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tratte da.....La
Nuova Sardegna
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giovedì 31 ottobre 2002
Oppi
assicura: lunga vita al Sirai
Smentite
dall'assessore regionale alla Sanità
le voci sul rischio di chiusura dell'ospedale
g.d.p.
CARBONIA. «Il
presidente dell'ordine dei medici, Raimondo Ibba, che ama le sortite
estrose, avrebbe ben evitato inutili allarmismi, se solo avesse conosciuto
un minimo della realtà del Sirai».
Ha atteso qualche giorno, l'assessore regionale alla Sanità Giorgio Oppi,
per chiarire senza mezzi termini che "la notizia" di un
possibile ridimensionamento o, addirittura, della chiusura dell'ospedale
cittadino, diffusa dal consigliere regionale Raimondo Ibba venerdì
scorso, al congresso regionale della Società medici di emergenza e
urgenza, "è destituita di qualsiasi fondamento".
Una smentita secca, quella di Oppi: «Negli ultimi anni - sostiene il
leader dell'Udc - il nosocomio sulcitano è stato oggetto di una continua
attenzione, che l'ha portato ad essere uno dei punti di riferimento
sanitari del territorio: negli scorsi mesi sono stati inaugurati i reparti
di malattie infettive e di ginecologia e, nelle prossime settimane saranno
inaugurati il nuovo pronto soccorso e la nuova rianimazione. È stato
potenziato il servizio dialisi ed è in fase di ultimazione la
progettazione esecutiva per il restauro generale dell'ospedale, per un
importo di circa 20 miliardi di vecchie lire. Nello stesso quadro di
adeguamento e potenziamento delle strutture, è stato incrementato
l'organico di medici ed infermieri». Insomma, fa notare Oppi, come
potrebbe chiudere o essere dequalificata una struttura su cui si impegnano
tali e tante risorse? La replica di Oppi non poteva non toccare la
maliziosa attribuzione ad "ambienti politici iglesienti", citati
espressamente da Ibba, della volontà di deprimere il ruolo del Sirai
nella sanità sulcitana: «Il Sulcis - spiega l'assessore - ha sempre
avuto ed ha, a tutti i livelli, rappresentanti politici che tutelano il
territorio, senza bisogno di ulteriori stimoli: tra questi, il
sottoscritto. Non conosco, né per altro ambisco a conoscere, questi
fantomatici "ambienti politici iglesienti" che, in ogni caso,
sarebbero del tutto ininfluenti, considerato che le proposte e le
decisioni pervengono all'assessore alla Sanità: cioè al sottoscritto».
Chi decide, questa la delucidazione di Oppi, sono io: un
"passaggio" che nessuno potrebbe aggirare. L'assessore si spinge
inoltre sul terreno delle polemiche sulla chiusura dei cosiddetti
"piccoli ospedali": «Recentemente - prosegue - ho incontrato i
sindaci in cui insistono queste strutture, ai quali ho assicurato
l'impegno mio personale e quello della giunta regionale, per evitare che i
provvedimenti legati alla razionalizzazione della rete ospedaliera siano
eccessivi». Una precisazione che, a maggior ragione, riguarda l'ospedale
di Carbonia: «Fra questi ospedali non può certamente essere ricompresso
il Sirai che, a seguito del potenziamento iniziato nei primi anni Novanta,
rappresenta un presidio fondamentale della sanità del territorio. Spiace,
dunque - conclude Oppi - che si debbano continuare attività
propagandistiche basate su notizie inesistenti e senza il coraggio di
citare le fantomatiche fonti di informazione».
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LETTERATURA
Ad
Alessandra Pusceddu il Premio Arborense
red.car.
CARBONIA. La XIVª
Edizione del Premio letterario Arborense, bandito in ambito nazionale
dall'Accademia Arborense-centro Studi e ricerche "Prof. Giuseppe
Pau" di Oristano, fa sentire il suo eco anche in città assegnando il
secondo premio per la narrativa italiana inedita, ad Alessandra Pusceddu,
giovane laureata in Scienze Politiche di Carbonia. Alessandra Pusceddu, già
premiata al concorso nazionale "L'Abracalabria l'Officina delle
idee" e autrice della raccolta di racconti Camilla, pubblicato dalla
Cocco Edizioni, è stata premiata per la trilogia di racconti "Le Tre
Lune", in cui ha voluto rappresentare le tre fasi della vita umana,
l'infanzia con la sua magia, la giovinezza all'affannosa e deludente
ricerca di un posto di lavoro e la vecchiaia alla conquista di una pace e
di un equilibrio interiore a lungo desiderato. Ma al di là del
verseggiare le realtà della vita ciò che unisce i tre racconti è la
fantasia che arriva in soccorso della quotidianità offrendo una via di
fuga sempre possibile. In attesa della cerimonia ufficiale di premiazione,
prevista per dicembre, è ormai in procinto di pubblicazione la raccolta
antologica delle opere finaliste delle varie sezioni del Premio Arborense,
scelte da una giuria di professori e giornalisti, in cui accanto ai
racconti di Alessandra Pusceddu troveranno collocazione le altre opere
premiate per la poesia, narrativa, saggistica, ricerca storica ed
etnografica e per la commedia. Intanto è già pronto il nuovo bando per
la XVª edizione del Premio Arborense, gli interessati possono richiederlo
alla segreteria del concorso al numero 0783.859004 o all'e-mail pinna.g@libero.it.
La scadenza per la presentazione dei lavori è fissata per il 31 gennaio
2003.
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mercoledì 30 ottobre 2002
Sviluppo:
la via passa per il parco
La
Cgil territoriale invita i Comuni a un confronto
per rilanciare il progetto dell'area protetta
Enrico Cambedda
CARBONIA. C'è voglia
di Parco. Sono trascorsi tredici anni dall'approvazione della legge che
istituisce i parchi regionali ma queste realtà non sono ancora operanti.
Il Parco naturale del Sulcis sarebbe dovuto essere uno dei più estesi
della Sardegna. Diffidenze, scarsa informazione e pregiudizi hanno
impedito la sua istituzione. La segreteria territoriale della Cgil ha
rivolto un invito ai Comuni per un confronto che aiuti a rimuovere gli
ostacoli che impediscono questa occasione di sviluppo.
