, la “Bancarella
d’oro”, presso a poco sullo stile della “Fiera Natale”
cagliaritana. Secondo le intenzioni degli organizzatori dovrebbe restare
aperta dall’otto al 31 dicembre e solo per un breve periodo, cioè dal
18 al 24 dicembre, si sovrapporrà alla “Bancarella natalizia”. C’è
il rischio che le due piccole fiere si pestino i piedi? «Sarà una
competizione fittizia», rassicura Carmelo Floris, responsabile della
Federazione italiana venditori ambulanti. «Innanzitutto perché l’ente
organizzatore è il medesimo - spiega ancora Floris - e poi perché a ogni
operatore ambulante cui sarà proposto di aderire, verrà chiesto, nel
limite delle sue possibilità, di allestire due stand, uno per ogni
iniziativa». Per molti potrebbe non essere possibile ma il responsabile
della Fiva rammenta che «ciascuno sceglierà la proposta e si collocherà
dove meglio gli aggrada sulla base della convenienza, noi intendiamo
portare avanti due iniziativeª.
Anche da parte del Comune, la duplice iniziativa è stata salutata con
favore, benché, ufficialmente, l’assessorato al Commercio non abbia
ancora ricevuto richieste formali: «Ma per noi è comunque una bella
notizia che nel periodo natalizio - sostiene l’assessore Vittorio Macrì
- siano addirittura due le iniziative che potrebbe incrementare il
commercio locale. D’altronde abbiamo sempre appoggiato i commercianti».
Da parte dell’amministrazione, dunque, difficilmente saranno frapposti
degli ostacoli. Anche perché la “Bancarella d’oro” conta di
“schierare” ben 40 espositori in una struttura coperta da realizzare
nei pressi dello stadio Comunale. «Più sono gli operatori e minori sono
le spese di organizzazione a loro carico, siamo convinti che queste
iniziative non si annulleranno a vicenda e, anzi, riusciranno ad attirare
una fetta di clientela anche dal Basso Sulcis», commenta Rosanna Curreli,
responsabile territoriale dell’Ascom Confcommercio, partner
nell’operazione che si concretizzerà nelle prossime settimane.
Ma all’orizzonte si profila un problema e riguarda la sede dove
storicamente è stata ospitata la “Bancarella natalizia”. Secondo gli
organizzatori della Fiva, via Manno non sarebbe più idonea. Pertanto, al
Comune sarà presentata nei prossimi giorni un’istanza precisa:
traslocare la vecchia iniziativa in una vasta area di via Roma, nei pressi
del centro commerciale Conad (ex Euralcoop). La “Bancarella
natalizia”, dunque, potrebbe abbandonare il centro storico a favore di
una delle zone dove negli ultimi anni si sta registrando la più alta
concentrazione di megastore. Andrea Scano
|
|
30 ottobre 2002
Il
Comune annuncia un programma straordinario di nuove costruzioni insieme
con lo Iacp
Il
piano delle cento case
Dramma
per 350 famiglie: in lista per avere un alloggio
Le case? «Le facciamo
noi». Il Comune affronta di petto il problema-casa e annuncia un piano
straordinario per cercare di fronteggiare l’emergenza alloggi. La
situazione è critica e il fenomeno degli abusivi, che sfocia spesso in
autentici drammi familiari, è un sintomo del grave disagio che vive la
città. Un’autentica emergenza che ha indotto il Comune a scendere in
campo predisponendo un piano per costruire nuovi alloggi.
È un programma, quello presentato ieri dal sindaco Tore Cherchi e dal
vice Giovanni Tocco, che coinvolge in pieno il Comune (che si improvviserà
costruttore) ma chiama in causa anche le cooperative edilizie e
l’Istituto autonomo case popolari. Tutti dovranno darsi da fare per un
obiettivo: risolvere il problema degli alloggi entro il 2004.
«Ma è nell’immediato che servono subito almeno cento case nuove», ha
detto il sindaco Tore Cherchi, che ieri con l’assessore per le Politiche
abitative Giovanni Tocco, ha presentato cifre e prospetti.
Intanto un dato significativo: la nuova graduatoria per l’assegnazione
degli alloggi popolari sarà composta, secondo l’amministrazione, da non
meno di 350 famiglie. «Sino a sabato scorso - spiega l’assessore Tocco
- le domande erano già 150 e manca ancora più di un mese alla scadenza
dei termini».
Più case ma anche più speditezza nelle assegnazioni. La lentezza della
macchina burocratica, infatti, ha contribuito ad alimentare il fenomeno
delle occupazioni abusive.
In città attualmente ci sono quasi 12 mila abitazioni, di cui circa 2300
dell’Iacp. Dove sporgeranno le nuove? Trenta alloggi possono nascere nei
pressi del campo sportivo Santa Barbara con 2 milioni di euro dello Stato.
«Aspettiamo le risposte del ministero dei Lavori pubblici», ha
annunciato il sindaco. Inoltre, d’intesa con l’Iacp, il Comune metterà
in cantiere altri 22 appartamenti da assegnare agli anziani e da
realizzare in via Marche. Il Piano straordinario prevede ancora la
costruzione di altre 50 case a Cortoghiana accedendo sempre a un bando
nazionale. Tre interventi coinvolgeranno, invece, l’Iacp: il risanamento
del quartiere Campo Prigionieri dove stanno già nascendo 14 alloggi.
Quindi la vendita dell’ex albergo operaio numero 1 (in via Costituente)
dove ricavare 30 mini appartamenti per i senza tetto e, infine, una
schiera di 20 case da costruire nella frazione di Bacu Abis. Se poi, nei
Piani di zona Santa Caterina, Cortoghiana e via Logudoro, venissero
assegnati i 30 lotti ancora disponibili, le coop potrebbero completare il
quadro con altri 170 alloggi. «Ma tutto ciò - puntualizzano il sindaco e
l’assessore - non può prescindere dal fatto che l’Iacp deve
collaborare e darsi una nuova politica». Andrea Scano
|
|
29
ottobre 2002
Tra
boschi e dirupi in scena i campioni della mountain bike
“Downhill”
e “freeride”. Due nomi che ai “profani” non dicono nulla, ma che
agli amanti dell’off road “a pedali” regalano sensazioni da brivido.
