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Alcune Notizie su Carbonia dal 16 al 30 Ottobre 2002

tratte da.....La Nuova Sardegna

giovedì 31 ottobre 2002

Oppi assicura: lunga vita al Sirai
Smentite dall'assessore regionale alla Sanità
le voci sul rischio di chiusura dell'ospedale

g.d.p.

CARBONIA. «Il presidente dell'ordine dei medici, Raimondo Ibba, che ama le sortite estrose, avrebbe ben evitato inutili allarmismi, se solo avesse conosciuto un minimo della realtà del Sirai».
Ha atteso qualche giorno, l'assessore regionale alla Sanità Giorgio Oppi, per chiarire senza mezzi termini che "la notizia" di un possibile ridimensionamento o, addirittura, della chiusura dell'ospedale cittadino, diffusa dal consigliere regionale Raimondo Ibba venerdì scorso, al congresso regionale della Società medici di emergenza e urgenza, "è destituita di qualsiasi fondamento".
Una smentita secca, quella di Oppi: «Negli ultimi anni - sostiene il leader dell'Udc - il nosocomio sulcitano è stato oggetto di una continua attenzione, che l'ha portato ad essere uno dei punti di riferimento sanitari del territorio: negli scorsi mesi sono stati inaugurati i reparti di malattie infettive e di ginecologia e, nelle prossime settimane saranno inaugurati il nuovo pronto soccorso e la nuova rianimazione. È stato potenziato il servizio dialisi ed è in fase di ultimazione la progettazione esecutiva per il restauro generale dell'ospedale, per un importo di circa 20 miliardi di vecchie lire. Nello stesso quadro di adeguamento e potenziamento delle strutture, è stato incrementato l'organico di medici ed infermieri». Insomma, fa notare Oppi, come potrebbe chiudere o essere dequalificata una struttura su cui si impegnano tali e tante risorse? La replica di Oppi non poteva non toccare la maliziosa attribuzione ad "ambienti politici iglesienti", citati espressamente da Ibba, della volontà di deprimere il ruolo del Sirai nella sanità sulcitana: «Il Sulcis - spiega l'assessore - ha sempre avuto ed ha, a tutti i livelli, rappresentanti politici che tutelano il territorio, senza bisogno di ulteriori stimoli: tra questi, il sottoscritto. Non conosco, né per altro ambisco a conoscere, questi fantomatici "ambienti politici iglesienti" che, in ogni caso, sarebbero del tutto ininfluenti, considerato che le proposte e le decisioni pervengono all'assessore alla Sanità: cioè al sottoscritto». Chi decide, questa la delucidazione di Oppi, sono io: un "passaggio" che nessuno potrebbe aggirare. L'assessore si spinge inoltre sul terreno delle polemiche sulla chiusura dei cosiddetti "piccoli ospedali": «Recentemente - prosegue - ho incontrato i sindaci in cui insistono queste strutture, ai quali ho assicurato l'impegno mio personale e quello della giunta regionale, per evitare che i provvedimenti legati alla razionalizzazione della rete ospedaliera siano eccessivi». Una precisazione che, a maggior ragione, riguarda l'ospedale di Carbonia: «Fra questi ospedali non può certamente essere ricompresso il Sirai che, a seguito del potenziamento iniziato nei primi anni Novanta, rappresenta un presidio fondamentale della sanità del territorio. Spiace, dunque - conclude Oppi - che si debbano continuare attività propagandistiche basate su notizie inesistenti e senza il coraggio di citare le fantomatiche fonti di informazione».

LETTERATURA
Ad Alessandra Pusceddu il Premio Arborense

red.car.

CARBONIA. La XIVª Edizione del Premio letterario Arborense, bandito in ambito nazionale dall'Accademia Arborense-centro Studi e ricerche "Prof. Giuseppe Pau" di Oristano, fa sentire il suo eco anche in città assegnando il secondo premio per la narrativa italiana inedita, ad Alessandra Pusceddu, giovane laureata in Scienze Politiche di Carbonia. Alessandra Pusceddu, già premiata al concorso nazionale "L'Abracalabria l'Officina delle idee" e autrice della raccolta di racconti Camilla, pubblicato dalla Cocco Edizioni, è stata premiata per la trilogia di racconti "Le Tre Lune", in cui ha voluto rappresentare le tre fasi della vita umana, l'infanzia con la sua magia, la giovinezza all'affannosa e deludente ricerca di un posto di lavoro e la vecchiaia alla conquista di una pace e di un equilibrio interiore a lungo desiderato. Ma al di là del verseggiare le realtà della vita ciò che unisce i tre racconti è la fantasia che arriva in soccorso della quotidianità offrendo una via di fuga sempre possibile. In attesa della cerimonia ufficiale di premiazione, prevista per dicembre, è ormai in procinto di pubblicazione la raccolta antologica delle opere finaliste delle varie sezioni del Premio Arborense, scelte da una giuria di professori e giornalisti, in cui accanto ai racconti di Alessandra Pusceddu troveranno collocazione le altre opere premiate per la poesia, narrativa, saggistica, ricerca storica ed etnografica e per la commedia. Intanto è già pronto il nuovo bando per la XVª edizione del Premio Arborense, gli interessati possono richiederlo alla segreteria del concorso al numero 0783.859004 o all'e-mail pinna.g@libero.it. La scadenza per la presentazione dei lavori è fissata per il 31 gennaio 2003.

mercoledì 30 ottobre 2002

Sviluppo: la via passa per il parco
La Cgil territoriale invita i Comuni a un confronto
per rilanciare il progetto dell'area protetta

