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Alcune Notizie su Carbonia

dal 01 al 15 Ottobre 2002

tratte da l'Unione Sarda 
 

15 ottobre 2002

Il caso

Pasti troppo esosi per i bambini della scuola dell’obbligo e lunedì scatterà la protesta

Caro mensa, genitori all’arrabbiata

Papà e mamme decisi a organizzare refezioni autogestite

Antipasto misto d’aumento e rincari, pennette del genitore arrabbiato, pane, acqua e frutta. Potrebbe essere questo il menù che la settimana prossima i genitori degli scolari del tempo pieno cucineranno in piazza, davanti al municipio e di fronte a varie scuole. Lo stanno elaborando quelli più infuriati per gli aumenti, che definiscono stellari, dei costi dei pasti da consumarsi nella pausa fra le lezioni del mattino e quelle del pomeriggio. Prima di arrivare a una protesta così clamorosa e spettacolare hanno provato con la diplomazia. Hanno chiesto diverse volte un ritocco delle tariffe agli assessori Piras, Pubblica istruzione e Dessì, Finanze. Anche nel corso di un incontro incandescente avvenuto in aula consiliare qualche settimana fa. Ma non hanno avuto soddisfazione. Così le stesse richieste le hanno girate al sindaco in persona solo venerdì scorso. Tore Cherchi ha risposto che non può fare nulla se non applicare dei nuovi parametri con diversi indicatori per accertare il reale reddito delle famiglie e fare pagare una quota che sia la più equa possibile.
Il nuovo sistema potrebbe partire dai primi di gennaio. Una concessione che non ha soddisfatto nessuno ma, anzi, ha avuto il sapore di un boccone troppo amaro che i genitori più agguerriti non riescono a digerire. Per questo continuano a cercare soluzioni alternative. Secondo un calcolo complesso compiuto da alcuni i loro mettendo insieme il numero dei pasti che si consumano ogni anno, la somma di aggiudicazione della gara d’appalto per la fornitura del servizio e il costo di ogni buono, il Comune non solo non ci starebbe rimettendo come dice ma addirittura guadagnando. «In questo caso un margine di ritocco potrebbe esserci», dice Franco uno dei genitori. E dalle riunioni fra papà è emersa anche un’altra proposta per abbassare almeno un po’ le tariffe: «Riscuotere gli eventuali crediti da genitori che negli anni passati non hanno pagato un centesimo», come propone il papà di un bambino che frequenta la quarta in via Roma. Insomma, idee e proposte per pagare, certo, ma pagare di meno i genitori ne fanno tante. Intanto, ieri sera, i futuri “cuochi per necessità” si sono incontrati ancora per mettere a punto la manifestazione di protesta. Le giornate potrebbero essere più di una. L’appuntamento per la prima giornata dietro i fornelli della mensa fai da te, è con lunedì, quando partirà il servizio mensa “ufficiale”. Fornelli da campeggio, tegami e attrezzi vari sono già pronti e si può dire che l’acqua bolle in pentola. Resta solo da comprare la carne decidere se preparare amministratore ai ferri o in graticola e
accendere il barbecue. 

Marco Venturi

 

Quasi un milione di euro per dare da mangiare a più di seicento bambini

Il servizio mensa dovrebbe partire lunedì prossimo. La gara d’appalto è stata assegnata pochi giorni fa a un’associazione di tre ditte, la Gemeaz di Roma la Orsat di Cagliari e la Catering Service di Portoscuso che dovrà preparare i 12 mila pasti all’anno che saranno consumati da 600 studenti che frequentano con il tempo pieno. La spesa sarà di 847 mila euro poco più i un miliardo e 640 milioni di vecchie lire. Erano 250 sino a ieri, i genitori che avevano iscritto il loro bambino al servizio. Circa 350 quelli ancora non iscritti. Tanti quelli che hanno compilato il modulo e lo hanno restituito firmato pensando di poter scegliere in seguito di non pagare senza sapere di avere firmato un contratto valido a tutti gli effetti. Sette le fasce di reddito fissate dal Comune per inquadrare i contribuenti e calcolare la retta. Oggi a Carbonia il costo di ogni pasto va da zero a 3 euro e 37 centesimi; l’anno scorso costava un euro e 29 per le scuole materne e un euro e 43 per elementari e medie.     M. V.

 

14 ottobre 2002

Il caso.