«L'ambiente è un patrimonio di tutti - spiega, Marco Grecu, segretario
della Cgil - per questo è necessario assumere una nuova consapevolezza
della sua importanza. Sono le collettività a trarre vantaggio dal suo
corretto utilizzo. Nel Sulcis dei trentamila disoccupati, delle industrie
che languono, delle attività tradizionali in crisi non si possono
trascurare quelle occasioni di sviluppo che ben s'integrano con il
patrimonio culturale delle diverse realtà locali. Noi riteniamo ormai
obsoleta quella concezione che identifica il Parco con una serie di
vincoli ed imposizioni dimenticando tutti i benefici che derivano dalla
gestione di un territorio protetto ed organizzato. Gli esempi in questo
senso sono numerosi. È sufficiente meditare sui Parchi istituiti ormai da
anni in molte regioni d'Italia o sulle esperienze fatte nella vicina
Corsica». L'isola gemella ha sperimentato con successo l'istituzione dei
Parchi, nonostante alcune diffidenze iniziali. Oggi i comuni fanno a gare
per inserire i loro territori nelle aree protette: «Il Parco offrirebbe
la possibilità di scoprire le aree più suggestive del Sulcis - aggiunge,
Marco Grecu - insieme a quelle tradizioni culturali ancora vive che
rendono il territorio particolarmente ricco di stimoli e di percorsi
educativi. Il Parco potrà valorizzare queste ricchezze paesaggistiche e
storiche, unendole alle proprie ricchezze ambientali e faunistiche e
trasformando il tutto in occasioni di lavoro e di sviluppo. Ogni voce
contraria a questa istituzione deriva molto probabilmente da una scarsa
conoscenza della realtà. È necessario uno sforzo culturale per capire
che il Parco può essere lo strumento privilegiato per avviare quel
processo di ripresa economica auspicato da tutti». Dalle parole
occorrerebbe però passare ai fatti. Tredici anni di riflessione non hanno
cancellato del tutto il partito degli oppositori all'istituzione del Parco
del Sulcis: «Ci sono ancora resistenze - ammette, il segretario della
Cgil - ma noi faremo di tutto, anche con conferenze di servizio, incontri
con i Comuni, categorie sociali e forze politiche per offrire un
contributo decisivo al formarsi di una cultura ambientale che valuti
positivamente il Parco. Faremo una campagna di promozione che si rivolga
anche ai più giovani affinché la riscoperta dell'amore per la natura
faciliti questo progetto».
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Sirai,
l'ospedale è un bene dei cittadini
Adiconsum
e Tribunale del malato
dicono: «Nessuno può pensare di chiuderlo»
Giovanni Di Pasquale

CARBONIA. Una reazione,
più che indignata, incredula: dal Tribunale per i diritti del malato e
dall'Adiconsum arrivano prese di posizione che descrivono l'ospedale Sirai,
minacciato, a detta del consigliere regionale Raimondo Ibba, da possibili
ridimensionamenti, come una sorta di bene intangibile: indispensabile a
tal punto, per la salvaguardia della qualità e quantità di servizi
sanitari del territorio, che ipotesi come quella ventilata appaiono non
tanto irrealistiche, quanto surreali: «I primi a ribellarsi sarebbero i
cittadini», questa in sintesi l'opinione dei rappresentanti delle due
associazioni.
Eppure, chi ha deciso di lanciare il sasso nello stagno, è una voce
autorevole: presidente provinciale dell'ordine dei medici, Ibba è
componente della commissione Sanità del consiglio regionale, un organismo
investito, negli ultimi tempi, della discussione su possibili tagli alle
strutture sanitarie argomento che ha già suscitato polemiche assai
intense. Ma Angela Borghero, responsabile del Tribunale per i diritti del
malato per il Sulcis, non vuole dar peso al rischio paventato: «Il Sirai
non chiuderà per nessuna ragione - sostiene - né è pensabile una
ristrutturazione dequalificante. Per altro, mi pare che la direzione
generale dell'Asl stia agendo in tutt'altro senso, come dimostrano le
notizie diffuse ieri. Si parla di rilancio degli investimenti,
dell'apertura di nuovi locali per servizi di estrema importanza: se
qualcuno avesse in mente un attacco all'esistenza dell'ospedale di
Carbonia, non avrebbe vita facile». Borghero vede negli ultimi tempi,
negli atteggiamenti dei cittadini nei confronti del Sirai, un ritrovato
rapporto in positivo: «Il Tribunale - spiega - continua a raccogliere
critiche e disagi, ma sarebbe ingiusto non dire che sempre più spesso
qualcuno tiene a segnalare una crescita nella qualità del servizio, in più
di un settore. La verità è che la dirigenza sanitaria e la classe
dirigente locale devono fare i conti con una politica sanitaria nazionale
a dir poco sciagurata. L'apparato dei servizi socio-sanitari è messa a
repentaglio da una stretta finanziaria scriteriata, che non gioca a favore
di chi abbia propositi di miglioramento dei servizi a tutela dei cittadini
più deboli». Giancarlo Cancedda, nel perorare la causa del Sirai per
conto dell'Adiconsum, fa leva sui numeri: «Se l'accusa che si rivolge al
governo è quella di tenere conto solo di aride cifre e del rapporto posti
letto-abitanti - argomenta - allora è inevitabile affermare che il Sirai
si trova al sicuro. Certo, l'allarme lanciato da Ibba non è campato in
aria, perché alla base ha un ragionamento che, per quanto assurdo, ha una
suo logica: tenderebbe a difendere demagogicamente interessi di campanile,
prerogative di pochi contro quelle della maggioranza. È importante, a
tale proposito, che i rappresentanti dei cittadini non si lascino
trascinare in polemiche che rischiano di creare divisioni, e mi pare che,
a leggere le prime reazioni, la calma stia prevalendo». Secondo l'Adiconsum,
sarebbe sufficiente fare luce sulla vicenda per diradare ogni incertezza
sul futuro dell'ospedale: «Una manovra di questo tipo - conclude Cancedda
- vince solo se si muove nel sottobosco. Sfidiamo gli "ambienti
politici iglesienti" di cui ha parlato Ibba, ad uscire allo scoperto:
sarebbero sommersi da una risata».
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martedì
29 ottobre 2002
Don
Sguotti, parroco tra i minatori
A 50
anni dalla morte del sacerdote un libro sulla sua vita
ANNIVERSARI Un prete rimasto nel cuore della città
Alessandra Pusceddu

CARBONIA. Don Vito
Sguotti, il primo parroco della nascente città operaia, è stato
ricordato sabato, nella sala consigliare del Comune di Carbonia, in
occasione del 50º anniversario della morte, con la presentazione del
libro "Da Tribano a Carbonia" curato da Don Luciano Cavazzana.