Enrico Cambedda

CARBONIA. C'è voglia di Parco. Sono trascorsi tredici anni dall'approvazione della legge che istituisce i parchi regionali ma queste realtà non sono ancora operanti. Il Parco naturale del Sulcis sarebbe dovuto essere uno dei più estesi della Sardegna. Diffidenze, scarsa informazione e pregiudizi hanno impedito la sua istituzione. La segreteria territoriale della Cgil ha rivolto un invito ai Comuni per un confronto che aiuti a rimuovere gli ostacoli che impediscono questa occasione di sviluppo.
«L'ambiente è un patrimonio di tutti - spiega, Marco Grecu, segretario della Cgil - per questo è necessario assumere una nuova consapevolezza della sua importanza. Sono le collettività a trarre vantaggio dal suo corretto utilizzo. Nel Sulcis dei trentamila disoccupati, delle industrie che languono, delle attività tradizionali in crisi non si possono trascurare quelle occasioni di sviluppo che ben s'integrano con il patrimonio culturale delle diverse realtà locali. Noi riteniamo ormai obsoleta quella concezione che identifica il Parco con una serie di vincoli ed imposizioni dimenticando tutti i benefici che derivano dalla gestione di un territorio protetto ed organizzato. Gli esempi in questo senso sono numerosi. È sufficiente meditare sui Parchi istituiti ormai da anni in molte regioni d'Italia o sulle esperienze fatte nella vicina Corsica». L'isola gemella ha sperimentato con successo l'istituzione dei Parchi, nonostante alcune diffidenze iniziali. Oggi i comuni fanno a gare per inserire i loro territori nelle aree protette: «Il Parco offrirebbe la possibilità di scoprire le aree più suggestive del Sulcis - aggiunge, Marco Grecu - insieme a quelle tradizioni culturali ancora vive che rendono il territorio particolarmente ricco di stimoli e di percorsi educativi. Il Parco potrà valorizzare queste ricchezze paesaggistiche e storiche, unendole alle proprie ricchezze ambientali e faunistiche e trasformando il tutto in occasioni di lavoro e di sviluppo. Ogni voce contraria a questa istituzione deriva molto probabilmente da una scarsa conoscenza della realtà. È necessario uno sforzo culturale per capire che il Parco può essere lo strumento privilegiato per avviare quel processo di ripresa economica auspicato da tutti». Dalle parole occorrerebbe però passare ai fatti. Tredici anni di riflessione non hanno cancellato del tutto il partito degli oppositori all'istituzione del Parco del Sulcis: «Ci sono ancora resistenze - ammette, il segretario della Cgil - ma noi faremo di tutto, anche con conferenze di servizio, incontri con i Comuni, categorie sociali e forze politiche per offrire un contributo decisivo al formarsi di una cultura ambientale che valuti positivamente il Parco. Faremo una campagna di promozione che si rivolga anche ai più giovani affinché la riscoperta dell'amore per la natura faciliti questo progetto».

Sirai, l'ospedale è un bene dei cittadini
Adiconsum e Tribunale del malato
dicono: «Nessuno può pensare di chiuderlo»

Giovanni Di Pasquale



CARBONIA. Una reazione, più che indignata, incredula: dal Tribunale per i diritti del malato e dall'Adiconsum arrivano prese di posizione che descrivono l'ospedale Sirai, minacciato, a detta del consigliere regionale Raimondo Ibba, da possibili ridimensionamenti, come una sorta di bene intangibile: indispensabile a tal punto, per la salvaguardia della qualità e quantità di servizi sanitari del territorio, che ipotesi come quella ventilata appaiono non tanto irrealistiche, quanto surreali: «I primi a ribellarsi sarebbero i cittadini», questa in sintesi l'opinione dei rappresentanti delle due associazioni.
Eppure, chi ha deciso di lanciare il sasso nello stagno, è una voce autorevole: presidente provinciale dell'ordine dei medici, Ibba è componente della commissione Sanità del consiglio regionale, un organismo investito, negli ultimi tempi, della discussione su possibili tagli alle strutture sanitarie argomento che ha già suscitato polemiche assai intense. Ma Angela Borghero, responsabile del Tribunale per i diritti del malato per il Sulcis, non vuole dar peso al rischio paventato: «Il Sirai non chiuderà per nessuna ragione - sostiene - né è pensabile una ristrutturazione dequalificante. Per altro, mi pare che la direzione generale dell'Asl stia agendo in tutt'altro senso, come dimostrano le notizie diffuse ieri. Si parla di rilancio degli investimenti, dell'apertura di nuovi locali per servizi di estrema importanza: se qualcuno avesse in mente un attacco all'esistenza dell'ospedale di Carbonia, non avrebbe vita facile». Borghero vede negli ultimi tempi, negli atteggiamenti dei cittadini nei confronti del Sirai, un ritrovato rapporto in positivo: «Il Tribunale - spiega - continua a raccogliere critiche e disagi, ma sarebbe ingiusto non dire che sempre più spesso qualcuno tiene a segnalare una crescita nella qualità del servizio, in più di un settore. La verità è che la dirigenza sanitaria e la classe dirigente locale devono fare i conti con una politica sanitaria nazionale a dir poco sciagurata. L'apparato dei servizi socio-sanitari è messa a repentaglio da una stretta finanziaria scriteriata, che non gioca a favore di chi abbia propositi di miglioramento dei servizi a tutela dei cittadini più deboli». Giancarlo Cancedda, nel perorare la causa del Sirai per conto dell'Adiconsum, fa leva sui numeri: «Se l'accusa che si rivolge al governo è quella di tenere conto solo di aride cifre e del rapporto posti letto-abitanti - argomenta - allora è inevitabile affermare che il Sirai si trova al sicuro. Certo, l'allarme lanciato da Ibba non è campato in aria, perché alla base ha un ragionamento che, per quanto assurdo, ha una suo logica: tenderebbe a difendere demagogicamente interessi di campanile, prerogative di pochi contro quelle della maggioranza. È importante, a tale proposito, che i rappresentanti dei cittadini non si lascino trascinare in polemiche che rischiano di creare divisioni, e mi pare che, a leggere le prime reazioni, la calma stia prevalendo». Secondo l'Adiconsum, sarebbe sufficiente fare luce sulla vicenda per diradare ogni incertezza sul futuro dell'ospedale: «Una manovra di questo tipo - conclude Cancedda - vince solo se si muove nel sottobosco. Sfidiamo gli "ambienti politici iglesienti" di cui ha parlato Ibba, ad uscire allo scoperto: sarebbero sommersi da una risata».

martedì 29 ottobre 2002

Don Sguotti, parroco tra i minatori
A 50 anni dalla morte del sacerdote un libro sulla sua vita
ANNIVERSARI Un prete rimasto nel cuore della città