Sono già disponibili cinque milioni di euro ma i progetti non decollano ancora

Congelati i fondi del risanamento

L’accusa del Comune allo Iacp: non spende e non vende

Incassa ma non spende. Così i soldi restano in cassaforte e la città cade a pezzi. A lanciare l’accusa di eccesso di parsimonia è il Comune. L’obiettivo: l’istituto autonomo per le case popolari di Cagliari. «Hanno milioni di euro nelle casse ma non riescono a spenderli», denuncia l’assessore all’Urbanistica Ignazio Cuccu. Non è una dichiarazione estemporanea ma il tono di una lamentela ”ufficiale” che Cuccu ha espresso ai funzionari dello Iacp arrivati alla fine della settimana scorsa in città. L’incontro era stato deciso per impostare il nuovo piano degli investimenti dello Iacp. Ma il Comune ha messo le mani avanti: «Cosa programmiamo a fare se lo Iacp non spende e i progetti decisi negli anni passati sono ancora bloccati?».
Una premessa è doverosa per comprendere bene il problema. Esiste una legge regionale approvata alcuni anni addietro che stabilisce una regola: tutte le risorse che lo Iacp rastrella in città a titolo di cessione di case o terreni, nella stessa città devono essere reinvestiti. Spesi come? La legge prevede anche questo: attraverso un programma concordato tra Iacp e Comune.
Ebbene negli ultimi tempi nelle casse dell’Istituto sarebbero entrati non meno di cinque milioni di euro, quasi dieci miliardi delle vecchie lire. È questo denaro che il Comune chiede che venga immediatamente ”girato” per riqualificare il patrimonio immobiliare pubblico che sta cadendo a pezzi.
L’incontro è stato aggiornato alla settimana prossima perché il Comune ha sollevato una pregiudiziale: è inutile discutere di investimenti se, poi, restano sulla carta. «Lo Iacp ci risulta che abbia grossi problemi a progettare gli interventi - ha fatto rilevare Ignazio Cuccu - così trascorrono gli anni e gli interventi programmati non decollano». A questo punto il Comune ha chiesto che al posto di un programma annuale si predisponga un piano triennale con scadenza precise e obiettivi prefissati. È l’unico modo per mettere a frutto risorse che farebbero decisamente comodo alla città.
Una delle priorità indicate dal Comune è il recupero del vecchio albergo operai di via Costituente. L’edificio è stato lasciato in balia dei vandali dopo il trasferimento del distaccamento della Polizia stradale. C’era una trattativa per adattare quell’edificio e farne la sede della Compagnia dei carabinieri. Ma il progetto è caduto sotto i tagli della spesa pubblica. Così l’edificio è rimasto abbandonato. Il Comune propone di trasformarlo in mini appartamenti da utilizzare per fronteggiare le situazioni di emergenza. Ma lo Iacp vincola qualsiasi intervento alla predisposizione del solito piano di interventi concordato con il Comune. E se il piano dovesse tardare?
Il timore che finisca insabbiato come è accaduto per i progetti precedenti o con il piano di cessione delle aree edificabili è concreto. Lo Iacp, infatti, non sembra avere una fretta eccessiva. La dimostrazione? Un anno fa doveva mettere in vendita i terreni di una lottizzazione realizzata nella zona artigianale alle spalle della via Roma: è ancora tutto congelato. «E noi che contavamo su quella lottizzazione per mettere ordine alla viabilità della zona siamo bloccati», commenta Ignazio Cuccu.
Da qui la richiesta: Iacp, dati una mossa o sarà la guerra.  Sandro Mantega

 

13 ottobre 2002

Non c’è un euro per finanziare la prestigiosa manifestazione e saldare i debiti dell’ultima edizione

Sigh, le “Nuvole” non parlano più

A rischio la rassegna internazionale di fumetto e satira

Avrebbero ancora molto da dire ma rischiano di non spiccicare più una parola. “Nuvole Parlanti”, la rassegna internazionale del fumetto d’autore rischia infatti di scomparire. Non ci sono soldi: questo il motivo che potrebbe privare la città dell’unica manifestazione culturale d’alto livello mai organizzata fino ad ora. Così addio fumetti d’autore, buonanotte al concorso che aveva lanciato non pochi giovani, e black out su quella satira che proprio in città aveva avviato il dibattito, non accora concluso, sulle strisce di destra e quelle di sinistra.
Cinque edizioni, quattro annuali e l’ultima biennale, un albo d’oro del quale fanno parte i mostri sacri del fumetto e della satira in Italia, importanti presenze internazionali, decine di migliaia di visitatori, un posto di rilievo tra le rassegne europee del settore, una fama che stava consolidandosi: tutto gettato al vento. Questo doveva essere l’anno della sesta edizione. Ma le “Nuvole parlanti” si sono dissolte. Soltanto un ritardo? «Potrebbe essere l’addio». Ruggero Soru, vignettista, faceva parte della triade (insieme a Ivo Palazzari e Paolo Serra) che aveva progettato e messo in piedi “Nuvole”. «Era il 1995, fu una scommessa che giocammo con la nostra associazione, la Jonas Arcinova». Il successo arrivò gradualmente. «Ultimamente stavamo aprendo agli autori stranieri, partendo dal Giappone, per avviare anche un discorso di ricerca e di crescita mettendo insieme autori giovani e affermati«, spiega Ruggero Soru. Non succederà nulla. L’edizione 2002 non è stata neppure abbozzata.
Il motivo? Nonostante si trattasse di una manifestazione ad alto livello e a basso costo (non più di 50 milioni di vecchie lire a edizione) i ragazzi della Jonas si sono trovati senza una lira. L’edizione del 2000, poi, si è chiusa con un’appendice dolorosa: un disavanzo di 13 milioni dopo che la Regione ha tagliato il contributo. «Non abbiamo potuto pagare i fornitori e ora rischiamo di rimetterci di tasca», spiega Ruggero Soru.
L’amministrazione doveva saldare il debito: non lo ha fatto. «Forse siamo stati troppo ottimisti ma ci eravamo illusi che “Nuvole” potesse diventare uno dei pezzi forti dell’attività culturale della giunta». Errore: nella programmazione dell’estate in città, costata 300 milioni di vecchie lire, le “Nuvole” non è entrata. «La nostra rassegna è diventata famosa in Europa ma non è un patrimonio della città nonostante, nelle ultime edizioni, abbia fatto registrare qualcosa come diecimila presenze», è l’amara constatazione del vignettista Soru.
E ora? Senza fondi non si riparte. Insomma le nuvole resteranno mute? «Sarebbe una perdita non solo per la città ma per l’intera Sardegna, visto che era l’unica rassegna di quel livello», sottolinea Soru. La possibilità di rimettersi al lavoro, comunque non è esclusa. «A una condizione: un budget certo». Le nuvole saranno pure leggere ma i debiti pesano.   Sandro Mantega

 