Sono le due spettacolari specialità della mountain bike che, sabato 2 e
domenica 3 novembre, avranno come scenario gli sterrati e i boschi di
Sirri e Monteleone. Si tratta del “Last event kona”, la manifestazione
a carattere nazionale che vedrà impegnati ex campioni del mondo della
specialità. L’evento è stato organizzato grazie al contributo del
“Team Spakkaruote” di Carbonia (affiliato al Msp Italia) che ha
disegnato gli impegnativi percorsi di gara. A dare il via alla “due
giorni” sarà la gara di “downhill” con partenza da Monteleone e
arrivo in piazza Primo Maggio, in città. Nella discesa, divisa in due
manche, i “bikers” si lanceranno a folle velocità lungo un percorso
di un chilometro e mezzo ricavato nel sottobosco del monte.
Domenica sarà la volta del “freeride”. La gara, valevole per la
finale nazionale, partirà da Sirri e Monteleone per concludersi in piazza
Primo Maggio. Nelle due frazioni cronometrate gli atleti si sfideranno
lungo uno spettacolare percorso tra salite e discese mozzafiato. Alla
competizione, oltre ad atleti di caratura internazionale, come l’ex
campione del mondo Corrado Herin, parteciperanno anche Maurizio Palazzoli
e Maurizio La Capria, migliori specialisti sardi di mountain bike. (m. lo.)
|
|
28ottobre 2002
A
dicembre le offerte, a gennaio il via ai lavori che prevedono anche un bar
e un ristorante
Footing
e pic-nic tra il Rosmarino
Parte
l’appalto da un milione di euro per il parco sul colle
Venti ettari di pini ed
eucalipti, decine di sentieri per il footing, aree per il picnic e lo
svago. Un polmone verde nel cuore della città che diventerà un gioiello
della natura quando saranno conclusi i lavori per la realizzazione del
Parco Rosmarino. Lo storico bosco della città, iniziato a sorgere negli
anni ’40 anche grazie all’apporto dei prigionieri slavi, verrà
infatti sottoposto entro la primavera del 2003 ad uno dei più costosi
interventi di recupero e valorizzazione. Il termine per la presentazione
delle offerte scadrà il 3 dicembre. Ditte, consorzi, imprese sono
chiamate a contendersi un’iniziativa di un milione 162 mila euro (quasi
due miliardi e mezzo di vecchie lire). Il progetto, predisposto
dall’architetto Anton Giulio Lotti, non prevede di rivoltare come un
guanto il bosco, ma di miglioralo notevolmente con una serie di
interventi. Diverrà, insomma, un Parco degno di questo nome con un occhio
di riguardo anche alle possibili attività economiche che potrebbero
venire avviate. Si tratta del ristorante bar-pizzeria in grado di disporre
di almeno quaranta posti. Nascerà nella cosiddetta zona laghetti (sul
versante sud del bosco quasi a ridosso di via Tirso) perché, secondo i
programmi, proprio lì sarà realizzato un laghetto con tanto di
passerella in legno armonizzata con l’ambiente. Nella zona della statua
della Madonnina, invece, sorgerà un altro piccolo fabbricato che fungerà
da bar. Il punto è che entrambi verranno dati in gestione a cooperative
di giovani. È in questo senso che il Parco offrirà almeno una decina di
posti di lavoro. Non mancherà poi, sul lato che si affaccia verso via
Sicilia, un parco giochi con un campetto di mini golf. I servizi
all’utenza saranno potenziati con la realizzazione di un nuovo
parcheggio per venti auto da cui sarà possibile accedere direttamente da
via Tirso.
Ma è dal punto di vista delle infrastrutture che il bosco subirà gli
interventi più massicci. Il Comune realizzerà, infatti, la rete idrica
generale, quelle fognaria, antincendio e di illuminazione. Si tratta dei
lavori che impegneranno la maggior parte del finanziamento stanziato da
una vecchia legge regionale per l’occupazione. Ma la novità forse più
attesa è l’impianto di illuminazione: tutto il Parco avrà la luce
anche di notte grazie alla sistemazione di lampioncini e faretti. Una
manna per chi ama fare footing anche dopo il tramonto del sole.
E la vegetazione? Il progetto dell’architetto Lotti non si è scordato
che il Parco è rimasto per troppo tempo abbandonato. Molti pini sono
stati abbattuti dai “boscaioli” abusivi e altrettante piante malate o
secche rischiano di danneggiare la macchia circostante. Sfoltire e
bonificare sono le parole d’ordine del programma. Valorizzare è invece
uno degli obiettivi dell’assessorato all’Urbanistica: talune aree
dovrebbero venire adibite a mini parchi interessanti dal punto di vista
botanico. Infine, la sorveglianza: in passato, quando le precedenti
amministrazioni avevano messo a punto piccoli interventi di manutenzione
del bosco, gli atti di vandalismo avevano vanificato soldi ed energie.
Stavolta il Comune sta pensando ad una forma di vigilanza permanente
dell’area perché un milione e mezzo di euro non finiscano nelle mani
dei teppisti. Andrea Scano
|
|
27
ottobre 2002
La
storia della domenica.

Il
ricordo in una foto conservata in biblioteca
Anche
la futura regina in miniera
La
principessa Maria Josè visitò la città nel 1940
C’era una volta una
principessa a spasso per la nuova città del carbone. Incontrò minatori e
bambini, amministratori e casalinghe, poi visitò la miniera, la piazza e
la chiesa ed ebbe sorrisi e parole gentili per tutti. Questa modesta
favola Carbonia l’ha vissuta una sessantina d’anni fa per la visita
della principessa Maria Josè di Savoia con il consorte Umberto.
L’episodio è riemerso dalle nebbie del passato grazie a una fotografia
custodita dal Centro di documentazione storica locale gestito dalla coop
Lilith. La futura regina d’Italia (lo diventerà nel maggio del 1945)
giunse nella città inaugurata da appena un anno nei primi mesi del ’40.
Uno dei testimoni, Vittorio Lai, ex minatore di 83 anni, quel giorno venne
chiamato a garantire con i giovani commilitoni il servizio d’ordine.