Alessandra Pusceddu
Nella foto il libro di don Luciano Cavazzana sulla vita e le opere di don Vito Sguotti
CARBONIA. Don Vito Sguotti, il primo parroco della nascente città operaia, è stato ricordato sabato, nella sala consigliare del Comune di Carbonia, in occasione del 50º anniversario della morte, con la presentazione del libro "Da Tribano a Carbonia" curato da Don Luciano Cavazzana. Don Cavazzana, con il contributo dell'amministrazione e della parrocchia di Tribano, ha raccolto documenti che ritraggono Don Vito giovanissimo nei suoi primi anni di sacerdozio nella diocesi di Padova, nella sua attività di dirigente e propagandista sindacale e cappellano del lavoro al servizio dell'Onarmo, l'opera nazionale di assistenza religiosa e morale agli operai. Il libro completa il primo volume "Don Vito. L'opera di un prete alle origini di Carbonia" già curato da Primo Laudadio e Gianni Mereu, in collaborazione con la parrocchia di San Ponziano, che ricostruisce la vita del parroco durante la sua missione pastorale in città.
«Ho cercato di ordinare il materiale ritrovato per presentare un racconto puntuale e preciso su Don Vito che applica gli insegnamenti dell'Onarmo, diventando il parroco degli operai, al servizio degli ultimi - spiega Don Luciano Cavazzana - E per loro Don Vito riesce a superare anche la prova estrema, l'accusa infamante d'essere padre di una bambina, aspettando con serenità che la verità affermi la sua innocenza. È un uomo dal carisma molto forte che si è prodigato per aiutare gli operai in una Carbonia in cui viveva un mare di persone che facevano fatica a capirsi per la diversità dei dialetti».
Un parroco che si è fissato nell'immaginario collettivo, ricambiando l'affetto che lui nutriva per "la sua amata Carbonia, dove ha raccolto tante sofferenze" come aveva scritto Don Vito "ma anche tante consolazioni". Un parroco speciale, allontanato da Carbonia nel 1938 perché considerato un sobillatore dal regime fascista, che ritorna dopo la guerra per occuparsi della sua parrocchia, ma anche per organizzare le attività del centro sociale, quelle teatrali e sportive, degli asili e dei circoli giovanili. Un ricordo indelebile che rivive anche nel nome di due centri cittadini di accoglienza per persone in difficoltà o senza fissa dimora. Un affetto diventato venerazione che il tempo non ha affievolito e che in tanti vogliono consolidare.
«Rivolgo un appello ai cittadini di Carbonia affinché portino in Parrocchia qualsiasi documento riguardante Don Vito - ha detto al folto pubblico Don Carmine Gambella - Perché si possa rendere ancora più completo lo studio sulla vita di questo parroco». Studio e documentazione che serviranno anche per la causa di beatificazione di Don Vito. «L'amministrazione comunale darà il suo appoggio alla causa di beatificazione - ha assicurato il sindaco Tore Cherchi - E per ricordare la sua figura, continuando in quello che è stato un suo insegnamento, istituirà una borsa di studio per gli studi sociali a favore di studenti meritevoli e disagiati».

domenica 27 ottobre 2002

Ospedali, neppure il «Sirai» è al sicuro
L'allarme è stato lanciato dal presidente
provinciale dei medici, Raimondo Ibba

Giovanni Di Pasquale


CARBONIA. «Neppure l'ospedale Sirai è così al sicuro dal rischio di incappare nella chiusura».
Le parole si diffondono con leggerezza fra la platea di medici e di infermieri convenuti in città per partecipare al secondo congresso regionale indetto dalla "Società italiana di medicina di urgenza ed emergenza".
Molti dei medici presenti in sala lavorano nella struttura ospedaliera appena tirata in ballo da Raimondo Ibba, presidente dell'ordine dei medici della provincia di Cagliari, consigliere regionale socialista e componente della commissione Sanità.
Venerdì sera, Ibba sta parlando delle ipotesi di chiusura dei "piccoli ospedali", definizione quanto mai vaga, nella quale vengono classificati i nosocomi che non risponderebbero, secondo un calcolo a dir poco approssimativo, all'indicazione dei quattro posti letto ogni mille abitanti, come deciso l'8 agosto del 2001, quando le Regioni si impegnarono con i ministri dell'Economia Giulio Tremonti e della Salute Girolamo Sirchia a tagliare le spese. Fu fissato un limite da rispettare, che ha già provocato proteste. In Sardegna una lista, con indicazioni "pesanti" (Sorgono e Muravera, per fare qualche esempio) che hanno dato la stura al malcontento degli interessati, è già comparsa, ma il Sirai non era nell'elenco. A quanto sembra, però, qualcuno ha messo gli occhi sul maggiore presidio sanitario del Sulcis, e lo sguardo è tutt'altro che amorevole: interpellato ieri mattina, Ibba non si fa pregare e conferma tutto. Con una precisazione che non mancherà di aprire più d'una falla sulla tanto faticosamente raggiunta (così almeno pareva) "unità del territorio": «Ho voluto far capire ai colleghi medici - dice - che il concetto di "piccolo ospedale" non esiste in sé, ma assume connotazioni diverse a seconda di chi lo maneggia. L'idea di applicare ottusamente un criterio stabilito a livello nazionale, senza tenere conto della specificità di un territorio, è stupido e pericoloso: in Sardegna si provocherebbero danni irreparabili». Ma Carbonia, nella "lista nera", c'è o non c'è? «Quando si parla del Sulcis Iglesiente - spiega Ibba - qualcuno vorrebbe descrivere una realtà secondo cui, se la necessità è quella di creare un polo ospedaliero di qualità, questo esiste già, ed è ad Iglesias e, quindi, il Sirai dovrebbe essere chiuso». L'identikit del pragmatico ideatore di questa soluzione è indefinito, ma non troppo: «Nomi non ne faccio - conclude il consigliere regionale - dico solo che queste teorie provengono, evidentemente, da ambienti politici iglesienti. Ragionamenti che non condivido: il ruolo dell'ospedale di Carbonia è talmente visibile, che un'ipotesi di chiusura non andrebbe presa neppure in considerazione. Però la gente del Sulcis farebbe bene a tenere gli occhi ben aperti». Novello principe Calaf, Ibba intona uno stentoreo "Nessun dorma" all'indirizzo della classe dirigente locale, per una battaglia in difesa di un ospedale che, con tutta franchezza, si stenta a considerare un "ramo secco": per altro, nei vari progetti di ristrutturazione della rete ospedaliera concepiti dalle diverse dirigenze avvicendatesi al vertice dell'Asl n.7, un ridimensionamento o, tanto meno, una chiusura del Sirai non sono mai stati neppure ventilati. Discorsi che, fino all'altro ieri, riguardavano solo i tre ospedali di Iglesias.