Don Cavazzana, con il contributo dell'amministrazione e della parrocchia
di Tribano, ha raccolto documenti che ritraggono Don Vito giovanissimo nei
suoi primi anni di sacerdozio nella diocesi di Padova, nella sua attività
di dirigente e propagandista sindacale e cappellano del lavoro al servizio
dell'Onarmo, l'opera nazionale di assistenza religiosa e morale agli
operai. Il libro completa il primo volume "Don Vito. L'opera di un
prete alle origini di Carbonia" già curato da Primo Laudadio e
Gianni Mereu, in collaborazione con la parrocchia di San Ponziano, che
ricostruisce la vita del parroco durante la sua missione pastorale in città.
«Ho cercato di ordinare il materiale ritrovato per presentare un racconto
puntuale e preciso su Don Vito che applica gli insegnamenti dell'Onarmo,
diventando il parroco degli operai, al servizio degli ultimi - spiega Don
Luciano Cavazzana - E per loro Don Vito riesce a superare anche la prova
estrema, l'accusa infamante d'essere padre di una bambina, aspettando con
serenità che la verità affermi la sua innocenza. È un uomo dal carisma
molto forte che si è prodigato per aiutare gli operai in una Carbonia in
cui viveva un mare di persone che facevano fatica a capirsi per la
diversità dei dialetti».
Un parroco che si è fissato nell'immaginario collettivo, ricambiando
l'affetto che lui nutriva per "la sua amata Carbonia, dove ha
raccolto tante sofferenze" come aveva scritto Don Vito "ma anche
tante consolazioni". Un parroco speciale, allontanato da Carbonia nel
1938 perché considerato un sobillatore dal regime fascista, che ritorna
dopo la guerra per occuparsi della sua parrocchia, ma anche per
organizzare le attività del centro sociale, quelle teatrali e sportive,
degli asili e dei circoli giovanili. Un ricordo indelebile che rivive
anche nel nome di due centri cittadini di accoglienza per persone in
difficoltà o senza fissa dimora. Un affetto diventato venerazione che il
tempo non ha affievolito e che in tanti vogliono consolidare.
«Rivolgo un appello ai cittadini di Carbonia affinché portino in
Parrocchia qualsiasi documento riguardante Don Vito - ha detto al folto
pubblico Don Carmine Gambella - Perché si possa rendere ancora più
completo lo studio sulla vita di questo parroco». Studio e documentazione
che serviranno anche per la causa di beatificazione di Don Vito. «L'amministrazione
comunale darà il suo appoggio alla causa di beatificazione - ha
assicurato il sindaco Tore Cherchi - E per ricordare la sua figura,
continuando in quello che è stato un suo insegnamento, istituirà una
borsa di studio per gli studi sociali a favore di studenti meritevoli e
disagiati».
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domenica
27 ottobre 2002
Ospedali,
neppure il «Sirai» è al sicuro
L'allarme
è stato lanciato dal presidente
provinciale dei medici, Raimondo Ibba
Giovanni Di Pasquale

CARBONIA. «Neppure
l'ospedale Sirai è così al sicuro dal rischio di incappare nella
chiusura».
Le parole si diffondono con leggerezza fra la platea di medici e di
infermieri convenuti in città per partecipare al secondo congresso
regionale indetto dalla "Società italiana di medicina di urgenza ed
emergenza".
Molti dei medici presenti in sala lavorano nella struttura ospedaliera
appena tirata in ballo da Raimondo Ibba, presidente dell'ordine dei medici
della provincia di Cagliari, consigliere regionale socialista e componente
della commissione Sanità.
Venerdì sera, Ibba sta parlando delle ipotesi di chiusura dei
"piccoli ospedali", definizione quanto mai vaga, nella quale
vengono classificati i nosocomi che non risponderebbero, secondo un
calcolo a dir poco approssimativo, all'indicazione dei quattro posti letto
ogni mille abitanti, come deciso l'8 agosto del 2001, quando le Regioni si
impegnarono con i ministri dell'Economia Giulio Tremonti e della Salute
Girolamo Sirchia a tagliare le spese. Fu fissato un limite da rispettare,
che ha già provocato proteste. In Sardegna una lista, con indicazioni
"pesanti" (Sorgono e Muravera, per fare qualche esempio) che
hanno dato la stura al malcontento degli interessati, è già comparsa, ma
il Sirai non era nell'elenco. A quanto sembra, però, qualcuno ha messo
gli occhi sul maggiore presidio sanitario del Sulcis, e lo sguardo è
tutt'altro che amorevole: interpellato ieri mattina, Ibba non si fa
pregare e conferma tutto. Con una precisazione che non mancherà di aprire
più d'una falla sulla tanto faticosamente raggiunta (così almeno pareva)
"unità del territorio": «Ho voluto far capire ai colleghi
medici - dice - che il concetto di "piccolo ospedale" non esiste
in sé, ma assume connotazioni diverse a seconda di chi lo maneggia.
L'idea di applicare ottusamente un criterio stabilito a livello nazionale,
senza tenere conto della specificità di un territorio, è stupido e
pericoloso: in Sardegna si provocherebbero danni irreparabili». Ma
Carbonia, nella "lista nera", c'è o non c'è? «Quando si parla
del Sulcis Iglesiente - spiega Ibba - qualcuno vorrebbe descrivere una
realtà secondo cui, se la necessità è quella di creare un polo
ospedaliero di qualità, questo esiste già, ed è ad Iglesias e, quindi,
il Sirai dovrebbe essere chiuso». L'identikit del pragmatico ideatore di
questa soluzione è indefinito, ma non troppo: «Nomi non ne faccio -
conclude il consigliere regionale - dico solo che queste teorie
provengono, evidentemente, da ambienti politici iglesienti. Ragionamenti
che non condivido: il ruolo dell'ospedale di Carbonia è talmente
visibile, che un'ipotesi di chiusura non andrebbe presa neppure in
considerazione. Però la gente del Sulcis farebbe bene a tenere gli occhi
ben aperti». Novello principe Calaf, Ibba intona uno stentoreo
"Nessun dorma" all'indirizzo della classe dirigente locale, per
una battaglia in difesa di un ospedale che, con tutta franchezza, si
stenta a considerare un "ramo secco": per altro, nei vari
progetti di ristrutturazione della rete ospedaliera concepiti dalle
diverse dirigenze avvicendatesi al vertice dell'Asl n.7, un
ridimensionamento o, tanto meno, una chiusura del Sirai non sono mai stati
neppure ventilati. Discorsi che, fino all'altro ieri, riguardavano solo i
tre ospedali di Iglesias.