Ricorda «il carattere aperto e gioviale di Maria Josè opposto a un
atteggiamento distaccato di Umberto». Solo un particolare provocò un
leggero disappunto dei reali e in particolare di Maria Josè: lungo viale
Impero (l’attuale via Roma) le scritte inneggianti al Duce e, appunto,
all’Impero, erano più numerose di quelle che esclamavano “Viva il
Re”. E sì che il prefetto di Cagliari si era tanto raccomandato per
lettera col podestà Ovidio Pitzurra «affinché la città eviti - scrisse
- manifestazione di pessimo gusto». Questa curiosa testimonianza è stata
scoperta nei giorni scorsi da Giovanna Sale, la professionista che da un
paio d’anni cura il riordino dell’Archivio storico comunale.
Andrea Scano
|
|
26
ottobre 2002
Accordo
tra genitori e Comune dopo un mese di protesta e la minaccia
dell’autogestione
Caro
mensa, lo sconto è servito
L’assessore
promette: tariffe ridotte a partire da gennaio
I
“genitori-cuochi” spengono i fornelli: è pace armata tra loro e
l’amministrazione nella guerra contro il caro mensa. La Giunta ha
infatti annunciato che rivedrà le tariffe delle refezione scolastica,
ovviamente in ribasso. L’hanno spuntata i genitori, insomma, dopo quasi
un mese di mobilitazione. Ma è ancora presto per cantare vittoria. Le
garanzie offerte dall’amministrazione sono, per ora, soltanto promesse.
Prima di smobilitare i genitori vogliono i fatti, vale a dire tariffe più
basse. Per il momento, quindi, i papà e le mamme che si apprestavano
improvvisarsi cuochi per cucinare in piazza il pranzo per i loro figli,
chiudono il gas ma restano all’erta, pronti a riaccenderlo.
La tregua stata raggiunta al termine dell’incontro che una delegazione
di genitori ha avuto ieri con Antonello Dessì, l’assessore alla
Finanze. Ebbene il rappresentante dell’amministrazione si è impegnato a
rivedere le tariffe della mensa a partire da gennaio 2003.
Sul come l’assessore è stato vago. «Ha sottolineato che per il
momento, fino alla fine dell’anno, non si può fare niente - ha riferito
Marco Serafini, uno dei leader della rivolta - però ha assunto un impegno
formale: quello di rivedere le fasce di reddito e “limare” i costi più
elevati per venire incontro alle categorie più tartassate, quelle dei
lavoratori dipendenti che non possono sfuggire ai controlli del fisco».
Peraltro, come ha raccontato, un altro genitore, Antonello Livesu,
l’assessore Dessì ha ribadito che «la responsabilità dei rincari che
arrivano a sfiorare il trecento per cento non è né sua né del sindaco
Tore Cherchi».
Intanto il caro mensa sarà portato all’attenzione dalle commissioni
consiliari competenti che dovranno elaborare i dati e formulare le
proposte da presentare alla giunta e al Consiglio. Qualsiasi ipotesi,
comunque, dovrà tenere conto delle risorse concesse ai Comuni dalla nuova
Finanziaria del Governo. I genitori, però, hanno chiesto all’assessore
anche l’annullamento della clausola che offre all’associazione
temporanea di imprese che si è aggiudicata l’appalto per la fornitura
dei pasti, la possibilità di aumentare le tariffe a suo piacimento.
Lunedì o martedì intanto, i genitori si riuniranno in assemblea nella
scuola elementare di via Roma: è scontato che non deporranno le armi. I
“genitori-cuochi” si sono già organizzati in “pattuglie” che
avranno il compito di monitorare tutte le riunioni delle commissioni
Finanze e Pubblica istruzione per essere sicuri che si parli veramente del
problema mensa nelle prossime sedute.
Intanto, però , il servizio non decolla e continua così a slittare
l’avvio del del tempo pieno nelle scuole dell’obbligo con i
prevedibili contraccolpi.
Un ritardo che potrebbe anche tornare a vantaggio dei genitori. «In
questo modo il Comune sta risparmiando una notevole quantità di denaro -
dice Giancarlo Cancedda, responsabile dell’Adiconsum - che potrebbe
reinvestire proprio per ridurre il costo di ogni buono pasto». In ogni
caso la disponibilità a rivedere e ridurre le tariffe manifestata dagli
amministratori un primo risultato lo ha ottenuto: indurre i genitori a
sospendere la protesta riportando la serenità tra i banchi delle scuole
elementari e medie della città. Ora c’è tutto il tempo per affrontare
la questione e trovare una soluzione che consenta di sostituire la tregua
con un trattato di pace. Marco Venturi
|
|
25
ottobre 2002
La
città è in piena emergenza idrica ma i fondi promessi un anno fa dalla
Regione non sono arrivati
Razionata,
sporca e carissima
Ridotte
le autobotti: sono costate un milione di euro
Acqua sporca e
maleodorante dal rubinetto di casa. Autobotti perennemente in viaggio,
perdite dalla condotta all’ordine del giorno. La gente si è ormai
stancata di protestare ma anche se nessuno ne parla più l’emergenza
idrica a Carbonia è tutt’altro che rientrata.
Il fatto che il numero delle autocisterne in giro tra i rioni della città
sia diminuito non è affatto dovuto alla fine della crisi. Tutt’altro.
L’amministrazione comunale ha semplicemente speso quasi un milione di
euro (due miliardi di loire) per mantenerle e ora i soldi sono finiti. Ma
anche se le autocisterne fossero meno dispendiose, il problema non
cambierebbe di un millimetro visto che, sul fronte delle scorte, la
situazione è ancora più disperata. Il consiglio per chi si era illuso
che le dighe fossero nuovamente piene grazie agli acquazzoni che hanno
caratterizzato la bizzarra stagione estiva appena trascorsa, è quello di
fare una passeggiata fino all’invaso di Monte Pranu o magari a Bau
Pressiu. Uno sguardo ai livelli sarà più che sufficiente a far
scomparire improvvisamente ogni traccia di ottimismo. I numeri sono da
brivido. Nella diga di Tratalias che può contenere circa cinquanta
milioni di metri cubi d’acqua, al 30 settembre ne sono stati rilevati
appena tre milioni; queste le riserve su cui devono contare (si fa per
dire) agricoltura e industria. A Bau Pressiu, unica fonte d’acqua
potabile per l’intero Sulcis, i rilievi effettuati alla fine del mese
scorso non lasciano spazio ad alcun commento: il dato del 30 settembre è
di 0,168 milioni. Poco più di centomila litri d’acqua che in altre
parole significano la grande sete. Una parola orribile quanto
inaccettabile considerando che, quasi un ’anno fa, dalla Regione erano
giunte promesse e rassicurazioni per una felice conclusione della crisi
idrica nel Sulcis, considerata la più critica dell’intera Isola. I mesi
sono passati, l’estate è trascorsa all’insegna delle restrizioni più
drastiche, ora è arrivato l’autunno e l’unica speranza per non
condannare la città a morire di sete è il bando per il rifacimento delle
reti idriche: il Comune ha presentato una serie di progetti immediatamente
cantierabili per circa 25 miliardi di vecchie lire con un cofinanziamento
del venticinque per cento. Si tratta di un elemento a favore per garantire
un piazzamento favorevole nella graduatoria, ma al momento si parla di
cifre virtuali.