Sono somme rimaste disponibili nei fondi del Por
Un milione di euro in arrivo
per la vecchia miniera di Serbariu

g.f.n.

CARBONIA. Un milione di euro, pari a circa due miliardi di lire, saranno probabilmente a disposizione del Comune per progetti di valorizzazione delle opere che saranno realizzate nell'area della vecchia miniera di Serbariu e che sono finalizzate alla creazione di un parco tecnologico-culturale. Si tratta di somme rimaste a disposizione sui fondi del Por e che sono state redistribuite tra i vari progetti ammessi al finanziamento. La somma consentirà di intervenire per la ristrutturazione di alcuni edifici, rimasti esclusi dalle previsioni del primo progetto e che completeranno la ristrutturazione dell'intera area. In più, sarà possibile intervenire su un'area adiacente a quella della vecchia miniera, sede di una discarica, per la bonifica ai fini di una riutilizzazione produttiva. Interventi la cui realizzazione è prevista, come gli altri già finanziati, in tempi rapidissimi. Tutte le opere dovranno infatti essere realizzate completamente nell'arco di un anno e mezzo. L'amministrazione comunale ha già bandito alcune delle gare d'appalto per la ristrutturazione degli edifici, come ad esempio quello della lampisteria, che diventerà un museo della miniera e del lavoro minerario. Nei prossimi giorni sarà bandita la gara per il complesso degli interventi previsti.
Nel frattempo, le aziende artigiane che attualmente occupano alcuni edifici e gli occupanti abusivi che hanno trasformato in abitazioni alcune delle strutture dovranno abbandonare l'area per consentire alle imprese d'appalto l'avvio dei lavori.

 

sabato 26  ottobre 2002

Una città più bella «ricostruita» insieme
Programma comunale per il recupero
urbanistico e il rilancio del commercio

g.f.n.

CARBONIA. Identificare alcune aree cittadine, adiacenti al centro storico per progetti di recupero urbanistico. È la strada sulla quale si sta muovendo il Comune, con lo sguardo rivolto al prossimo bando della Unione europea, quello dell'"Asse città" sul quale spera di attingere i finanziamenti necessari alle opere. Per costruire il progetto su cui richiedere il finanziamento il Comune ha deciso di non camminare da solo. Un elemento importante diventa la collaborazione dei privati, E sono così cominciati gli incontri con le associazioni dei commercianti, per identificare gli interventi da programmare.
«Abbiamo ritenuto che un confronto di idee, ma soprattutto una collaborazione nella fase di studio del progetto foisse indispensabile - ha spiegato l'assessore all'urbanistica Ignazio Cuccu -. Ciò che intendiamo costruire è uno scorcio di città nel quale creare uno stretto rapporto tra spazi e abitanti, e una integrazione tra spazi pubblici e attività che vi si affacciano. Ciò a cui puntiamo, insomma, è una città che cresca assieme alle attività commerciali, e dove gli interni degli esercizi commerciali, costituiscano quasi un completamento delle aree pubbliche. Il progetto, insomma, che interesserà alcune vie e piazze a vocazione commerciale della città deve vedere, di pari passo con l'amministrazione, un nuovo look di tutte le attivtà, ma anche un impegno dei cittadini nella ristrutturazione degli esterni delle abitazioni. C'è bisogno di uno sforzo comune, insomma, per creare una città più vivibile». L'iniziativa, e soprattutto la richiesta di collaborazione, è stata accolta in maniera positiva dalle associazioni di categoria e dai singoli commercianti.'Il progetto potrebbe essere in grado di smuovere l'economia del territorio, ma sopratttuto potrebbe essere la soluzione buona per ridare vita ad un centro storico che rischia l'abbandono - ha commentato Rosanna Curreli, fiduciaria dell'Ascom -. La grande distribuzione ha spostato gli abitanti verso la periferia della città mettendo in crisi le attività commerciali all'interno della cinta urbana. Fare in modo che un ambiente urbano piacevole faccia tornare il gusto di una passaggiata per fare compere è un risultato possibile. Possiamo far rivivere la città e aiutare gli esercizi commerciali storici, che vivono una situazione di crisi permanente». Gli incontri si susseguono a ritmo serrato e coinvolgono, oltre all'assessore all'urbanbistica, anche quello delle attività produttive e del bilancio, ognuno dei quali segue con particolare attenzione il proprio ambito di competenza, in modo tale da creare un progetto integrato nel quale nessun aspetto sia dimenticato.

venerdì 25 ottobre 2002

Era necropoli, sarà il parco di Medau
Grazie al finanziamento della Ue
un'altra oasi nel cuore della città
La cittadella funebre diventerà un museo all'aperto illuminato e valorizzato con varie attività

Medau sa Grutta
CARBONIA. Diventerà un parco urbano l'area archeologica di Medau sa Grutta, a un tiro di schioppo dalla piazza Roma, nel cuore del centro urbano, che nasconde nel suo sottosuolo una necropoli prenuragica a grotte quasi completamente intatta. Il Comune, che ha predisposto un progetto subito cantierabile, partecipa con questo al bando europeo sull'archeologia. Se sarà finanziato trasformerà una ampia area tra via Fertilia, Corso Iglesias e via Santa Caterina in un vero e proprio museo all'aperto.
Il progetto si muove su due direttrici diverse - ha spiegato l'assessore alla cultura Giovanni Orrù -. Innanzitutto metterà a disposizione dei visitatori un'area sulla quale verrà assicurata una sistemazione complessiva, dove sono attualmente visibili alcune tombe profanate nel passato e altre nelle quali sono stati ultimati scavi ufficiali e dove saranno effettuate altre campagne di scavo. Il secondo intervento prevede restauro e riutilizzo del vecchio medau, in parte abbandonato. Verrà ricostruita la «domus» tradizionale, e vi verranno ubicati un piccolo laboratorio didattico, una sala esposizioni, un punto di ristoro e altre strutture di servizio ai visitatori. Una vera grande area attrezzata che diventerà un museo all'aperto e che si candida a diventare uno dei siti più interessanti dell'area del Sulcis-Iglesiente. Alcuni saggi di scavo effettuati nel passato hanno evidenziato la presenza nel sottosuolo di almeno una ventina di tombe a grotta, le cui dimensioni raggiungono, in alcuni casi, i dieci metri di diametro. L'inglobamento all'interno del centro urbano l'ha naturalmente protetta evitando l'assalto dei clandestini. Le uniche profanazioni registrate risalgono infatti all'età romana e queste grotte sono state utilizzate, fino agli anni Cinquanta, come abitazione. La realizzazione rientra all'interno del progetto di riqualificazione del rio Cannas che mira, una volta bonificata l'area adiacente, a valorizzare alcune aree periferiche e a collegarle con il centro città in una sorta di fusione tra storia passata e presente. «Si tratta di un altro tassello che contiamo di collocare rivolgendoci ai finanziamenti dell'Unione europea - ha spiegato l'assessore al bilancio Antonello Dessì -. Finora, la grande capacità dei nostri uffici ci ha consentito di essere presenti ad ogni bando, smuovendo verso la città un vero fiume di denaro per la realizzazione di importanti opere che in qualche modo cambieranno la città nel breve periodo». (g.f.n.)