12 ottobre 2002

Sosta selvaggia, pedoni a rischio

Devono salire e scendere dal marciapiede ogni pochi passi perché automobilisti distratti o semplicemente maleducati parcheggiano male la loro auto (come dimostra la foto di Milena Mundula) oltrepassando le linee d’arresto tracciate per terra. Così creano un “muro” che ostacola il passaggio a chiunque. Non hanno pace i cittadini che tutti i giorni passano a piedi in via Cagliari. Spesso, a causa del parcheggio selvaggio delle auto, sono costretti a camminare per diversi metri in mezzo alla carreggiata tra i mezzi che sfrecciano senza neanche accennare a rallentare. Per salvare, bambini, anziane signore con il carrello della spesa e tanti giovani che comunque rischiano di essere travolti un sistema c’è, quello degli “omini” fatti installare in altri punti della città anni fa da Sandro Masciarelli, all’epoca assessore comunale alla Viabilità. Gli “omini” sono degli archetti di ferro che impediscono alle auto di avanzare, questo fa sì che si crei una specie di “corridoio di sicurezza”. «Abbiamo chiesto al sindaco di farli montare - dice Diego Fantarre, uno degli abitanti di via Cagliari- ci ha risposto con una lettera: scusate, avete ragione ma non è possibile». (m. v.)

 

11 ottobre 2002

Un monumento alle cernitrici al posto del leone di bronzo

L’epopea mineraria ha avuto delle eroine cui il Comune vorrebbe tributare a distanza di tanti anni tutti gli onori. Sono le cernitrici, le donne che selezionavano il carbone appena estratto. Figure straordinarie che Carbonia può vantare alla pari di altre storiche realtà minerarie come quella di Lille, in Francia. Ma perché la città transalpina? Il fatto è che, prendendo lo spunto da un recente viaggio di lavoro compiuto dagli assessori comunali Ignazio Cuccu e Vittorio Macrì, l’amministrazione ha pensato di rivalutare l’opera di queste eroine (quasi dimenticate) come sta facendo una mostra permanente organizzata nel Museo della Miniera di Lille. Tra Carbonia e la città francese dell’Artois al confine col Belgio è nata, insomma, una perfetta intesa sancita dalla comune radice mineraria e da ciò entrambi stanno organizzando per il futuro. Un’intesa tale che il prossimo 18 dicembre, anniversario della città, Andrè Dubuc, presidente del Museo di Lille, sarà ospite dell’amministrazione per rafforzare lo scambio culturale fra le due realtà. Ed è certo che Carbonia avrà tutto da guadagnarci. «Lille - spiega l’assessore all’Urbanistica Ignazio Cuccu - ha saputo compiere egregiamente la riconversione industriale dei propri impianti: adesso quella è una “miniera” di turismo che offre lavoro esattamente a 100 dipendenti tanto che il Museo è retto da un Consiglio d’amministrazione con vasti poteri». È proprio questo il tratto d’unione con il Sulcis: grazie al recupero dell’ex miniera di Serbariu (lunedì scorso a Cagliari sono stati sottoscritti i Piani integrati territoriali che sbloccano i finanziamenti) anche Carbonia si appresta a vivere un’esperienza simile. Certo, non avverrà entro l’anno e forse neppure nel 2003. «Però l’esempio di Lille - sostiene l’assessore alle Attività Produttive Vittorio Macrì - ci tornerà utile anche se noi siamo appena agli inizi».
Intanto il duro lavoro delle cernitrici verrà ricordato forse con una statua che, nelle intenzioni dell’amministrazione comunale potrebbe venire installata nei prossimi mesi nei pressi della Torre Civica, dove una volta c’era il leone di bronzo.   Andrea Scano

 

10 ottobre 2002

Assegnato l’appalto delle mense

L’appalto per le mense scolastiche è stato assegnato. A fornire 12 mila pasti l’anno agli alunni delle scuole materne, elementari e medie sarà un’Ati composta da tre ditte, la Gemeaz di Roma, vincitrice assieme alla Orsat di Cagliari e alla Catering Service di Portoscuso. Si sono aggiudicate una gara di 847 mila euro. A questo punto il servizio potrà essere attivato nella seconda metà di ottobre sulla base del nuovo tariffario (suddiviso per sette classi di reddito) approvato dalla Giunta e contestato nelle scorse settimane da molti genitori. (a. s.)

 

09 ottobre 2002

Il fatto.

Gli oltre 11 milioni di euro finanziati dai Pit vanno spesi entro un anno e mezzo

Diciotto mesi per cambiare la città

Ok al Centro ricerche sul carbone. Esclusi i privati

Un anno e mezzo di tempo per trasformare completamente l’area della vecchia miniera di Serbariu. Diciotto mesi per spendere undici milioni e mezzo di euro, quasi venticinque miliardi di vecchie lire, per regalare alla città un moderno parco scientifico-culturale, un museo sul carbone, un nuovo archivio storico e un percorso sotterraneo che racconta la storia della miniera i cui principali edifici, comprese le torri simbolo della città, saranno completamente rimessi a nuovo. Una pioggia di euro in arrivo grazie ai Piani integrati territoriali che permetterà anche di ospitare nuove attività di servizi, commercio e artigianato oltre che far aprire i battenti al tanto atteso Centro ricerche sul carbone. «Ora che è stata posta la firma sull’accordo di programma tra Comune e Regione - ha spiegato il sindaco Tore Cherchi - manca solo la pubblicazione ufficiale sul Bollettino ufficiale della Regione, dopodiché ci metteremo subito al lavoro».
Anche perché ogni giorno di ritardo rischierebbe di compromettere il buon esito del progetto presentato dall’amministrazione e integralmente accettato al momento di dividere la torta dei finanziamenti destinati al Sulcis Iglesiente: in Regione erano arrivate trenta proposte, ne sono passate tredici e quella di Carbonia è arrivata ottava in graduatoria: «I nostri progetti sono immediatamente cantierabili e entro breve tempo partiranno le procedure d’appalto - aggiunge il sindaco - per realizzarli arriveranno 7 milioni di euro dall’Unione europea mentre il cofinanziamento del Comune è di 4 milioni 700 mila euro ». Una cifra importante a cui purtroppo non si aggiunge quella attesa dai nove privati che avevano scommesso sui Pit: «Purtroppo in Regione hanno ribadito che nei Piani integrati territoriali non trovano spazio le loro iniziative - ha spiegato Cherchi - ben volentieri avremmo sacrificato a loro vantaggio parte dei fondi destinati al Comune, ma questa possibilità è stata esclusa».
Tuttavia per il Call center, gli agriturismo e le altre iniziative che avrebbero portato in città altri posti di lavoro non è detta l’ultima parola: «Alle loro proposte va riconosciuta una corsia preferenziale per avvalersi delle leggi finalizzate all’incentivazione dell’imprenditoria: una sorta di punteggio di base che dovrebbe garantire i finanziamenti tanto attesi».
L’amministrazione comunale, intanto, si preparerà a ottenere nuovi fondi: «La Regione ci ha comunicato che l’Unione europea mette a disposizione altri otto milioni di euro per eventuali proposte di ottimizzazione - ha concluso il sindaco - quando uscirà il bando noi saremo pronti a presentare le nostre idee come, ad esempio, quella del risanamento della discarica che confina con l’area dell’ex miniera che ci accingiamo a recuperare».   Stefania Piredda