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Sono
somme rimaste disponibili nei fondi del Por
Un
milione di euro in arrivo
per la vecchia miniera di Serbariu
g.f.n.

CARBONIA. Un milione di
euro, pari a circa due miliardi di lire, saranno probabilmente a
disposizione del Comune per progetti di valorizzazione delle opere che
saranno realizzate nell'area della vecchia miniera di Serbariu e che sono
finalizzate alla creazione di un parco tecnologico-culturale. Si tratta di
somme rimaste a disposizione sui fondi del Por e che sono state
redistribuite tra i vari progetti ammessi al finanziamento. La somma
consentirà di intervenire per la ristrutturazione di alcuni edifici,
rimasti esclusi dalle previsioni del primo progetto e che completeranno la
ristrutturazione dell'intera area. In più, sarà possibile intervenire su
un'area adiacente a quella della vecchia miniera, sede di una discarica,
per la bonifica ai fini di una riutilizzazione produttiva. Interventi la
cui realizzazione è prevista, come gli altri già finanziati, in tempi
rapidissimi. Tutte le opere dovranno infatti essere realizzate
completamente nell'arco di un anno e mezzo. L'amministrazione comunale ha
già bandito alcune delle gare d'appalto per la ristrutturazione degli
edifici, come ad esempio quello della lampisteria, che diventerà un museo
della miniera e del lavoro minerario. Nei prossimi giorni sarà bandita la
gara per il complesso degli interventi previsti.
Nel frattempo, le aziende artigiane che attualmente occupano alcuni
edifici e gli occupanti abusivi che hanno trasformato in abitazioni alcune
delle strutture dovranno abbandonare l'area per consentire alle imprese
d'appalto l'avvio dei lavori.
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sabato
26 ottobre 2002
Una
città più bella «ricostruita» insieme
Programma
comunale per il recupero
urbanistico e il rilancio del commercio
g.f.n.

CARBONIA. Identificare
alcune aree cittadine, adiacenti al centro storico per progetti di
recupero urbanistico. È la strada sulla quale si sta muovendo il Comune,
con lo sguardo rivolto al prossimo bando della Unione europea, quello
dell'"Asse città" sul quale spera di attingere i finanziamenti
necessari alle opere. Per costruire il progetto su cui richiedere il
finanziamento il Comune ha deciso di non camminare da solo. Un elemento
importante diventa la collaborazione dei privati, E sono così cominciati
gli incontri con le associazioni dei commercianti, per identificare gli
interventi da programmare.
«Abbiamo ritenuto che un confronto di idee, ma soprattutto una
collaborazione nella fase di studio del progetto foisse indispensabile -
ha spiegato l'assessore all'urbanistica Ignazio Cuccu -. Ciò che
intendiamo costruire è uno scorcio di città nel quale creare uno stretto
rapporto tra spazi e abitanti, e una integrazione tra spazi pubblici e
attività che vi si affacciano. Ciò a cui puntiamo, insomma, è una città
che cresca assieme alle attività commerciali, e dove gli interni degli
esercizi commerciali, costituiscano quasi un completamento delle aree
pubbliche. Il progetto, insomma, che interesserà alcune vie e piazze a
vocazione commerciale della città deve vedere, di pari passo con
l'amministrazione, un nuovo look di tutte le attivtà, ma anche un impegno
dei cittadini nella ristrutturazione degli esterni delle abitazioni. C'è
bisogno di uno sforzo comune, insomma, per creare una città più vivibile».
L'iniziativa, e soprattutto la richiesta di collaborazione, è stata
accolta in maniera positiva dalle associazioni di categoria e dai singoli
commercianti.'Il progetto potrebbe essere in grado di smuovere l'economia
del territorio, ma sopratttuto potrebbe essere la soluzione buona per
ridare vita ad un centro storico che rischia l'abbandono - ha commentato
Rosanna Curreli, fiduciaria dell'Ascom -. La grande distribuzione ha
spostato gli abitanti verso la periferia della città mettendo in crisi le
attività commerciali all'interno della cinta urbana. Fare in modo che un
ambiente urbano piacevole faccia tornare il gusto di una passaggiata per
fare compere è un risultato possibile. Possiamo far rivivere la città e
aiutare gli esercizi commerciali storici, che vivono una situazione di
crisi permanente». Gli incontri si susseguono a ritmo serrato e
coinvolgono, oltre all'assessore all'urbanbistica, anche quello delle
attività produttive e del bilancio, ognuno dei quali segue con
particolare attenzione il proprio ambito di competenza, in modo tale da
creare un progetto integrato nel quale nessun aspetto sia dimenticato.
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venerdì
25 ottobre 2002
Era
necropoli, sarà il parco di Medau
Grazie
al finanziamento della Ue
un'altra oasi nel cuore della città
La cittadella funebre diventerà un museo all'aperto illuminato e
valorizzato con varie attività

CARBONIA. Diventerà un
parco urbano l'area archeologica di Medau sa Grutta, a un tiro di schioppo
dalla piazza Roma, nel cuore del centro urbano, che nasconde nel suo
sottosuolo una necropoli prenuragica a grotte quasi completamente intatta.
Il Comune, che ha predisposto un progetto subito cantierabile, partecipa
con questo al bando europeo sull'archeologia. Se sarà finanziato
trasformerà una ampia area tra via Fertilia, Corso Iglesias e via Santa
Caterina in un vero e proprio museo all'aperto.