L’unico dato certo finora sono le migliaia di perdite dalla condotta
colabrodo (lo scorso anno ne sono state contate ben 1.300) e gli operai
dell’Esaf e del Comune perennemente reperibili per rimediare alle
situazioni più gravi. Ne sanno qualcosa gli abitanti di via Satta che da
più di un mese vedono scorrere lungo la strada un fiume di acqua potabile
che si riversa direttamente nelle fogne. Non è stata ancora rintracciata
la perdita sotterranea così non è stato possibile porvi rimedio.
Analoghi problemi per gli abitanti di via Cagliari dove, ieri mattina,
l’asfalto si è improvvisamente spaccato lasciando fuoriuscire ettolitri
d’acqua e fango. Gli operai hanno lavorato un giorno intero per
risolvere il problema. Stefania Piredda
|
|
24
ottobre 2002
L’idea
era stata lanciata dall’amministrazione comunale per curare meglio
aiuole e giardini
Il
verde pubblico resta “orfano”
Nessuna
risposta alla campagna di adozione degli alberi
“Questa aiuola è
gentilmente offerta e curata dalla ditta ...”. Pia illusione: l’idea
del Comune di affidare la manutenzione degli spazi verdi garantendo in
cambio forme di pubblicità agevolata, è per ora naufragata. Da quando,
la scorsa primavera, la Giunta aveva lanciato l’iniziativa “adotta un
albero” non s’è fatto vivo nessuno. Né le associazioni e neppure i
commercianti, le imprese, le aziende. Silenzio assoluto da chiunque
avrebbe tutto da guadagnarci dalla proposta, molto semplice,
dell’amministrazione. Avrebbe dovuto funzionare così: vuoi curare le
siepi di un parco o di una via? Fallo pure e se ci tieni rendilo noto
sponsorizzando la tua attività o il tuo negozio sistemando sul posto
cartelli, manifesti, targhe. Insomma, qualsiasi strumento di reclame era
lecito sottoscrivendo un “contratto di sponsorizzazione” che rimarca
diritti e doveri dei contraenti. Invece nulla: è stata snobbata un’idea
che si proponeva di applicare la regola numero uno del commercio, la sua
anima: la pubblicità. Ma evidentemente il marchio “Carbonia” non
tira. Da qui il nuovo appello dell’assessore all’Urbanistica Ignazio
Cuccu: «Fate più verde la vostra città». L’amministratore cerca di
rimarcare un concetto di pura convenienza: «Lo dico soprattutto alle
imprese, alle ditte - continua - ma anche ai singoli cittadini: vi
conviene, questa è una forma di pubblicità in sostanza gratuita che
rivela enormi potenzialità».
Volendo, ci sarebbe posto per tutti. La mappa delle aree da
“affittare” spazia dal centro alla periferia. Ci si può prendere cura
di viale Gramsci, di via Manno e piazza Roma ma pure dei giardini di
fronte alle scuole di Serbariu e di via della Vittoria, del Piano di zona
Santa Caterina come delle aiuole e delle siepi spartitraffico di Dalmazia,
via Balilla e via Costituente. Da non sottovalutare gli ingressi in città.
«Un cartello pubblicitario ad esempio in via Dalmazia - sostiene
l’assessore Cuccu - produce lo stesso effetto di un manifesto in centro».
Però, sinora, tutto si è rivelato un flop. Gli uffici Ambiente del
Comune non hanno ricevuto neanche un’adesione. Così l’assessorato
all’Urbanistica è ripartito alla carica. «Forse non siamo stati pronti
a diffondere a dovere l’idea - conclude l’amministratore - ma c’è
ancora tempo e rinnoviamo l’invito». Da diverse settimane, infatti, in
Municipio si possono ritirare i fac-simile dei “contratti di
sponsorizzazione” per l’affidamento degli spazi verdi. Andrea
Scano
|
|
23
ottobre 2002
Per
la Madonnina un vetro antisfondamento
I segni
dell’atto vandalico non sono andati via ma, da alcuni giorni, la
Madonnina vigila di nuovo sugli automobilisti che percorrono la strada fra
Carbonia e Perdaxius. Grazie all’interessamento del parroco di Serbariu,
don Giampiero, la statua, ridotta a pezzi da un teppista scatenato, è
stata riparata ed è ritornata nella sua nicchia. Impossibile, comunque,
farla ritornare come prima. Alcune parti sono andate perdute dopo che, la
notte dell’otto settembre, qualcuno si era accanito sul simulacro
scaraventandolo contro un masso fino a spaccarlo in due. Come se non
bastasse, i vandali avevano anche mozzato di netto le teste della Vergine
e del Bambino. Per evitare che un atto del genere possa ripetersi la grata
che proteggeva la Madonnina è stata sostituita con un vetro
antisfondamento. «È stato necessario - ha commentato Don Alfredo Tocco,
parroco di Cristo Re - per scoraggiare i delinquenti». (l. ma)
|
|
22
ottobre 2002
Uisp,
in campo 23 squadre
Tutto è pronto per il
fischio d’inizio. Anche il campionato di calcio a 5 della Uisp è ai
nastri di partenza. Sono stati presentati, infatti, i gironi del
campionato provinciale 2002-2003. Le 23 società iscritte sono state
suddivise in due gironi di 11 e 12 squadre. Nel girone A giocheranno il
G.S. Musei, Pro Ferrini Iglesias, Ol. Siliqua, Mat. Ed. Frau Sonia Gonnesa,
Pol. Grimau Trony Gruppo Jumbo Carbonia, Pol. La Torre Carbonia, Camici
626 La Tavernetta Portoscuso, La Torre Prog. Immagine Carbonia, S.
Giuseppe Gonnesa, Calcetto Serbariu B Carbonia. Nel girone B si
scontreranno il Giardino Teulada, Perdaxius, Mitza Perdaxius, Is Urigus,
Grimau l’Arte Graf. Carbonia, La Torre Palmas Carbonia, Calcetto
Serbariu A Carbonia, Market Scano Tratalias, Grimau Radio Star Carbonia,
Perdaxius, Giba ’98, Medda Piscinas. (m.lo.)
|
|
21
ottobre 2002
Il
caso.