giovedì 24 ottobre 2002

Al via la campagna «Adotta un albero»
a.p.


CARBONIA. "Adotta un albero" è la nuova iniziativa firmata dall'Amministrazione Comunale di Carbonia che, con l'approvazione di un nuovo regolamento consigliare, ha pensato di permettere ai singoli cittadini e alle società di occuparsi direttamente del verde pubblico, con l'impegno del Comune a fornire tutto l'occorrente necessario allo scopo.
I singoli cittadini, le scuole e le associazioni potranno curare la manutenzione e lo sviluppo delle aree verdi esistenti nel territorio, occupandosi della manutenzione ordinaria e potendo contare sull'apporto dell'amministrazione per gli interventi straordinari come, ad esempio, l'erogazione di concime.
L'importante iniziativa si rivolge anche alle Società che prendendo in concessione gli spazi pubblici potranno ricavarne importanti vantaggi promozionali.
Le società, che realizzeranno progetti di sistemazione del verde su aree esistenti o che creeranno nuovi spazi, otterranno, infatti, l'opportunità di collocare, negli stessi punti verdi presi a tutela, la pubblicità gratuita per la propria azienda.
Per aderire all'iniziativa è sufficiente compilare un modulo prestampato, disponibile all'ingresso del palazzo comunale presso gli uscieri, e stipulare un accordo annuale, rinnovabile, con il Comune.
Gli interessati possono rivolgersi alla geometra Orrù presso l'Ufficio Ambiente del Comune di Carbonia il lunedì, mercoledì e venerdì, dalle 11 alle 13, oppure telefonare al numero 0781.694224.

mercoledì 23 ottobre 2002

Il poliambulatorio riapre i battenti
La struttura di piazza San Ponziano era chiusa per lavori di restauro

g.d.p.

poliambulatorio
CARBONIA. La notizia non è ufficiale, ma è ormai quasi certo che, entro l'anno, il poliambulatorio di piazza San Ponziano, riaprirà i battenti in tempi brevi.
I prolungati lavori di ristrutturazione sono terminati ormai da tempo e la struttura è pronta per essere restituita agli utenti della sanità pubblica, in particolare a quelli provenienti dai centri del Basso Sulcis, che troveranno assai più comodo avere uno specialista nel centro di Carbonia.
Il poliambulatorio di via Costituente resterà ancora per qualche tempo nella disponibilità dell'Azienda sanitaria 7.
Secondo i programmi, sarà infatti ristrutturato l'albergo operaio, situato fra via Costituente e via Trieste, acquisito dall'Asl per la collocazione del dipartimento di prevenzione: i servizi di quest'ultimo settore saranno ospitati nel frattempo in via Costituente. La riapertura di piazza San Ponziano era particolarmente attesa dagli utenti: lo spostamento degli ambulatori e di alcuni uffici importanti (esenzioni, assistenza integrativa, scelta e revoca del medico di famiglia, tanto per fare due esempi significativi) aveva infatti penalizzato sia gli abitanti di Carbonia, sia quelli dei centri minori: i primi hanno infatti difficoltà a raggiungere il presidio, a causa delle gravi carenze dei trasporti urbani; i secondi, scesi alla fermata Fms di piazza Roma, sono costretti a una lunga "passeggiata": nonostante le reiterate richieste, una fermata nei pressi del poliambulatorio non è mai stata collocata dall'azienda di trasporto pubblico. Dai vertici dell'Asl, nel recente passato, era giunta inoltre la conferma di un impegno preso da tempo con le associazioni (come la Comunità di via Marconi), riguardante l'istituzione di un servizio di riabilitazione efficiente e potenziato. Importante, per altro, anche la decisione di acquisire i locali dell'albergo operaio, che, in primo luogo, sfuggiranno sicuramente al destino di altre strutture, come quella non lontana, nei pressi dell'ex comando della Polizia stradale, caduta definitivamente in rovina: si eviterà dunque al tessuto urbanistico cittadino l'ennesimo scempio. La centralizzazione dei servizi che fanno capo al dipartimento di prevenzione (dall'igiene pubblica, all'igiene urbanistica, al servizio veterinario) non potrà non trovare il plauso degli utenti, costretti oggi, in caso di pratiche autorizzative complesse, a fastidiosi trasferimenti da un ufficio all'altro, situati anche a notevole distanza. Ad essere centralizzati, inoltre, saranno i servizi farmaceutici, suddivisi oggi fra ospedali e distretti: i locali destinati ad accoglierne gli uffici sono quelli di piazza Cagliari. Un provvedimento che va direzione di un maggiore controllo delle ingenti risorse finanziarie impegnate nell'acquisto di prodotti farmaceutici.