Il progetto si muove su due direttrici diverse - ha spiegato l'assessore
alla cultura Giovanni Orrù -. Innanzitutto metterà a disposizione dei
visitatori un'area sulla quale verrà assicurata una sistemazione
complessiva, dove sono attualmente visibili alcune tombe profanate nel
passato e altre nelle quali sono stati ultimati scavi ufficiali e dove
saranno effettuate altre campagne di scavo. Il secondo intervento prevede
restauro e riutilizzo del vecchio medau, in parte abbandonato. Verrà
ricostruita la «domus» tradizionale, e vi verranno ubicati un piccolo
laboratorio didattico, una sala esposizioni, un punto di ristoro e altre
strutture di servizio ai visitatori. Una vera grande area attrezzata che
diventerà un museo all'aperto e che si candida a diventare uno dei siti
più interessanti dell'area del Sulcis-Iglesiente. Alcuni saggi di scavo
effettuati nel passato hanno evidenziato la presenza nel sottosuolo di
almeno una ventina di tombe a grotta, le cui dimensioni raggiungono, in
alcuni casi, i dieci metri di diametro. L'inglobamento all'interno del
centro urbano l'ha naturalmente protetta evitando l'assalto dei
clandestini. Le uniche profanazioni registrate risalgono infatti all'età
romana e queste grotte sono state utilizzate, fino agli anni Cinquanta,
come abitazione. La realizzazione rientra all'interno del progetto di
riqualificazione del rio Cannas che mira, una volta bonificata l'area
adiacente, a valorizzare alcune aree periferiche e a collegarle con il
centro città in una sorta di fusione tra storia passata e presente. «Si
tratta di un altro tassello che contiamo di collocare rivolgendoci ai
finanziamenti dell'Unione europea - ha spiegato l'assessore al bilancio
Antonello Dessì -. Finora, la grande capacità dei nostri uffici ci ha
consentito di essere presenti ad ogni bando, smuovendo verso la città un
vero fiume di denaro per la realizzazione di importanti opere che in
qualche modo cambieranno la città nel breve periodo». (g.f.n.)
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giovedì
24 ottobre 2002
Al
via la campagna «Adotta un albero»
a.p.
CARBONIA. "Adotta
un albero" è la nuova iniziativa firmata dall'Amministrazione
Comunale di Carbonia che, con l'approvazione di un nuovo regolamento
consigliare, ha pensato di permettere ai singoli cittadini e alle società
di occuparsi direttamente del verde pubblico, con l'impegno del Comune a
fornire tutto l'occorrente necessario allo scopo.
I singoli cittadini, le scuole e le associazioni potranno curare la
manutenzione e lo sviluppo delle aree verdi esistenti nel territorio,
occupandosi della manutenzione ordinaria e potendo contare sull'apporto
dell'amministrazione per gli interventi straordinari come, ad esempio,
l'erogazione di concime.
L'importante iniziativa si rivolge anche alle Società che prendendo in
concessione gli spazi pubblici potranno ricavarne importanti vantaggi
promozionali.
Le società, che realizzeranno progetti di sistemazione del verde su aree
esistenti o che creeranno nuovi spazi, otterranno, infatti, l'opportunità
di collocare, negli stessi punti verdi presi a tutela, la pubblicità
gratuita per la propria azienda.
Per aderire all'iniziativa è sufficiente compilare un modulo prestampato,
disponibile all'ingresso del palazzo comunale presso gli uscieri, e
stipulare un accordo annuale, rinnovabile, con il Comune.
Gli interessati possono rivolgersi alla geometra Orrù presso l'Ufficio
Ambiente del Comune di Carbonia il lunedì, mercoledì e venerdì, dalle
11 alle 13, oppure telefonare al numero 0781.694224.
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mercoledì
23 ottobre 2002
Il
poliambulatorio riapre i battenti
La
struttura di piazza San Ponziano era chiusa per lavori di restauro
g.d.p.

CARBONIA. La notizia
non è ufficiale, ma è ormai quasi certo che, entro l'anno, il
poliambulatorio di piazza San Ponziano, riaprirà i battenti in tempi
brevi.
I prolungati lavori di ristrutturazione sono terminati ormai da tempo e la
struttura è pronta per essere restituita agli utenti della sanità
pubblica, in particolare a quelli provenienti dai centri del Basso Sulcis,
che troveranno assai più comodo avere uno specialista nel centro di
Carbonia.
Il poliambulatorio di via Costituente resterà ancora per qualche tempo
nella disponibilità dell'Azienda sanitaria 7.
Secondo i programmi, sarà infatti ristrutturato l'albergo operaio,
situato fra via Costituente e via Trieste, acquisito dall'Asl per la
collocazione del dipartimento di prevenzione: i servizi di quest'ultimo
settore saranno ospitati nel frattempo in via Costituente. La riapertura
di piazza San Ponziano era particolarmente attesa dagli utenti: lo
spostamento degli ambulatori e di alcuni uffici importanti (esenzioni,
assistenza integrativa, scelta e revoca del medico di famiglia, tanto per
fare due esempi significativi) aveva infatti penalizzato sia gli abitanti
di Carbonia, sia quelli dei centri minori: i primi hanno infatti difficoltà
a raggiungere il presidio, a causa delle gravi carenze dei trasporti
urbani; i secondi, scesi alla fermata Fms di piazza Roma, sono costretti a
una lunga "passeggiata": nonostante le reiterate richieste, una
fermata nei pressi del poliambulatorio non è mai stata collocata
dall'azienda di trasporto pubblico. Dai vertici dell'Asl, nel recente
passato, era giunta inoltre la conferma di un impegno preso da tempo con
le associazioni (come la Comunità di via Marconi), riguardante
l'istituzione di un servizio di riabilitazione efficiente e potenziato.
Importante, per altro, anche la decisione di acquisire i locali
dell'albergo operaio, che, in primo luogo, sfuggiranno sicuramente al
destino di altre strutture, come quella non lontana, nei pressi dell'ex
comando della Polizia stradale, caduta definitivamente in rovina: si
eviterà dunque al tessuto urbanistico cittadino l'ennesimo scempio. La
centralizzazione dei servizi che fanno capo al dipartimento di prevenzione
(dall'igiene pubblica, all'igiene urbanistica, al servizio veterinario)
non potrà non trovare il plauso degli utenti, costretti oggi, in caso di
pratiche autorizzative complesse, a fastidiosi trasferimenti da un ufficio
all'altro, situati anche a notevole distanza. Ad essere centralizzati,
inoltre, saranno i servizi farmaceutici, suddivisi oggi fra ospedali e
distretti: i locali destinati ad accoglierne gli uffici sono quelli di
piazza Cagliari. Un provvedimento che va direzione di un maggiore
controllo delle ingenti risorse finanziarie impegnate nell'acquisto di
prodotti farmaceutici.
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mercoledì
23 ottobre 2002
Biblioteche,
la nuova cultura del leggere
Cinque
progetti di animazione avviati dal sistema
interurbano per avvicinare i giovani ai libri
e.c.

CARBONIA. Nuove
proposte per migliorare l'attività delle biblioteche pubbliche.
L'iniziativa è del Sistema bibliotecario interurbano del Sulcis che ha
inviato i progetti ai Comuni. Si tratta di allargare le aree di intervento
tradizionali con laboratori in grado di suscitare nuovo interesse da parte
degli utenti nei confronti delle biblioteche. Le proposte riguardano
cinque progetti: animazione alla lettura, animazione al fumetto,
laboratorio fotografico, progetto cineforum, laboratorio sul precinema.