 

08 ottobre 2002

Ieri a Villa Devoto Pili e Cherchi hanno firmato l’accordo di programma

Serbariu rivive con undici milioni

La vecchia miniera diventerà una cittadella tecnica

Undici milioni e mezzo di euro (circa venti miliardi delle vecchie lire) per incominciare. La Regione firma l’accordo di programma con il Comune e fa decollare il progetto Serbariu. Dopo oltre quarant’anni, così, la vecchia miniera di carbone attorno alla quale era stata costruita la città tornerà a vivere per diventare una cittadella della cultura e della ricerca.
Euro contanti quelli messi a disposizione ieri dalla Regione. La firma dell’accordo che ufficializza il Piano integrato territoriale del Sulcis è avvenuta, a Villa devoto, sede della giunta regionale, tra il presidente Mauro Pili e il sindaco Tore Cherchi. Una firma ”storia” perché il finanziamento consentirà di dare corpo a un progetto che era stato concepito all’indomani della chiusura della miniera ma si era scontrato contro un’unica difficoltà: la mancanza di fondi.
Per la verità il Comune i cantieri a Serbariu li ha già aperti. È di qualche giorno fa, infatti, l’affidamento dell’appalto per costruire la prima sezione di quel grande museo di archeologia industriale che ripercorrerà l’epopea del carbone. Si tratta della Lampisteria, vecchio deposito di lampade: diventerà il cuore del museo della miniera.
L’intervento finanziato con il Pit prevede le urbanizzazioni primarie (strade luce, acqua, illuminazione pubblica, fogne), la messa in sicurezza di alcuni edifici monumentali come i “castelli” delle gabbie (gli ascensori usati dai minatori per calarsi nelle gallerie) e la torre di refrigerazione. È prevista anche la ristrutturazione di alcuni edifici dove saranno ricavati uffici e servizi.
A giorni dovrebbe essere approvato anche un altro grosso progetto, il Centro di ricerca sul carbone della Sotacarbo per il quale sono già disponibili altri 2 milioni e mezzo di euro.   S. M.

   

 

07 ottobre 2002

Accordo di programma Comune-Regione

Il recupero di Serbariu: oggi la firma del piano

Arrivano i soldi il recupero della vecchia miniera di Serbariu. Questo pomeriggio a Cagliari, a Villa devoto, sede della Giunta regionale, infatti, è prevista la firma dell’accordo di programma che farà decollare i Piani integrati territoriali (Pit). Il progetto finanziato dalla Regione per il Sulcis è quello del recupero e della trasformazione delle strutture del cantiere minerario carbonifero di Serbariu, alle porte della città. È un progetto da più di cinque milioni di euro (dieci miliardi di vecchie lire) che l’amministrazione ha predisposto per recuperare i capannoni della vecchia miniera destinandoli ad accogliere strutture museali e centri di ricerca. I progetti sono già pronti. Così, firmato l’accordo di programma con la regione, il Comune potrà procedere all’appalto. Nello stesso complesso stanno per iniziare i lavori per trasformare la vecchia lampisteria nel museo dell’arte mineraria e la realizzazione, in collaborazione con la Sotacarbo, di un centro di ricerche sulle nuove tecnologie di utilizzo pulito del carbone. In tutto per questi primi interventi saranno spesi circa 15 milioni di euro.    S. M.

 

06 ottobre 2002

Visita dei consiglieri

Novanta famiglie prigioniere della polvere

Villette a schiera dai bei colori pastello immerse in strade polverose, fogne a cielo aperto e buio totale di notte. Vivono così le 90 famiglie del Piano di zona conosciuto come Carbonia 2. Le opere di urbanizzazione sono un miraggio da quasi dieci anni e a denunciarlo sono stati i consiglieri comunali dell’opposizione Alberto Floris, Giuseppe Meletti e Rosanna Curreli. Hanno percorso ieri mattina la prima tappa di un tour che li porterà in altri due rioni a corto di strade asfaltate e di illuminazione pubblica e telefono: sono il quartiere Stintino di Santa Caterina (60 famiglie) e il Pdz “B7” di Cortoghiana (altre 90 famiglie). Intanto, ieri, la prima verifica a Carbonia 2 e le prime riflessioni: «Chi doveva eseguire le opere primarie e perché non l’ha fatto?», ha chiesto Alberto Floris nell’incontro con gli abitanti. «Non sappiamo a quanto ammontino le fidejussioni - insistono i consiglieri - e neppure come sia stato gestito questo rapporto con le società». Gli abitanti, come ricorda Rosalina Perra, «non sono titolari ma assegnatari delle case, situazione drammatica da risolvere».