mercoledì 23 ottobre 2002

Biblioteche, la nuova cultura del leggere
Cinque progetti di animazione avviati dal sistema
interurbano per avvicinare i giovani ai libri

e.c.
biblioteca
CARBONIA. Nuove proposte per migliorare l'attività delle biblioteche pubbliche. L'iniziativa è del Sistema bibliotecario interurbano del Sulcis che ha inviato i progetti ai Comuni. Si tratta di allargare le aree di intervento tradizionali con laboratori in grado di suscitare nuovo interesse da parte degli utenti nei confronti delle biblioteche. Le proposte riguardano cinque progetti: animazione alla lettura, animazione al fumetto, laboratorio fotografico, progetto cineforum, laboratorio sul precinema.
Sarà la cooperativa Scila, attualmente gestore del Sistema, ad attivare questi progetti, definiti "aggiuntivi", che costituiscono una vera e propria novità nel panorama culturale del territorio. L'animazione alla lettura nasce dalla elaborazione di alcuni dati statistici che dimostrano come ormai non si legga quasi più. In Italia si leggono meno di due libri all'anno a persona, contro i dieci di alcune nazioni del Nord Europa. Qualcuno dice che non si legge più perché non s'è mai appreso il piacere della lettura. Questo vale soprattutto per i giovani. Gli obiettivi del progetto saranno perciò quelli di entusiasmare i giovani lettori, motivandoli alla lettura anche al di fuori del contesto scolastico; suscitare interesse verso il libro, legandolo non solo al suo contenuto ma anche all'autore; incentivare il bisogno di leggere, facendo emergere gusto ed interesse. Infine, promuovendo manifestazioni culturali che consentano la libera espressione dei giovani ed il loro approccio al mondo della letteratura. Un altro progetto di grande importanza è quello dell'animazione al fumetto. Un tempo veniva considerato come un esempio deleterio di lettura, capace solo di distogliere l'attenzione dalla cultura seria, rappresentata esclusivamente dal libro. Oggi c'è una rivalutazione di questa espressione artistica nella quale sono insiti i significati più profondi della vita. Gli obiettivi del laboratorio sono molteplici: alfabetizzazione, codificazione, produzione e comunicazione. In pratica si tratta di avviare il bambino ad una prima conoscenza del codice del linguaggio del fumetto sino ad arrivare alla possibilità di esprimersi attraverso una produzione elementare di immagini a fumetti. Per quanto riguarda il laboratorio fotografico, il progetto consiste nel raccontare delle storie attraverso la fotografia (scrivere con la luce). Anche in questo caso si partirà dall'apprendimento dei primi rudimenti del linguaggio tecnico per arrivare alla realizzazione di una foto e all'allestimento di una mostra dei lavori prodotti. Infine il Cinema. Il primo progetto riguarda il Cineforum. Il grande consumo di cinema che avviene, anche fra le pareti domestiche, non corrisponde ad un'efficace comprensione del linguaggio filmico. Il progetto si pone quindi l'obiettivo di insegnare ad individuare l'argomento e le informazioni principali di un messaggio audiovisivo; verificare le caratteristiche e classificare il film in base al genere; capire gli elementi fondamentali del linguaggio audiovisivo; aumentare l'autostima per il contributo dato nella discussione collettiva. Con il laboratorio sul precinema si effettuerà un percorso affascinante nelle origini di questa espressione artistica per scoprire i segreti che hanno condotto alla riproduzione fotografica del movimento. Sarà soprattutto un'attività pratica che consentirà la realizzazione di strumenti capaci di far sperimentare le conoscenze acquisite.

martedì 22 ottobre 2002

Iacp, un patrimonio di case sprecato
Interrogazione del Ccd al sindaco Cherchi
per sbloccare oltre mille appartamenti sfitti

g.f.n.

CARBONIA. «Gli interventi per l'abbellimento della città sono lodevoli, ma non si può ignorare che centinaia di famiglie sono senza tetto e che occorre un grande investimento nella edilizia pubblica per dare risposte adeguate. Per questo motivo occorre che lo Iacp, che deve reinvestire in città le somme ricavate dalle vendite degli appartamenti di sua proprietà ubicati nel territorio comunale utilizzi quelle somme, o almeno una parte di esse, per la costruzione di alloggi». È quanto afferma Alberto Floris, consigliere comunale del Ccd che si è rivolto al sindaco Tore Cherchi.
Alberto Floris preso atto che esiste in città un migliaio di case sfitte ma che queste, per i motivi più diversi, non sono immesse nel mercato degli affitti, ha sollecitato il sindaco ad attuare tutte le iniziative possibili che possano limitare il fenomeno dei senza tetto. Floris ha anche chiesto notizie sui programmi dell'amministrazione comunale per le abitazioni di sua proprietà, che potrebbero essere messe sul mercato utilizzando le somme ricavate per la costruzione di nuove strutture abitative. «Il problema vero è - ha spiegato Floris - che la gestione del patrimonio abitativo dello Iacp è oltremodo carente. Le mille case che l'Istat indica come vuote in occasione del recente censimento non sono tutte di proprietà di privati. Una parte consistente è patrimonio pubblico, e troppo spesso capita che la situazione di chi li detiene in affitto sia irregolare. Le case passano in eredità da un propritario ai discendenti anche se questi possiedono già una casa o non sono più residenti da tempo in città. E, il che è grave, nessuno interviene. I sindacati degli inquilini, ma non solo loro, continuano a segnalare le anomalie ma tutto continua a rimanere come è. E allora, serve una azione forte dell'amministrazione comunale che ha il dovere di pretendere dallo Iacp la disdetta delle situazioni irregolari. Non dimentichiamo che quegli appartamenti debbono poi essere assegnati seguendo la graduatoria esistente in comune, e che conta centinaia di famiglie. Il danno, insomma, è dell'intera collettività. Se quelle case fossero assegnate calerebbe d'un colpo il numero di aspiranti ad una abitazione. Se si volesse intervenire, sarebbe semplice. Per una prima conoscenza del problema è sufficiente una visita ad uno dei sindacati degli inquilini. Sulla base dei loro tabulati preventivare una operazione di "pulizia generale" non è complicato». Le conferme arrivano tutte. «Ci sono stati proprietari di appartamenti Iacp che sono riusciti a farsi vendere una seconda casa; ci sono stati terreni pertinenze di abitazioni che sono stati venduti a non aventi diritto; ci sono stati riconoscimenti di situazioni di fatto irregolari. Situazioni anomale rimangono ancora oggi - raccontano i rappresentanti degli inquilini -. Il fatto è che manca la volontà di regolarizzare il settore».

sabato 19 ottobre 2002

Undici mesi di attività nella Comunità di via Marconi
All'«Informa handicap»
le strade per districarsi
tra le barriere burocratiche