«Stanchi
di pagare i danni per le auto danneggiate dai tiri dei cannonieri»
Una
polizza “anti-bordate”
Recinzione
bassa, il Barbusi Calcio corre ai ripari
In tempi di magre
azzurre Buffon e Toldo non esiterebbero a firmare una polizza di
assicurazione che li tuteli dalle “bordate” degli attacchi avversari.
Dirigenti e giocatori del Barbusi Calcio, invece, che la Nazionale la
vedono solo in televisione, sono stati costretti a stipularne una per
sopravvivere. Visto che il calcio dilettantistico non vive dei milioni (di
euro, s’intende) dei campionati professionistici e che, anzi, i soldi
scarseggiano, infatti, ci s’ingegna come si può. Anche ricorrendo ad
un’assicurazione contro i danni provocati dal pallone durante le partite
e gli allenamenti dei ragazzi. Uno scherzo? Un modo per assicurare il
futuro pensionistico dei portieri, la categoria più esposta? Oppure un
modo disintossicare i “calciofili” drogati da deliranti dibattiti
televisivi su diagonali di “sacchiana” memoria, fuorigioco e rigori
non concessi dalla vituperata “giacchetta nera” di turno e via
discorrendo? Niente di tutto ciò. I loro problemi nascono dal terreno di
gioco e dalla recinzione che lo circonda. Una rete tanto bassa da non
impedire al rinvio di un solerte e roccioso difensore di raggiungere la
trafficata e pericolosa strada provinciale che attraversa la frazione. «Lo
scorso anno - ricorda Walter Cau, presidente della piccola società che
milita nel campionato di Terza categoria - l’assicurazione era scaduta e
siamo stati costretti a pagare di tasca nostra i danni causati dal pallone
a due autovetture di passaggio». Una fortuna, perché il bilancio, per
questa squadra “dotata” di spogliatoi fatiscenti, infissi spaccati,
ratti a passeggio tra docce e servizi igienici non funzionanti, poteva
essere anche più pesante. «Le auto - prosegue Cau - passano a forte
velocità appena sotto il nostro campo e basta poco per provocare un
incidente». Per questo, i dirigenti hanno deciso di rivolgersi al Comune.
Nel frattempo, però, hanno pensato bene di stipulare nuovamente
l’assicurazione contro i danni “da pallone”. Una specie di
“bonus-malus” della sfera calcistica con tanto di “premio” da 118
euro all’anno. In fondo, basterebbe solo una rete di poco più alta. Un
progetto in proposito, a quanto pare, esisterebbe già, ma i trenta
milioni per la recinzione sarebbero ancora bloccati in Comune. Intanto, il
campionato è appena iniziato e, con la rete bassa, la sfida dei
cannonieri è appena cominciata. Ad assegnare il trofeo sarà il numero di
specchietti e fari alogeni polverizzati o le carrozzerie ammaccate. Tanto,
oltre alle tasse-gara, spese per iscrizioni al campionato, trasferte e
attrezzature, pensa a tutto l’assicurazione “pallonara”.
Maurizio Locci
|
|
Cercasi campo praticabile
Quelli che il calcio lo
giocano in notturna, ma solo grazie ai fari delle auto. Perché a Carbonia
e dintorni la situazione dei piccoli impianti riservati allo sport più
diffuso sulla Terra, è distante anni luce dallo sfavillante mondo del
football professionistico. Un esempio su tutti: lo storico “Santa
Barbara” di via Angioy, sorto oltre mezzo secolo fa è in condizioni
penose. Basti pensare alla rete di recinzione squarciata in più punti, da
cui fuoriescono non palloni ma auto. Ebbene, la rete c’è ma
“parcheggiata” nel cantiere comunale: nonostante le richieste delle
società non è stata ancora montata. E a Bacu Abis? Privo com’è
dell’impianto di illuminazione per le notturne, la squadra femminile ha
rinunciato ad iscriversi al campionato perché le atlete non hanno potuto
allenarsi. Il campo del Cortoghiana, invece, aspetta da anni i fondi per
mettere a norma il sistema elettrico e i locali degli atleti. Peggio a Is
Gannaus, dove gli spogliatoi sono assolutamente impraticabili. (a. s.)
|
|
20
ottobre 2002
La
storia della domenica.
La
passione dell’architetto Giulio Lotti
Highlander
in kilt e cornamusa sul Monte Sirai
Può capitare nelle
nebbiose sere d’autunno o nelle piovose mattine invernali di andare a
fare una passeggiata a Monte Sirai o a Capo Altano (scogliera nei pressi
di Portoscuso) ed essere avvolti da una melodia inusuale, magica, che
evoca campi di battaglia e cime tempestose. Sono le note liberate da una
cornamusa, capaci di trasportarvi dolcemente in altri tempi e in altri
luoghi. La suona l’Highlander di Carbonia, Giulio Lotti, uno stimato
architetto che chiuso lo studio e messe da parte squadrette, compassi e
matite, appena può corre a prendere una delle sue tre cornamuse, la
scozzese Piob Hor l’irlandese Uilleannpipe o la sua preferita, la
Scottish Small Pipe. La sua è una passione forte nata nel ’96 quasi per
caso nata ascoltando alcuni brani musicali. L’amore è scoppiato nel
’97 quando suo padre gli regala il primo strumento. Giulio suona già
diversi strumenti, ma «è stato ugualmente difficile imparare a suonarla,
per il tipo di musica, per la difficoltà a trovare maestri». Ma
l’architetto studia da autodidatta e po si confronta con gli altri
suonatori di cornamusa. Resta così affascinato dalla musica che studia la
storia scozzese tanto che ormai la conosce benissimo e da essere adottato
da un clan, quello dei Mac Loud di cui porta i colori quando indossa il
kilt (il tipico gonnellino). Dal ’98 frequenta corsi un po’ in tutta
Italia. Si perfeziona tanto da entrare a far parte della “City of Rome
Pipe Band”, il gruppo più famoso d’Italia con cui spera di suonare il
prossimo 5 novembre al Colosseo . (m. v.)