 

05 ottobre 2002

Il caso.

I disabili gestiranno da soli un piccolo centro sportivo dove chiunque potrà iscriversi

La palestra degli atleti “speciali”

I ragazzi dell’Olimpia in campo contro l’emarginazione

Hanno dimostrato che con l’impegno e il sacrificio anche i ragazzi speciali possono ottenere grandi risultati nello sport. Ora vogliono utilizzare la loro grande passione per crearsi un lavoro e costruire un futuro per tutti quelli che, come loro, credono davvero al significato della parola integrazione.
Benvenuti nella palestra dei ragazzi speciali della Polisportiva Olimpia. Aprirà i battenti tra qualche settimana e sarà gestita dai ragazzi disabili che, ogni giorno, si alterneranno al centralino e agli attrezzi per allenarsi insieme ai volontari dell’associazione e seguire chi vorrà iscriversi ai loro corsi. Ma attenzione: ciclette, panche, pesi e tapiroulant saranno anche a disposizione di tutte le persone che vorranno iscriversi a questo nuovo piccolo centro sportivo che avrà sede in via Marconi. «Un’altra scommessa vinta dai nostri formidabili atleti - commenta Carlo Mascia che nel 2000 ha dato il via all’avventura della polisportiva Olimpia - ancora una volta hanno dimostrato che l’integrazione tra i disabili e i normodotati non è più un sogno irrealizzabile». Basta crederci come ci hanno creduto i suoi oltre cento atleti che, in questi anni, si sono distinti nelle più importanti competizioni regionali, nazionali e internazionali. Al punto che, qualche mese fa, l’Alcoa Foundation ha deciso di contribuire al loro futuro con un assegno di dodicimila e cinquecento dollari: «Abbastanza - racconta Carlo Mascia - per acquistare l’attrezzatura per organizzare una palestra». Serviva però una sede che certo, visti i prezzi degli affitti, non era facile da trovare. Ma in loro aiuto è venuta una persona di buon cuore: «Ho sentito parlare tante volte dei traguardi sportivi raggiunti dall’Olimpia - racconta Pino Sferruggia, agente della Polizia Stradale - così ho deciso di mettere loro a disposizione un locale che si trova sotto la mia abitazione e che non avevo mai utilizzato». Ai ragazzi dell’Olimpia non è sembrato vero anche perché altri privati hanno subito voluto dare loro un’ulteriore mano d’aiuto per comprare e montare gli specchi per le pareti: «Ci siamo immediatamente dati da fare - racconta Luciano Scandariato, 32 anni - ora non vediamo l’ora di cominciare questa nuova attività». Luciano è entrato nell’associazione due anni fa: «Il medico mi aveva consigliato di fare nuoto - spiega - così mi ero rivolto al gruppo sportivo di Carlo Mascia». Ma da scelta terapeutica, quella di entrare nell’Olimpia è diventata una scelta di vita: «Ho trovato un gruppo di amici che ora non cambierei per niente al mondo - aggiunge - un’esperienza che consiglio a tutti». La vita è cambiata anche Bruno Lardieri che ha 60 anni e per per Cristina Monni che ne ha 34 anni e che da tre è campionessa di nuoto: «Ho raggiunto un’indipendenza in cui non speravo - racconta - e ora potrò avere anche un lavoro tutto mio». Un sogno che si realizza dopo anni passati pensando che la vita aveva davvero poco da offrire: «E invece eccoci qua a lavorare per organizzare il nostro centro sportivo - aggiunge Valerio Cuccu, 21 anni - ora mi è tornata la voglia di uscire di casa dove mi rifugiavo quando pensavo che nessuno mi avrebbe mai accettato». Finita la paura di essere derisi, il timore di sbagliare: i grandi risultati ottenuti hanno dimostrato che anche un disabile può trovarsi un posto in un mondo che sembrava solo a misura dei normodotati: «Noi cerchiamo di far capire questo importante concetto a tutte le persone che si avvicinano alla nostra associazione - conclude Carlo Mascia - e il viso soddisfatto di questi ragazzi è una ricompensa quotidiana a tutti i nostri sforzi e il giusto stimolo per continuare».  Stefania Piredda

 

04 ottobre 2002

Il caso.

Un progetto messo a punto dalla Asl per curare gli effetti da gioco d’azzardo patologico