Sarà la cooperativa Scila, attualmente gestore del Sistema, ad attivare
questi progetti, definiti "aggiuntivi", che costituiscono una
vera e propria novità nel panorama culturale del territorio. L'animazione
alla lettura nasce dalla elaborazione di alcuni dati statistici che
dimostrano come ormai non si legga quasi più. In Italia si leggono meno
di due libri all'anno a persona, contro i dieci di alcune nazioni del Nord
Europa. Qualcuno dice che non si legge più perché non s'è mai appreso
il piacere della lettura. Questo vale soprattutto per i giovani. Gli
obiettivi del progetto saranno perciò quelli di entusiasmare i giovani
lettori, motivandoli alla lettura anche al di fuori del contesto
scolastico; suscitare interesse verso il libro, legandolo non solo al suo
contenuto ma anche all'autore; incentivare il bisogno di leggere, facendo
emergere gusto ed interesse. Infine, promuovendo manifestazioni culturali
che consentano la libera espressione dei giovani ed il loro approccio al
mondo della letteratura. Un altro progetto di grande importanza è quello
dell'animazione al fumetto. Un tempo veniva considerato come un esempio
deleterio di lettura, capace solo di distogliere l'attenzione dalla
cultura seria, rappresentata esclusivamente dal libro. Oggi c'è una
rivalutazione di questa espressione artistica nella quale sono insiti i
significati più profondi della vita. Gli obiettivi del laboratorio sono
molteplici: alfabetizzazione, codificazione, produzione e comunicazione.
In pratica si tratta di avviare il bambino ad una prima conoscenza del
codice del linguaggio del fumetto sino ad arrivare alla possibilità di
esprimersi attraverso una produzione elementare di immagini a fumetti. Per
quanto riguarda il laboratorio fotografico, il progetto consiste nel
raccontare delle storie attraverso la fotografia (scrivere con la luce).
Anche in questo caso si partirà dall'apprendimento dei primi rudimenti
del linguaggio tecnico per arrivare alla realizzazione di una foto e
all'allestimento di una mostra dei lavori prodotti. Infine il Cinema. Il
primo progetto riguarda il Cineforum. Il grande consumo di cinema che
avviene, anche fra le pareti domestiche, non corrisponde ad un'efficace
comprensione del linguaggio filmico. Il progetto si pone quindi
l'obiettivo di insegnare ad individuare l'argomento e le informazioni
principali di un messaggio audiovisivo; verificare le caratteristiche e
classificare il film in base al genere; capire gli elementi fondamentali
del linguaggio audiovisivo; aumentare l'autostima per il contributo dato
nella discussione collettiva. Con il laboratorio sul precinema si
effettuerà un percorso affascinante nelle origini di questa espressione
artistica per scoprire i segreti che hanno condotto alla riproduzione
fotografica del movimento. Sarà soprattutto un'attività pratica che
consentirà la realizzazione di strumenti capaci di far sperimentare le
conoscenze acquisite.
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martedì
22 ottobre 2002
Iacp,
un patrimonio di case sprecato
Interrogazione
del Ccd al sindaco Cherchi
per sbloccare oltre mille appartamenti sfitti
g.f.n.
CARBONIA. «Gli
interventi per l'abbellimento della città sono lodevoli, ma non si può
ignorare che centinaia di famiglie sono senza tetto e che occorre un
grande investimento nella edilizia pubblica per dare risposte adeguate.
Per questo motivo occorre che lo Iacp, che deve reinvestire in città le
somme ricavate dalle vendite degli appartamenti di sua proprietà ubicati
nel territorio comunale utilizzi quelle somme, o almeno una parte di esse,
per la costruzione di alloggi». È quanto afferma Alberto Floris,
consigliere comunale del Ccd che si è rivolto al sindaco Tore Cherchi.
Alberto Floris preso atto che esiste in città un migliaio di case sfitte
ma che queste, per i motivi più diversi, non sono immesse nel mercato
degli affitti, ha sollecitato il sindaco ad attuare tutte le iniziative
possibili che possano limitare il fenomeno dei senza tetto. Floris ha
anche chiesto notizie sui programmi dell'amministrazione comunale per le
abitazioni di sua proprietà, che potrebbero essere messe sul mercato
utilizzando le somme ricavate per la costruzione di nuove strutture
abitative. «Il problema vero è - ha spiegato Floris - che la gestione
del patrimonio abitativo dello Iacp è oltremodo carente. Le mille case
che l'Istat indica come vuote in occasione del recente censimento non sono
tutte di proprietà di privati. Una parte consistente è patrimonio
pubblico, e troppo spesso capita che la situazione di chi li detiene in
affitto sia irregolare. Le case passano in eredità da un propritario ai
discendenti anche se questi possiedono già una casa o non sono più
residenti da tempo in città. E, il che è grave, nessuno interviene. I
sindacati degli inquilini, ma non solo loro, continuano a segnalare le
anomalie ma tutto continua a rimanere come è. E allora, serve una azione
forte dell'amministrazione comunale che ha il dovere di pretendere dallo
Iacp la disdetta delle situazioni irregolari. Non dimentichiamo che quegli
appartamenti debbono poi essere assegnati seguendo la graduatoria
esistente in comune, e che conta centinaia di famiglie. Il danno, insomma,
è dell'intera collettività. Se quelle case fossero assegnate calerebbe
d'un colpo il numero di aspiranti ad una abitazione. Se si volesse
intervenire, sarebbe semplice. Per una prima conoscenza del problema è
sufficiente una visita ad uno dei sindacati degli inquilini. Sulla base
dei loro tabulati preventivare una operazione di "pulizia
generale" non è complicato». Le conferme arrivano tutte. «Ci sono
stati proprietari di appartamenti Iacp che sono riusciti a farsi vendere
una seconda casa; ci sono stati terreni pertinenze di abitazioni che sono
stati venduti a non aventi diritto; ci sono stati riconoscimenti di
situazioni di fatto irregolari. Situazioni anomale rimangono ancora oggi -
raccontano i rappresentanti degli inquilini -. Il fatto è che manca la
volontà di regolarizzare il settore».