Giovanni Di Pasquale

CARBONIA. Un successo di proporzioni inimmaginabili, quello ottenuto dallo sportello "Informa-handicap", avviato dalla Comunità di via Marconi, nel novembre dell'anno scorso, per comunicare informazioni indispensabili a tutti quei cittadini che, per mille motivi, in particolare per uno stato di disabilità psico-fisica, trovano difficoltà a muoversi nei meandri della burocrazia: aprire una porta attraverso cui questi cittadini possano accedere a notizie, dati, provvedimenti legislativi, cercare insieme di conoscere i propri diritti e dare soluzione a tanti piccoli problemi che rendono la vita più difficile. Dopo undici mesi di lavoro, "Informa-handicap" è divenuto un punto di riferimento per i disabili e le famiglie di tutto il Sulcis: un afflusso di richieste che ha "costretto" i volontari ad accrescere la disponibilità nei confronti dell'utenza.
Lo sportello sarà aperto, dalla prossima settimana, anche il martedì, dalle ore 16 alle 19. Otto i soci della Comunità, anch'essi disabili, a disposizione di chi ha necessità: Angela Borghero (numero telefonico 078164714 e 3386235899), Tore Pisu (078163557 e 3334615030), Antonella Melis (078129014), Aniceto Fois (0781690116), Gesuino Sanna (0781671759), Dino Casu (0781674470), Tore Mureddu (3286533578), Agnese Saba (0781660197). Un'idea che nasce dai disabili, in risposta a un'esigenza forte: entrare in relazione con i bisogni, essere di stimolo a chi ancora, nonostante una cultura che è cambiata in maniera sensibile, tende a rinchiudersi o, peggio, ad essere rinchiuso in sé, "recluso" fra le mura domestiche. Rendere i cittadini consapevoli dei propri diritti e doveri, per costruire una rete di relazione civica, affinché tutti siano attenti a chi sta loro vicino. Tutte significative le tematiche affrontate: accertamenti sui benefìci, assistenza, sanità, istruzione, formazione professionale, lavoro, abbattimento delle barriere architettoniche, trasporti, cultura e intrattenimento, tempo libero.

venerdì 18 ottobre 2002

BIANCOAZZURRI
Calcio, un quarto di secolo
Il Carbonia Sud celebra un anniversario importante
In primavera un torneo ufficiale e una mostra dei tanti ricordi

(g.f.n.).
Foto di gruppo la scuola calcio della società Carbonia Sud la scuola calcio della società Carbonia Sud
CARBONIA. Un quarto di secolo di vita è il traguardo che, venticinque anni fa, era solo un lontano obiettivo: per il gruppo di appassionati che, chiuse le esperienza delle squadrette amatoriali che ruotavano attorno al mitico rettangolo di gioco dell'oratorio parrocchiale di via Sella, decise nel 1978 di creare il gruppo sportivo Carbonia Sud, la stagione calcistica 2002-2003 diventa la pietra miliare di una storia fatta di cultura sportiva, passione e socialità. Quanti sono i ragazzi che hanno calcato i campi del Sulcis e della Sardegna con le maglie bianco-azzurre del sodalizio? «Sicuramente migliaia - racconta con orgoglio il presidente del Carbonia Sud Sisinnio Pau - tantissimi ragazzi che ci hanno dato dato innumerevoli soddisfazioni, non solo sportive. Non sono mancati i momenti poco felici, periodi di difficoltà organizzative, quando si perse lo spirito originario che portò alla nascita della società, e si inseguirono più i risultati che il sano impegno e divertimento: l'ambiente fu avvelenato dalla presenza di personaggi che non posso fare a meno di definire mercenari, che sono stati allontanati prima che potessero rovinare tutto». Il gruppo dirigenziale che ne ha preso le redini - oltre a Pau, ci sono Gianni Monni, Masino Sacchitella e Antonello Pirotto - ha lavorato sodo per recuperare il tempo perduto. I frutti sono arrivati ben presto, grazie anche alla presenza di tecnici di indiscussa validità, a partire da Franco Podda e Sergio Lai, per continuare con Antonello Cossu, Luciano Cadoni, Guido Casula, Alberto Lai, Angelo Meloni, Gianfranco Senes e altri, pronti ad offrire il proprio contributo. Il «capolavoro» del settore tecnico del Carbonia Sud è sicuramente la scuola calcio: un'impresa che costa grandi sacrifici, ma che oggi viene riconosciuta come una delle realtà migliori dello sport giovanile locale, apprezzata anche fuori dai confini della Sardegna sud-occidentale. Nella scuola calcio si realizzano gli obiettivi originari che caratterizzarono la fondazione del sodalizio nato nell'ambiente della parrocchia di Gesù Divino Operaio (il parroco don Elio Tinti ne è presidente onorario) e che l'attuale leadership ha recuperato con convinzione: la prevalenza, cioè dell'aspetto sociale dello sport, attraverso cui si coinvolgono non solo i giovani, ma anche le famiglie. «I risultati - aggiunge il presidente - che in questi anni non sono mancati, vengono anche dalla caratterizzazione sociale dato al nostro lavoro». A giugno il Carbonia Sud è atteso dai festeggiamenti per il venticinquesimo anniversario, caratterizzati da innumerevoli iniziative, tra cui l'ottava edizione del Trofeo «Croce del Sud»: in programma, mostre di cimeli, quali foto, cartellini, coppe, articoli dei giornali e quant'altro sarà possibile reperire per un'iniziativa di dieci giorni.
Giovanni Di Pasquale

giovedì 17 ottobre 2002

Ora vivono a Sirai, via Nazionale e nella miniera di Serbariu
Campi nomadi, il Comune
progetta un'area attrezzata

g.f.n.