Clinica per malati di videopoker

Sono 1500 in tutto il Sulcis gli schiavi delle macchinette

Schiavi del videopoker. Sono più di 1500 in tutto il Sulcis-Iglesiente e non stanno soltanto perdendo una scommessa. A repentaglio è la salute mentale, compromessa tirando centinaia di volte al giorno la leva della slot macchine. Sono malati di “Gap” e non lo sanno. La sigla sta per Gioco d’azzardo patologico: un’epidemia che da circa sei anni ha colpito quasi il tre per cento della popolazione adulta maschile del territorio. I sintomi? Psichici (ossessioni, ansie, manie d’onnipotenza), fisici (sudorazione, cefalea, ipertensione) ma soprattutto sociali: famiglie rovinate e interi patrimoni sacrificati al demone del videopoker. Almeno è un virus democratico: colpisce il pescatore come il panettiere, l’impiegato come l’imprenditore. Ma ormai anche nel Sulcis non è più un fenomeno di poco conto ma una piaga che l’Asl 7 si appresta a contrastare sul campo. Uno dei metodi è quello dei progetti obiettivo, come i due approvati nei giorni scorsi nell’ambito di una campagna contro le droghe, il fumo e l’alcol. “Vizi” vecchi, si dirà, al cospetto dello svago d’azzardo. Non la pensa esattamente così il relatore di uno dei progetti, il dottor Giampaolo Carcangiu, medico del Sert, che puntualizza: «Il gioco dei dadi e delle carte è sempre esistito e stiamo attenti anche alle agenzie ippiche e al lotto. Piuttosto da qualche anno è cresciuta la diffusione dei videopoker e le esigenze di consumo sono superiori, le macchinette ora sono facilmente accessibili».
Trappole per chi? Questo lo spiegano i due progetti senza ricorrere a una terminologia medica complicata: chi non resiste al gioco d’azzardo «non controlla più gli impulsi, ha disturbi ossessivi e corre il rischio di suicidarsi quattro volte di più rispetto alla media». È una malattia e su questo non ci piove. Ma che fare? La Asl, tra il Centro di salute mentale, il Centro alcologico e il Sert ha attualmente in cura quattro pazienti. Non basta: se i due piani (che verranno presentati alla regione) dovessero ottenere il finanziamento (circa 150 mila euro), le persone da curare diventeranno subito 170. «Daremo loro un punto di riferimento stabile - spiega Rita Bellu, che con Annalisa Maccioni ha studiato l’intervento - il nostro obiettivo è di attivare uno sportello d’ascolto fisso e di creare un gruppo di auto-aiuto». Le equipe che potrebbero sorgere dovranno avvalersi del supporto delle famiglie e dei gestori delle sale bar, personaggi non secondari. Per i medici non si tratta, è chiaro, di moderni untori, ma anche loro saranno chiamati in qualche modo a collaborare per debellare una “peste” che nel Sulcis ha già fatto 1500 vittime. E non sembra il caso di rilanciare.  Andrea Scano

 

03 ottobre 2002

Il caso.

In un anno hanno aperto tre negozi di abbigliamento e stanno per inaugurarne un quarto

Sulcitani con gli occhi a mandorla

La città fa i conti con l’invasione (pacifica) dei cinesi

Lanterne rosse di carta di riso illuminano il centro ma il cuore della città non si è trasformato in un quartiere orientale. Le luci colorate sono solo il segnale che Carbonia è stata scelta come patria da alcune famiglie di cinesi che in città hanno trovato lavoro e casa. Le lanterne segnalano i loro negozi. Semplici empori in cui è possibile trovare un po’ di tutto, dalle radioline ai vestiti. Ai figli della terra dei Mandarini e della porcellana finissima, Carbonia piace tanto. Lo dimostra il fatto che nell’arco di un solo anno il loro numero è cresciuto, in proporzione, del quattrocento per cento. L’anno scorso i cinesi residenti in città erano solo tre, Fu Hao Fei, sua moglie Chen Chun e il figlio Riccardo, divenuti poi quattro con nascita del piccolo Fu Fei Shang (Volare, il primo cinese nato in città). Oggi sono già 13 e altri ne dovrebbero arrivare nei prossimi mesi. Hanno già aperto tre negozi, stanno per inaugurarne un quarto e hanno anche alcuni banchi al mercatino del sabato. Come numero di presenze straniere nella città del carbone sono quarti in classifica dopo i 43 iugoslavi, i 15 macedoni e i 21 marocchini (gli stranieri “storici” della città). Carbonia dunque si tinge d’oriente. Socievoli e per niente diffidenti o timidi i nuovi immigrati non pensano di creare una Chinatown e chiudervisi dentro. Tutt’altro: abitano in centro e mandano i loro figli nelle scuole pubbliche. Chiamano i loro negozi con nomi come “Shangai” o “La grande Muraglia”, come gli emigrati sardi hanno battezzato “Su nuraghe” i loro ristoranti sparsi per il mondo non per escludersi dalla vita sociale ma per ricordare la patria lontana. Anche i “nostri” cinesi sono partiti dalla ristorazione come, ad esempio, Hu Ping, sposata e con tre figli che è titolare insieme al marito di due negozi di abbigliamento. Ha iniziato con anatre laccate, involtini e biscotti della fortuna. «Siamo partiti da un paese nel sud della Cina che sta vicino a Shangai - racconta - inizialmente abbiamo vissuto a Olbia per poi trasferirci a Cagliari». Si sono occupati di ristorazione per un paio d’anni e Wang, il marito di Hu Ping, è un eccellente cuoco. «Poi abbiamo scoperto Carbonia - continua Hu - ottima per far crescere Giorgio, Gianni e Giulia (i suoi tre bimbi nati in Sardegna) e fare affari». La città li ha accolti a braccia aperte. «Siamo stati trattati bene - spiega - l’unico problema e che i prezzi sono molto alti». Nessuna intolleranza dunque, neanche nei confronti della loro religione (sono buddisti), che praticano a casa visto che (per adesso) in città non esiste un tempio. Del fatto che ormai la Cina è vicina se n’è accorta anche l’amministrazione comunale. «Non solo la Cina ma anche tanti altri paesi europei, asiatici e africani - spiega Piefranco Gaviano, assessore alle Politiche sociali - di questo fenomeno rappresentato dall’immigrazione straniera stiamo tenendo conto per cercare di risolvere e prevenire problemi che possono sorgere dalla convivenza tra popoli diversi. Anche se l’incontro e la fusione tra culture lontane è nel Dna di Carbonia». In città intanto c’è già qualcuno che pensa di organizzare corsi di cinese. Giusto per poter scambiare quattro parole con i nuovi concittadini.

Marco Venturi

 

03 ottobre 2002

Studenti a scuola di Geoparco

Come recuperare una vecchia miniera e trasformarla in un Geoparco? Pure gli studenti dell’istituto tecnico ”Angioy” si cimenteranno in questa esperienza, anche se soltanto a livello teorico. La scuola riceverà, infatti, un contributo comunale di 2 mila euro per sviluppare questo interessante progetto didattico. È prevista inoltre una visita ad alcuni siti minerari spagnoli.
Dell’unificazione europea e dei vari risvolti economici e sociali se ne occuperanno, invece, gli studenti dell’istituto tecnico “Beccaria” impegnati a portare avanti il progetto Socrates. Il Comune ha accolto anche questa richiesta di contributo per quasi 2 mila 600 euro. (a. s.)