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sabato
19 ottobre 2002
Undici
mesi di attività nella Comunità di via Marconi
All'«Informa
handicap»
le strade per districarsi
tra le barriere burocratiche
Giovanni Di Pasquale
CARBONIA. Un successo
di proporzioni inimmaginabili, quello ottenuto dallo sportello "Informa-handicap",
avviato dalla Comunità di via Marconi, nel novembre dell'anno scorso, per
comunicare informazioni indispensabili a tutti quei cittadini che, per
mille motivi, in particolare per uno stato di disabilità psico-fisica,
trovano difficoltà a muoversi nei meandri della burocrazia: aprire una
porta attraverso cui questi cittadini possano accedere a notizie, dati,
provvedimenti legislativi, cercare insieme di conoscere i propri diritti e
dare soluzione a tanti piccoli problemi che rendono la vita più
difficile. Dopo undici mesi di lavoro, "Informa-handicap" è
divenuto un punto di riferimento per i disabili e le famiglie di tutto il
Sulcis: un afflusso di richieste che ha "costretto" i volontari
ad accrescere la disponibilità nei confronti dell'utenza.
Lo sportello sarà aperto, dalla prossima settimana, anche il martedì,
dalle ore 16 alle 19. Otto i soci della Comunità, anch'essi disabili, a
disposizione di chi ha necessità: Angela Borghero (numero telefonico
078164714 e 3386235899), Tore Pisu (078163557 e 3334615030), Antonella
Melis (078129014), Aniceto Fois (0781690116), Gesuino Sanna (0781671759),
Dino Casu (0781674470), Tore Mureddu (3286533578), Agnese Saba
(0781660197). Un'idea che nasce dai disabili, in risposta a un'esigenza
forte: entrare in relazione con i bisogni, essere di stimolo a chi ancora,
nonostante una cultura che è cambiata in maniera sensibile, tende a
rinchiudersi o, peggio, ad essere rinchiuso in sé, "recluso"
fra le mura domestiche. Rendere i cittadini consapevoli dei propri diritti
e doveri, per costruire una rete di relazione civica, affinché tutti
siano attenti a chi sta loro vicino. Tutte significative le tematiche
affrontate: accertamenti sui benefìci, assistenza, sanità, istruzione,
formazione professionale, lavoro, abbattimento delle barriere
architettoniche, trasporti, cultura e intrattenimento, tempo libero.
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venerdì
18 ottobre 2002
BIANCOAZZURRI
Calcio,
un quarto di secolo
Il
Carbonia Sud celebra un anniversario importante
In primavera un torneo ufficiale e una mostra dei tanti ricordi
(g.f.n.).
 
CARBONIA. Un quarto di
secolo di vita è il traguardo che, venticinque anni fa, era solo un
lontano obiettivo: per il gruppo di appassionati che, chiuse le esperienza
delle squadrette amatoriali che ruotavano attorno al mitico rettangolo di
gioco dell'oratorio parrocchiale di via Sella, decise nel 1978 di creare
il gruppo sportivo Carbonia Sud, la stagione calcistica 2002-2003 diventa
la pietra miliare di una storia fatta di cultura sportiva, passione e
socialità. Quanti sono i ragazzi che hanno calcato i campi del Sulcis e
della Sardegna con le maglie bianco-azzurre del sodalizio? «Sicuramente
migliaia - racconta con orgoglio il presidente del Carbonia Sud Sisinnio
Pau - tantissimi ragazzi che ci hanno dato dato innumerevoli
soddisfazioni, non solo sportive. Non sono mancati i momenti poco felici,
periodi di difficoltà organizzative, quando si perse lo spirito
originario che portò alla nascita della società, e si inseguirono più i
risultati che il sano impegno e divertimento: l'ambiente fu avvelenato
dalla presenza di personaggi che non posso fare a meno di definire
mercenari, che sono stati allontanati prima che potessero rovinare tutto».
Il gruppo dirigenziale che ne ha preso le redini - oltre a Pau, ci sono
Gianni Monni, Masino Sacchitella e Antonello Pirotto - ha lavorato sodo
per recuperare il tempo perduto. I frutti sono arrivati ben presto, grazie
anche alla presenza di tecnici di indiscussa validità, a partire da
Franco Podda e Sergio Lai, per continuare con Antonello Cossu, Luciano
Cadoni, Guido Casula, Alberto Lai, Angelo Meloni, Gianfranco Senes e
altri, pronti ad offrire il proprio contributo. Il «capolavoro» del
settore tecnico del Carbonia Sud è sicuramente la scuola calcio:
un'impresa che costa grandi sacrifici, ma che oggi viene riconosciuta come
una delle realtà migliori dello sport giovanile locale, apprezzata anche
fuori dai confini della Sardegna sud-occidentale. Nella scuola calcio si
realizzano gli obiettivi originari che caratterizzarono la fondazione del
sodalizio nato nell'ambiente della parrocchia di Gesù Divino Operaio (il
parroco don Elio Tinti ne è presidente onorario) e che l'attuale
leadership ha recuperato con convinzione: la prevalenza, cioè
dell'aspetto sociale dello sport, attraverso cui si coinvolgono non solo i
giovani, ma anche le famiglie. «I risultati - aggiunge il presidente -
che in questi anni non sono mancati, vengono anche dalla caratterizzazione
sociale dato al nostro lavoro». A giugno il Carbonia Sud è atteso dai
festeggiamenti per il venticinquesimo anniversario, caratterizzati da
innumerevoli iniziative, tra cui l'ottava edizione del Trofeo «Croce del
Sud»: in programma, mostre di cimeli, quali foto, cartellini, coppe,
articoli dei giornali e quant'altro sarà possibile reperire per
un'iniziativa di dieci giorni.
Giovanni Di Pasquale
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giovedì
17 ottobre 2002
Ora
vivono a Sirai, via Nazionale e nella miniera di Serbariu
Campi
nomadi, il Comune
progetta un'area attrezzata
g.f.n.
CARBONIA. Vivono in
condizioni igeniche al di sotto della normalità, a causa della assoluta
carenza di servizi a disposizione.
In città ci sono tre tribù, diverse anche per religione, di nomadi che
si contendono, o forse sarebbe meglio dire si dividono, le aree
periferiche dove è possibile la sosta. Sirai, via Nazionale, e fino a
qualche tempo fa la vecchia miniera di Serbariu sono le tappe d'obbligo di
ogni nuova famiglia che giunge in città.
Per loro è in arrivo una novità, destinata a migliorare le condizioni di
vita.
L'ufficio tecnico ha pressochè predisposto un progetto per la
realizzazione, nell'area di Sirai, di un campo sosta, dotato almeno dei
servizi essenziali, luce e acqua, oltre che di una pavimentazione che si
sostituisca almeno inparte allo sterrano oggi esistente.