|
|
Via
ai lavori e ruspe in azione nel quartiere-ghetto che sarà completamente
risanato
Il
Campo non farà più prigionieri
Nuovi
alloggi e tanto verde nell’ex carcere militare
Hanno salutato
l’arrivo delle ruspe che scaveranno le fondamenta per le loro nuove case
con la stessa felicità con cui gli jugoslavi che erano prigionieri nei
casermoni che hanno trasformato in casa, accolsero la fine della seconda
guerra mondiale. Per le 46 famiglie che abitano nel “Campo
Prigionieri”, quartiere della periferia più dimenticata di Carbonia, in
cui nessuna strada è asfaltata, i marciapiedi sono un miraggio e per
girare dopo il tramonto ci si deve procurare una torcia (visto che non
esistono lampioni), l’arrivo dei tecnici dell’Istituto autonomo case
popolari che hanno cominciato a costruire il primo lotto di 14
appartamenti “veri”, per i quali si spenderanno poco più di due
miliardi di vecchie lire, rappresenta l’avverarsi di un sogno. «E sono
solo i primi», spiega Amedeo Matteu, l’operaio che ha fondato e guidato
un comitato per “Campo Prigionieri” che mirava ad ottenere la
costruzione delle case e il risanamento del quartiere in lotta da anni. «Dopo
questi se ne realizzeranno altri 41. I primi inquilini potranno entrare
nelle loro case a schiera e con giardinetto fra 18 mesi», dice Matteu. A
quel punto scatterà la seconda fase del piano. Le ruspe entreranno
nell’abitato vero e proprio, abbatteranno le casupole lasciate libere e
realizzeranno il secondo lotto. In tutto saranno eretti 65 alloggi di tre
metrature diverse 105 metri (per famiglie numerose) 90 (per coppie sposate
con figli) e 70 metri quadrati (per single o sposini). Nel giro di pochi
anni dei 16 casermoni esistenti ne resterà solo uno: quello che Matteu ha
proposto di trasformare in museo del “Campo Prigionieri”, con tanto di
divise e oggetti militari d’uso quotidiano. In modo da non dimenticare
le sofferenze passate da chi in quel posto è stato internato.
Ma adesso è il momento della soddisfazione per il risultato ottenuto.
Quello di Giacomo Guadagnini, assessore ai Lavori pubblici che ha seguito
le pratiche di ricostruzione del quartiere avviate quando era sindaco
Antonangelo Casula, e lui era ancora consigliere d’amministrazione dello
Iacp: «Un risultato eccellente. Abbiamo lavorato tanto ma stiamo
riuscendo a soddisfare i bisogni di tante persone povere ma dignitose ».
Quello di Anna Piras, abita con la sua famiglia in uno dei casermoni dal
1990 (sua nonna, Eleonora Arixi, è stata una delle prime ad occupare una
delle prigioni spinta dalla crisi degli alloggi, nel 1956 quando erano
ancora murate) lei è una delle donne del comitato che da anni si batte
per l’abbattimento della baracche: « Siamo veramente contenti»; quello
di Antonietta Fois, che da 11 anni vive in 50 metri quadrati con marito e
5 figli; o di Rita Pisanu, 9 persone in 50 metri quadrati, e di Marina
Pusceddu: «È l’occasione giusta per vivere meglio al cento per cento.
Tenendo noi stessi, in futuro, il quartiere pulito e in ordine». Marco
Venturi
|
|
19
ottobre 2002
Non
ancora conclusi i lavori di ristrutturazione dei locali inagibili da 10
anni
Cine-teatro,
il sipario resta chiuso
L’inaugurazione
rinviata per l’ennesima volta
“Lo spettacolo
riprenderà il più presto possibile”. Sono trascorsi dieci anni ma il
palcoscenico è sempre deserto. Sul Cine-teatro “Centrale” sembra
essersi abbattuta la maledizione dell’incompiuta. Dopo il lungo
black-out, l’amministrazione sta, infatti, collezionando inaugurazioni
mancate in serie. L’ultima era stata fissata per metà ottobre ma il
sipario è rimasto abbassato. I lavori sono ancora “in corso”, se ne
riparlerà all’inizio del prossimo anno.
«Salvo imprevisti» avverte l’assessore ai Lavori pubblici Giacomo
Guadagnini. Perché il glorioso cine-teatro sembra avviato verso la
conquista di un record: quello della scalogna. Sindaco e assessori ne
hanno annunciato a più riprese l’inaugurazione imminente (in ordine,
dicembre 2001, giugno, settembre e ottobre 2002) senza azzecarci neppure
una volta. Al punto che Mario Porcu, dall’opposizione, ha proposto di
candidare la giunta al completo per il “Premio Pinocchio”.
«La realtà è che stiamo passando da un imprevisto all’altro e un
intervento semplice, si sta rivelando molto complicato». Complicato perché?
«Perché i lavori vanno a rilento, i tempi di consegna sono scaduti e
siamo costretti a fare le acrobazie per evitare di dovere sospendere
l’appalto in corso, che è quello che ci consentirà di riaprire la sala»,
spiega l’assessore ai Lavori pubblici.
È per questo che è stata accantonata alla chetichella l’inaugurazione
in pompa magna fissata per ottobre con una rappresentazione dei Cada die
Teatro. Rinviata a tempo indeterminato. Con il risultato che la città
dovrà rinunciare per un altro anno alla stagione teatrale. Del resto sono
quasi dieci anni, ormai, che la scena è vuota. A tanto risale la chiusura
del “Centrale”. Otto anni fa aprì il primo cantiere per la
ristrutturazione. Lavori ad andamento lento, anzi esasperante visto che
sono ancora in corso.