 

03 ottobre 2002

Nuova Provincia, la carica dei piccoli Comuni

Non è ancora nata ma hanno già proposto di cambiarle il nome. Via quel “Provincia di Carbonia-Iglesias” dal suono un po’ egoistico. “Provincia del Sulcis-Iglesiente” allargherebbe l’orizzonte mettendo bene in chiaro che nel nuovo ente non ci sono soltanto le due città maggiori ma anche un microcosmo di piccoli Comuni.
Anzi, sono proprio loro, i Comuni minori, a uscire dall’angolo: non vogliono fare la Cenerentola della situazione. Hanno issato il vessillo della “pari dignità” e ora chiedono di contare di più. Non sarà, insomma, una partita a due. Nel dibattito che prepara la nuova provincia si è inserito un terzo incomodo, anzi undici terzi incomodi. Sono tanti i Comuni che hanno deciso di riunirsi per confrontarsi alla pari (se non addirittura in posizione di vantaggio) rispetto a Carbonia e Iglesias.
È il vecchio concetto dell’unione che fa la forza ad animare i sindaci di Perdaxius, San Giovanni Suergiu, Masainas, Villaperuccio, Santadi, Tratalias, Piscinas, Narcao, Giba, Sant’Anna Arresi e Nuxis. Mettono insieme circa 60 mila abitanti, praticamente quanto le due cittadine maggiori.
Ce ne sarebbe abbastanza per accampare qualche velleità. «Ma non sono le poltrone che ci interessano», chiarisce subito il sindaco di Perdaxius Gianfranco Trullu. E allora? «Non vogliamo continuare a essere emarginati come lo siamo stati con Cagliari». Che significa «contare nelle decisioni, ottenere il decentramento dei servizi». Facciamo un esempio. «Quello delle scuole è un problema molto sentito. Poi i trasporti: sono vitali per qualsiasi modello di sviluppo».
I piccoli Comuni fanno sul serio. Ieri i sindaci si sono incontrati a Giba per mettere a punto la strategia e «predisporre l’accordo scritto che dovrà suggellare l’intesa», riferisce il sindaco di Santadi Elio Sundas. I sindaci firmeranno un trattato che, aggiunge Sundas, «sarà un accordo tra le amministrazioni e non tra partiti».
Insomma un’alleanza che, secondo l’interpretazione di Paolo Dessì, sindaco di Sant’Anna Arresi, servirà «per dare visibilità a tutto un territorio senza passare attraverso il filtro dei centri maggiori». Così i piccoli centri «non saranno mortificati e potranno valorizzare grandi risorse utili a tutta la zona».
Il discorso delle «pari opportunità», come le definisce il sindaco di San Giovanni Suergiu Enrico Pîras sembra essere stato in parte recepito dai sindaci dei Comuni maggiori. Tore Cherchi, ad esempio, riconosce «la legittimità delle aspirazioni dei piccoli Comuni». Ma potrebbe essere un riconoscimento ”di necessità”. Già in un’occasione, infatti, i piccoli Comuni sono riusciti a modificare le linee decise da uno dei centri maggiori. Un chiaro segnale. Ma, prima che arrivi la nuova provincia, ci sarà la possibilità di verificare se l’alleanza dei piccoli Comuni da un lato e l’apertura di Carbonia e Iglesias dall’altro, avranno un riscontro sul piano pratico. Il banco di prova sarà quello dei nuovo Piani Integrati territoriali. Nella prima fase Carbonia e Iglesias si sono accaparrare tutti i finanziamenti disponibili per il territorio. «Stavolta ci aspettiamo che si facciano da parte per lasciare spazio ai piccoli Comuni». Niente egemonie, insomma. E se provincia dovrà essere che sia ”alla pari”.    Sandro Mantega

 
03 ottobre 2002 

Caroeuro.

Ogni giorno un vigile controllerà il listino di cinquanta prodotti

Ecco l’osservatorio dei prezzi

Alleanza tra Comune, commercianti e consumatori

Per riempire il carrello del supermarket avete prosciugato il conto in banca? I prezzi alle stelle? Rilassatevi, in città è nato un osservatorio per tenerli sotto controllo. Lo hanno creato martedì sera l’assessorato alle Attività Produttive del Comune di Carbonia e le più importanti associazioni dei consumatori, Adiconsum e Federconsumatori e dei commercianti, Confcommercio e Confesercenti. Funzionerà così: d’ora in poi ci sarà un paniere di 50 articoli, generi alimentari, (pane, pasta, vari tipi di formaggio, olio verdura, frutta, vino, acqua, carni, pesci ecc.) ma anche di prodotti per la casa e la persona( detersivi, shampoo, sapone) servizi (benzina, bombola del gas, pizzeria, bar, cemento ed altri), ma anche i servizi e i beni più diffusi per i quali si spende la maggior parte dello stipendio, che saranno monitorati e tenuti sotto controllo. «Sarà compito dei Vigili Urbani - spiega Vittorio Macrì, l’assessore alle Attività Produttive girare regolarmente per i negozi e annotare i prezzi dei prodotti che abbiamo scelto, quelli già selezionati dall’Adiconsum». In questo modo non si avranno dubbi sul rigore dei controlli. «Il Comune metterà a disposizione anche un impiegato che raccoglierà ed elaborerà i dati - prosegue Macrì - e avremo anche un numero telefonico per segnalare aumenti esagerati». E poi? «Poi saremo in grado di segnalare ai vari utenti dove trovare i prezzi più convenienti - spiega Giancarlo Cancedda dell’Adiconsum, che ha avuto l’idea di creare l’osservatorio - servirà non solo alle casalinghe, ma anche ai commercianti che così potranno capire se sono competitivi e, in caso contrario, limare i prezzi prima di perdere clienti». Il servizio partirà fra poco. Prima assessore e associazioni devono incontrare i rappresentanti delle grosse catene di distribuzione e i titolari dei piccoli negozi per chiedergli di aderire all’iniziativa. I prezzi poi caleranno? «Non abbiamo il potere di modificarli - specifica Carlo Scano della Federconsumatori - ma insieme possiamo provare a legarli all’effettivo andamento della filiera dei prezzi». Come? Chiedendo ai commercianti che parteciperanno di tener fermi i prezzi dei prodotti indicati per un ragionevole arco di tempo. In cambio la loro attività sarà segnalata ai consumatori. Anche, perché no, attraverso un logo, un simbolo che sarà applicato alle vetrine dei negozi “Amici dei clienti, nemici degli aumenti” che garantiranno un prezzo giusto. Ai consumatori, poi, la scelta.  M. V.