I finanziamenti, anche se non consistenti, sono stati erogati da tempo
dalla regione. I lavori però non sono mai iniziati, anche per le
difficoltà oggettive di identificare l'area. Ad ogni ipotesi del comune,
finora, sono seguite quasi immediatamente le proteste di qualche gruppo di
cittadini. Stavolta pare invece che il prgetto troverà una linea quasi
preferenziale negli interventi del comune. L'imminente inizio dei lavori
per il recupero della vecchia miniera di Serbariu presupponeva lo sgombero
delle aree del cantiere, e una gran parte di queste erano occupate fino a
qualche settimana fa da una delle tribù di nomadi. Si riteneva sarebbe
stato complicato imporgli il trasferimento in un'altra area, e invece
senza nessun problema hanno aderito subito alla richiesta
dell'amministrazione. Tore Cherchi, d'altronde, nel chiedere di
abbandonare lo spazio interno alla miniera ha anche evidenziato
l'intenzione dell'amministrazione di mettere a disposizione un'area
attrezzata per consentire migliori condizioni di vita.
Con questa ipotesi sono stati superati anche i problemi possibili di
convivenza tra le varie tribù, alcune delle quali cristiane ed altre
musulmane. L'area prescelta è quella posta all'incrocio tra la strada
provinciale pedemontana e la via Dalmazia, proprio al bivio di Sirai.
Una zona facilmente urbanizzabile e nella quale acqua e luce possono
essere possono essere portate in tempi brevissimi e con limitati impegni
finanziari.
Una comunità di zingari ci vive da tempo, ed è l'area nella quale si
registra nel tempo il maggior numero di presenze e il maggior movimento di
famiglie che vanno e vengono.
«Consentire condizioni migliori di vita, con la creazione di un campo di
sosta, è un problema di civiltà - ha sottolineato Cherchi -. Si tratta,
in più, di una operazione che consente di evitare il degrado di zone
occupate in maniera estemporanea. In tempi brevi inizieremo i lavori. E
sono convinto che i vantaggi saranno per l'intera comunità cittadina».
Carbonia, in più, è una città dove non si sono mai registrati problemi
tra la comunità dei nomandi e i cittadini, e dove la convivenza si à
snodata sempre sui binari della più assoluta tranquillità.
L'operazione insomma, sembra di gradimento generalizzato.
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mercoledì
16 ottobre 2002
Mille
appartamenti senza inquilini
Case
dello Iacp lasciate vuote da non residenti
mentre 400 senzatetto vivono in condizioni precarie
g.f.n.

CARBONIA. Da un lato ci
sono quattrocento senzatetto che riempiono la graduatoria comunale e che
attendono l'assegnazione di un appartamento di edilizia popolare vivendo
nella migliore delle ipotesi in condizioni di sovraffollamento, nelle
abitazioni delle famiglie di origine ma anche in veri e propri rifugi di
fortuna, nei garage o nelle fatiscenti vecchie strutture della miniera di
Serbariu. Dall'altro, a guardare l'ultimo censimento Istat, ci sono ben
1.055 appartamenti vuoti. Un numero enorme di abitazioni utilizzato per
non più di un mese all'anno nelle vacanze estive e che rappresenta quasi
il 10% delle abitazioni complessive della città, 11.909 in tutto, di cui
10.854 occupate da residenti per la maggior parte fuori dal mercato.
Ci sono case di proprietà, lasciate vuote per scelta, ma anche seconde
case di vecchi cittadini trasferitisi da anni nella penisola o all'estero
e che magari non le hanno restituite allo Iacp pur avendo, in molti casi,
perso i requisiti per continuarle a mantenere. Un censimento non ufficiale
valuta queste ultime in almeno 350. Ci sarebbero altrettanti cittadini,
insomma, che non vivono più in città, che hanno cambiato residenza e
vivono ormai in altri comuni, e che dispongono ancora dell'appartamento
dell'Istituto autonomo per le case popolari utilizzando, quasi in eredità,
i vecchi contratti dei genitori scomparsi e che non sono volturati
dall'ente proprietario. Una situazione che rappresenta in città una vero
e proprio problema, dal quale da un lato discende una anomalia nel mercato
degli affitti che per la rarità dell'offerta appare più alto che in
altri comuni delle stesse dimensioni, e che complessivamente mette la città
in una situazione di disagio sociale creando condizioni di tensione
abitativa.
«Il problema esiste ed è grave - ha commentato Giancarlo Cancedda,
responsabile dell'Adiconsum -. A parte i ritardi dell'amministrazione
nell'attivazione delle procedure di assegnazione delle poche case
disponibili, esiste il fenomeno generalizzato della mancanza di controlli
da parte dell'Istituto autonomo per le case popolari. Capita più spesso
di quanto si immagini che il decesso del precedente inquilino, o
l'allontanamento di questo dalla città, faccia registrare un passaggio
"fuori legge" dell'appartamento ad altri, magari dietro
compenso, senza seguire i criteri dell'assegnazione in base ad una
graduatoria. La legge consente solo agli emigrati all'estero di mantenere
i diritti derivanti dal contratto di affitto. Ma è assolutamente anomalo,
e ne esistono numerosi casi, che chi si trasferisce nella penisola, e
assume la residenza in un altro comune possa mantenere in città la
disponibilità della casa dello Iacp. E questo anche quando il contratto
era stipulato dai genitori degli attuali occupanti, che sono a tutti gli
effetti abusivi. Occorrerebbe un censimento di tutte le situazioni, con il
blocco delle situazioni abusive, che consentirebbe di rimettere i circolo
alcune centinaia di appartamenti che in teoria devono essere riassegnati a
cittadini che ne hanno diritto e che si trovano inclusi nella graduatoria
comunale. Si tratta di un atto dovuto in una città dove le giovani coppie
non riescono a trovare una casa, dove i prezzi delle poche case in affitto
sul mercato privato sono fuori dalla portata della maggior parte degli
stipendi e dove non esistono più aree fabbricabili se non a prezzi
astronomici. È chiaro che in questa condizione nascono situazioni di
illegalità e i disperati non guardano troppo per il sottile pur dio avere
una casa sulla testa. Si leggono così le occupazioni abusive dei ruderi
della vecchia miniera di Serbariu, ma anche le occupazioni abusive di
appartamenti vuoti sparsi per la città. Occorre mettere regola nel
settore per garantire chi ha diritto ad una casa da un lato e i
proprietari che sono in regola dall'altro. Altrimenti, questa città
rischia di tornare indietro di decenni, quando l'occupazione abusiva di
appartamenti era una normalità».
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