«Però alla fine sarà un gioiello», promette l’assessore Guadagnini
che non nasconde la delusione per non essere riuscito a rispettare le
scadenze annunciate. Intanto, in attesa che si alzi nuovamente il sipario,
è iniziato il dibattito sulla gestione. «L’orientamento è quello di
riservare il “Centrale” esclusivamente ad attività teatrale»,
annuncia l’assessore ai Lavori pubblici. Ma non è la sola novità. C’è,
infatti un’altra proposta in pentola. Cambiare addirittura il nome: non
più “Cine-teatro Centrale” come lo avevano chiamato i fondatori della
città, ma “Teatro del Sulcis” o, per non accendere campanilismi
“Teatro del Sulcis-Iglesiente”. Davvero originale. Sandro
Mantega
|
|
18
ottobre 2002
Nasce
il Centro intermodale: una sola stazione per treni e pullman
Un’unica stazione per
i treni e i pullman ma anche il punto di convergenza di tutto i
collegamenti urbani e extra. Gli esperti di lo chiamano “centro
intermodale ” e rappresenta la soluzione più avanzata nel settore della
mobilità. Ebbene l’amministrazione comunale ha deciso di affidare ad un
“centro intermodale” la riorganizzazione non solo dei trasporti ma
anche dei collegamenti sia urbani che con il resto del territorio e della
Sardegna.
Il progetto, inserito nel Piano urbano del traffico, è stato affidato ad
un gruppo di tecnici del quale fanno parte specialisti dei trasporti che
arrivano dalla Svizzera, esperti dell’Università di Cagliari e del
Comune. Ma è qualcosa più di un’idea. L’amministrazione, infatti, ne
ha affidato ufficialmente la progettazione esecutiva in maniera da
inserire il piano nel prossimo bando dei Por previsto fra un paio di mesi.
Verrà inserito, invece, in quello già in corso il Piano urbano del
traffico per quanto riguarda la riorganizzazione dei collegamenti urbani.
Il Comune dispone delle risorse per pagare i due progetti. Sono circa 200
milioni di vecchie lire stanziati insieme alla Provincia e frutto di un
accordo di programma. Il Piano urbano del traffico si collega, difatti, al
progetto più generale elaborato a suo tempo dalla Provincia.
A condividere l’idea del Centro intermodale sono anche i due principali
enti che gestiscono i trasporti pubblici in città. Le Ferrovie dello
Stato hanno già espresso ufficialmente la loro disponibilità a spostare
la stazione passeggeri nel grande spiazzo utilizzato fino ad ora come
scalo ferroviario delle merci. Il secondo via libera è arrivato proprio
ieri dalle Ferrovie meridionali sarde che si sono dette disponibili ad
assecondare il progetto del Comune e della Provincia. Centro intermodale,
infatti, non significa, come ha spiegato l’assessore ai Lavori pubblici
Giacomo Gadagnini «un’unica stazione per pullman e treni». Una
struttura di quel genere è destinata infatti a diventare «il raccordo
tra i due sistemi di trasporto» in maniera da aumentare l’efficienza e
l’economicità della gestione dei servizi.
Insomma non più treni e pullman in concorrenza con corse-doppione che si
accavallano con pessimi risultati in termini di efficienza e spreco di
risorse. Il futuro dei trasporti è un sistema integrato treno-pullman nel
quale possono inserirsi anche gli operatori privati.
Per realizzare un piano così ambizioso occorrono cospicui finanziamenti.
Gli esperti hanno calcolato che ci vorranno non meno di venti miliardi di
vecchie lire. Ma l’amministrazione è ottimista: i Por finanziati dalla
regione con i fondi dell’Unione europea rappresentano un’ottima
opportunità per recuperare risorse. Inoltre il progetto è “modulare”
nel senso che può essere realizzato a pezzi mano a mano che arrivano i
finanziamenti. L’importunate è che quella che si annuncia come una
rivoluzione die trasporti riesca, è proprio il caso di dirlo, a partire.
Sandro Mantega
|
|
17
ottobre 2002
Nell’edificio
realizzato in via Balilla verrà allestita anche una sala da pranzo per i
pendolari
Per
gli studenti una casa fuori corso
Apre
dopo 15 anni il Centro per le politiche giovanili
È stata “riciclata”
diverse volte in quindici anni. Prima casa dello studente, poi centro di
aggregazione, quindi dormitorio e, per ultimo, cucina per la mensa
ospedaliera. Tutto inutile, dal 1988 non aveva mai aperto. Ma ieri, dopo
quasi quindici anni, ecco la Casa dello studente prendere corpo anche se
con un ultimo colpo di scena: è diventata “Centro per le politiche
giovanili”. Non si è trattato di un’inaugurazione ufficiale: quella
è prevista a fine ottobre secondo il copione classico del ricevimento,
dei discorsi e del taglio del nastro. Ciò che è accaduto ieri mattina
nell’edificio verde pastello di via Balilla, è decisamente più
importante: per la prima volta il Centro ha iniziato ad assolvere uno dei
compiti principali per cui è stato realizzato. Ospita, infatti, il
servizio Informagiovani. Un ufficio sui generis, ancora alle prese con
scatoloni da svuotare, computer da collegare, scrivanie da sistemare e,
soprattutto, linea telefonica da allacciare. «Però è operativo e il
primo utente alle 9,30 non ha esitato a presentarsi, anche se rimane
ancora molto da fare», ha confermato Jasmine Nieddu, una delle impiegate
di un servizio che, dall’anno della nascita nel ’92, ha cambiato
quattro sedi. Insomma, uno sportello itinerante che da ieri ha trovato
collocazione fissa, “evento” che ha coinciso con l’apertura concreta
della Casa dello studente, costata non più di un miliardo mezzo di
vecchie lire.
Ma l’Informagiovani è solo una delle funzioni cui sarà adibita la
struttura: presto partiranno il servizio mensa per gli studenti (e in
futuro anche per i lavoratori) pendolari e le attività strettamente
legate al mondo dei giovani, in ossequio al nome dell’edificio. Dove ci
starà tanta gente? Nessun problema, gli ambienti sono spaziosi: soltanto
la sala mensa ospiterà almeno 150 posti, altrettanti i locali per le
attività di svago. «Una tappa fondamentale per questa città e per i
suoi studenti - ha commentato l’assessore alla Pubblica istruzione
Efisio Piras ieri in visita al “Centro” - finalmente offriamo spazi
adeguati ai ragazzi».