CARBONIA. Vivono in condizioni igeniche al di sotto della normalità, a causa della assoluta carenza di servizi a disposizione.
In città ci sono tre tribù, diverse anche per religione, di nomadi che si contendono, o forse sarebbe meglio dire si dividono, le aree periferiche dove è possibile la sosta. Sirai, via Nazionale, e fino a qualche tempo fa la vecchia miniera di Serbariu sono le tappe d'obbligo di ogni nuova famiglia che giunge in città.
Per loro è in arrivo una novità, destinata a migliorare le condizioni di vita.
L'ufficio tecnico ha pressochè predisposto un progetto per la realizzazione, nell'area di Sirai, di un campo sosta, dotato almeno dei servizi essenziali, luce e acqua, oltre che di una pavimentazione che si sostituisca almeno inparte allo sterrano oggi esistente.
I finanziamenti, anche se non consistenti, sono stati erogati da tempo dalla regione. I lavori però non sono mai iniziati, anche per le difficoltà oggettive di identificare l'area. Ad ogni ipotesi del comune, finora, sono seguite quasi immediatamente le proteste di qualche gruppo di cittadini. Stavolta pare invece che il prgetto troverà una linea quasi preferenziale negli interventi del comune. L'imminente inizio dei lavori per il recupero della vecchia miniera di Serbariu presupponeva lo sgombero delle aree del cantiere, e una gran parte di queste erano occupate fino a qualche settimana fa da una delle tribù di nomadi. Si riteneva sarebbe stato complicato imporgli il trasferimento in un'altra area, e invece senza nessun problema hanno aderito subito alla richiesta dell'amministrazione. Tore Cherchi, d'altronde, nel chiedere di abbandonare lo spazio interno alla miniera ha anche evidenziato l'intenzione dell'amministrazione di mettere a disposizione un'area attrezzata per consentire migliori condizioni di vita.
Con questa ipotesi sono stati superati anche i problemi possibili di convivenza tra le varie tribù, alcune delle quali cristiane ed altre musulmane. L'area prescelta è quella posta all'incrocio tra la strada provinciale pedemontana e la via Dalmazia, proprio al bivio di Sirai.
Una zona facilmente urbanizzabile e nella quale acqua e luce possono essere possono essere portate in tempi brevissimi e con limitati impegni finanziari.
Una comunità di zingari ci vive da tempo, ed è l'area nella quale si registra nel tempo il maggior numero di presenze e il maggior movimento di famiglie che vanno e vengono.
«Consentire condizioni migliori di vita, con la creazione di un campo di sosta, è un problema di civiltà - ha sottolineato Cherchi -. Si tratta, in più, di una operazione che consente di evitare il degrado di zone occupate in maniera estemporanea. In tempi brevi inizieremo i lavori. E sono convinto che i vantaggi saranno per l'intera comunità cittadina».
Carbonia, in più, è una città dove non si sono mai registrati problemi tra la comunità dei nomandi e i cittadini, e dove la convivenza si à snodata sempre sui binari della più assoluta tranquillità.
L'operazione insomma, sembra di gradimento generalizzato.

mercoledì 16 ottobre 2002

Mille appartamenti senza inquilini
Case dello Iacp lasciate vuote da non residenti
mentre 400 senzatetto vivono in condizioni precarie

g.f.n.

Cresce il numero dei senzatetto in una città piena di case vuote
CARBONIA. Da un lato ci sono quattrocento senzatetto che riempiono la graduatoria comunale e che attendono l'assegnazione di un appartamento di edilizia popolare vivendo nella migliore delle ipotesi in condizioni di sovraffollamento, nelle abitazioni delle famiglie di origine ma anche in veri e propri rifugi di fortuna, nei garage o nelle fatiscenti vecchie strutture della miniera di Serbariu. Dall'altro, a guardare l'ultimo censimento Istat, ci sono ben 1.055 appartamenti vuoti. Un numero enorme di abitazioni utilizzato per non più di un mese all'anno nelle vacanze estive e che rappresenta quasi il 10% delle abitazioni complessive della città, 11.909 in tutto, di cui 10.854 occupate da residenti per la maggior parte fuori dal mercato.
Ci sono case di proprietà, lasciate vuote per scelta, ma anche seconde case di vecchi cittadini trasferitisi da anni nella penisola o all'estero e che magari non le hanno restituite allo Iacp pur avendo, in molti casi, perso i requisiti per continuarle a mantenere. Un censimento non ufficiale valuta queste ultime in almeno 350. Ci sarebbero altrettanti cittadini, insomma, che non vivono più in città, che hanno cambiato residenza e vivono ormai in altri comuni, e che dispongono ancora dell'appartamento dell'Istituto autonomo per le case popolari utilizzando, quasi in eredità, i vecchi contratti dei genitori scomparsi e che non sono volturati dall'ente proprietario. Una situazione che rappresenta in città una vero e proprio problema, dal quale da un lato discende una anomalia nel mercato degli affitti che per la rarità dell'offerta appare più alto che in altri comuni delle stesse dimensioni, e che complessivamente mette la città in una situazione di disagio sociale creando condizioni di tensione abitativa.
«Il problema esiste ed è grave - ha commentato Giancarlo Cancedda, responsabile dell'Adiconsum -. A parte i ritardi dell'amministrazione nell'attivazione delle procedure di assegnazione delle poche case disponibili, esiste il fenomeno generalizzato della mancanza di controlli da parte dell'Istituto autonomo per le case popolari. Capita più spesso di quanto si immagini che il decesso del precedente inquilino, o l'allontanamento di questo dalla città, faccia registrare un passaggio "fuori legge" dell'appartamento ad altri, magari dietro compenso, senza seguire i criteri dell'assegnazione in base ad una graduatoria. La legge consente solo agli emigrati all'estero di mantenere i diritti derivanti dal contratto di affitto. Ma è assolutamente anomalo, e ne esistono numerosi casi, che chi si trasferisce nella penisola, e assume la residenza in un altro comune possa mantenere in città la disponibilità della casa dello Iacp. E questo anche quando il contratto era stipulato dai genitori degli attuali occupanti, che sono a tutti gli effetti abusivi. Occorrerebbe un censimento di tutte le situazioni, con il blocco delle situazioni abusive, che consentirebbe di rimettere i circolo alcune centinaia di appartamenti che in teoria devono essere riassegnati a cittadini che ne hanno diritto e che si trovano inclusi nella graduatoria comunale. Si tratta di un atto dovuto in una città dove le giovani coppie non riescono a trovare una casa, dove i prezzi delle poche case in affitto sul mercato privato sono fuori dalla portata della maggior parte degli stipendi e dove non esistono più aree fabbricabili se non a prezzi astronomici. È chiaro che in questa condizione nascono situazioni di illegalità e i disperati non guardano troppo per il sottile pur dio avere una casa sulla testa. Si leggono così le occupazioni abusive dei ruderi della vecchia miniera di Serbariu, ma anche le occupazioni abusive di appartamenti vuoti sparsi per la città. Occorre mettere regola nel settore per garantire chi ha diritto ad una casa da un lato e i proprietari che sono in regola dall'altro. Altrimenti, questa città rischia di tornare indietro di decenni, quando l'occupazione abusiva di appartamenti era una normalità».