Un “finalmente” lungo, come detto, quasi 15 anni. Il primo lotto
dell’edificio venne realizzato nel 1988. Ma, da principio, la crisi
dell’impresa edile, seguita da Tangentopoli (Comune semi paralizzato) più
le difficoltà ad accedere a finanziamenti adeguati hanno collocato la
Casa dello studente nel regno delle incompiute. Insomma, chi era giovane
nei primi anni ‘90 ha fatto in tempo a laurearsi, a trovare lavoro e a
sposarsi. «Recupereremo il tempo perso potenziando tutti servizi
possibili - ha garantito l’assessore alla Cultura Gianni Orrù - senza
trascurare la presenza della mensa». A quel punto la metamorfosi sarà
completa: da Casa dello studente a Osteria comunale.
Andrea Scano
|
|
I
giovani vorrebbero che fosse un punto di aggregazione accessibile a tutti
Musica,
svago, convegni e anche un euro-desk
Si chiama “Centro per
le politiche giovanili” e chi lo gestirà se non i giovani? Certo non in
forma diretta (il Comune ha nominato di recente un direttore) ma tutte le
associazioni della città saranno chiamate a dire la loro
sull’organizzazione delle attività. Anzi, si istituiranno veri e propri
turni di gestione in modo da garantire l’apertura del “Centro” per
tutto l’arco della giornata. Insomma, ciò che hanno reclamato per
decenni i ragazzi di Carbonia è ormai a portata di mano: studiare,
suonare, incontrarsi anche solo per chiacchierare, organizzare dibattiti.
Si potrà non appena le sale saranno attrezzate al meglio. Questione di
settimane. «Bene, era ora - commenta Ivo Palazzari, responsabile
dell’associazione “Jonas” - il nostro suggerimento è di aprire
sportelli per l’imprenditoria giovanile ed attivare un “euro-desk”,
cioè un ufficio informato sulle più importanti novità lavorative
nell’Unione europea».
Ma il “Centro” costituirà anche un buona palestra per il confronto
fra i giovani con opinioni (anche politiche) diverse. «Ben venga questa
funzione - conferma Luca Pizzutto, di “Cittadinanza attiva” - diventerà
il luogo ideale per i dibattiti, un vero esempio di aggregazione al di
sopra delle ideologie». Ma tra musica, svago e convegni, ci sarà posto
anche per analizzare i problemi più urgenti del mondo della scuola. Si
proporrà di farlo, chiedendo spazi, “Studenti.net”, un network
studentesco. «Pensiamo di offrire agli utenti che frequenteranno il
“Centro” - preannuncia Pietro Morittu, della “Sinistra giovanile”
- momenti di riflessione e analisi sui diritti degli studenti».
A. S.
|
|
16
ottobre 2002
Fondi
del Comune integrati da contributi privati per la riqualificazione del
centro storico
Operazione
“Piazza pulita”
Spazi
da rimettere a nuovo col sostegno dei commercianti
«Volete
le piazze rimesse a nuovo? Aiutateci a pagarle». Che si chiamino
contributi o cofinanziamenti poco importa: il Comune intende metter mano
alla sistemazione delle piazze Ciusa e Rinascita e del viale Gramsci ma
senza prescindere dal sostegno dei commercianti. Saranno anche loro,
tramite le associazioni di categoria, ad integrare i fondi che
l’amministrazione cercherà di ottenere da un altro bando dei Piani
operativi regionali. Si tratta di una nuova scommessa, per il centro
storicamente commerciale, da quasi sei miliardi di vecchie lire. È la
quota che potrebbe venire assegnata a Carbonia se entro il 15 dicembre
presenterà almeno il progetto preliminare seguito, entro i termini
prestabiliti, da quelli definitivi. Ma due sono le condizioni: fare presto
e non rinunciare né all’apporto degli operatori del settore come
neppure dei proprietari degli edifici che meriterebbero una robusta
ristrutturazione. Coinvolgerli non sarà difficile. Verranno adottate le
buone maniere (deroghe al Piano regolatore e agevolazioni varie) e (si
spera di no) anche le cattive, come le ordinanze speciali. Ma è la carta
del coinvolgimento generale quella su cui punterà il Comune. Il piano è
stato discusso nei giorni scorsi durante una riunione della commissione
alle Attività Produttive allargata anche agli assessorati alle Finanze e
all’Urbanistica. Ebbene, dopo la riqualificazione di piazza Roma (centro
storico nel senso lato del termine) l’amministrazione vuole passare al
recupero di aree non troppo distanti dal cuore di fondazione. Si tratta
delle zone storiche del commercio che col passare degli anni sono finite
in degrado. «L’illuminazione è in genere insufficiente, la
pavimentazione di piazza Rinascita è a dir poco penosa - ha spiegato
l’assessore Ignazio Cuccu - per la piazzetta del mercato civico i lavori
sono in corso ma sono gli edifici intorno a piazza Ciusa che devono
diventare decorosi». Sopra i porticati, vige in effetti l’anarchia
estetica. Quanto a viale Gramsci, gli interventi di abbellimento
riguarderanno soprattutto il lato destro scendendo. «Distribuiremo
innanzitutto una scheda ai commercianti per valutare le loro proposte - ha
confermato l’assessore al Commercio Vittorio Macrì - favoriremo in ogni
modo gli imprenditori con degli incentivi a patto che dimostrino una
manifestazione di interesse anche ai co-finanziamenti».
Il Comune non farà colletta fra i negozianti, sia chiaro, ma neppure si
tirerà indietro quando si tratterà di chiedere il sostegno dei privati,
titolari degli edifici delle due piazze “dimenticate”. «Si sono
sviluppate le attività commerciali - ha ribadito l’assessore Cuccu - ma
è stato penalizzato l’aspetto urbanistico dei luoghi».
Ci sarebbe poi una quarta area, quella di via Marche, dove uno spiazzo in
terra battuta è una delle vergogne, per fortuna abbastanza nascostei
della città. «L’idea - conclude Vittorio Macrì - è di recuperarla a
parcheggio sino al venerdì e come sede del mercatino il sabato». Ma
serviranno soldi e disponibilità: li offre il Por ma anche i commercianti
saranno chiamati a piccoli sacrifici.
Andrea
Scano
|
|