 

02 ottobre 2002

Polemiche sul megadepuratore. E si chiede la condotta da Caput Acquas

«L’acqua depurata finirà in mare»

Guadagnini: senza altri finanziamenti lavori inutili

«Depurerà le acque reflue, ma se le cose non cambiano, non contribuirà ad alleviare la sete del Sulcis. Neanche una goccia d’acqua depurata , infatti, potrà essere riutilizzata fino a quando non sarà realizzato l’impianto terziario». Giacomo Guadagnini assessore ai Lavori Pubblici di Carbonia, uno dei tre comuni che si serviranno del grosso depuratore consortile che sta sorgendo a San Giovanni Suergiu, è soddisfatto dell’inizio dei lavori per la realizzazione dell’impianto che eviterà che ogni anno 5 milioni di metri cubi di scarichi fognari finiscano in mare. Però denuncia che senza la costruzione dell’apparato che depura ulteriormente le acque neppure un litro d’acqua potrà essere usato per irrigare gli assetati campi del Sulcis. «Sarà realizzato - dice l’assessore - ma i lavori partiranno solo quando sarà terminato il primo lotto».
Questo significa che nell’eventualità di un’altra grave siccità si potrebbe verificare un paradosso: rubinetti a secco e milioni di litri d’acqua depurata (ma non abbastanza e quindi ancora inutilizzabile) che finisce in mare. «Per questo chiediamo un intervento urgente del presidente della Giunta regionale. Pili ha i soldi e i poteri per risparmiare tempo e sofferenze agli abitanti del Sulcis. Basta che facciano partire anche i lavori per la realizzazione dell’impianto del terziario. In questo modo il depuratore sarebbe in grado di restituire cinque milioni di metri cubi d’acqua all’anno impiegabili in agricoltura e nelle industrie già fra 18 mesi alla consegna dei lavori cominciati ieri». Questo permetterebbe di liberare importanti risorse da destinare alle città. E l’assessore rilancia:«Abbiamo anche bisogno che finalmente la Regione finalmente si decida a finanziare la condotta Caput Acquas-Carbonia. Costa sei miliardi di vecchie lire ed esiste un progetto esecutivo del Comune, pronto a partire. Realizzandola in soli tre mesi saremmo finalmente in grado di portare a Carbonia 50 litri d’acqua al secondo. Abbastanza per alleviare la sete della città. Pili aveva promesso di stanziare il finanziamento per realizzare l’opera appena il progetto fosse stato pronto. Ma i soldi ancora non si vedono e siamo bloccati»     Marco Venturi

 

02 ottobre 2002

È il tenente Massimo Rosati, ha 27 anni e arriva da Roma

Nuovo comandante dei carabinieri

Alla caserma dei carabinieri della Compagnia di Carbonia è arrivato un nuovo Comandante. È il tenente Massimo Rosati, 27 anni, romano.
Il Comandante si è presentato ufficialmente ieri mattina durante una conferenza stampa che si è tenuta nel suo ufficio in viale Gramsci. Arriva a Carbonia dopo alcuni anni di lavoro presso il Nucleo operativo radiomobile della Compagnia dei carabinieri di Sassari. Il tenente Massimo Rosati ha iniziato la sua carriera nell’Arma studiando presso la prestigiosa Accademia militare di Modena dopodiché ha prestato servizio presso il Battaglione mobile di Bologna per poi trasferirsi in Sardegna: «Una terra che ho imparato a conoscere e ad apprezzare - ha detto ieri durante l’incontro con i giornalisti - e dopo una positiva esperienza a Sassari mi auguro di trovarmi altrettanto bene a Carbonia».
Il comandante prende il posto lasciato all’inizio dello scorso anno dal capitano Livio Olivetti che è stato trasferito a Cagliari.

 

02 ottobre 2002

Un corso per reclutare i “Collina” del futuro

tra ragazzi e ragazze

Arbitrare un derby tra Inter e Milan. Fischiare un fallo con il piglio e l’autorevolezza di un Collina. È il sogno, neppure tanto segreto, di ogni “giacchetta nera” che si rispetti. Nel frattempo loro, gli arbitri della sezione cittadina dell’Associazione italiana arbitri, con passione e sacrifici consentono la disputa di migliaia di gare di calcio organizzate dalla Federazione italiana gioco calcio. E, per reclutare i Collina del futuro, la sezione locale ha organizzato un nuovo corso. Anche perché l’associazione in zona può contare su 95 direttori di gara: un po’ pochi rispetto al passato anche in considerazione del gran numero di incontri da seguire. Lo stage, interamente gratuito, è aperto a ragazzi e ragazze dai 15 ai 25 anni. La durata è di due mesi e i partecipanti potranno contare sul materiale di studio fornito dall’associazione. Al termine del corso, gli allievi, dopo il superamento dell’esame, riceveranno l’attrezzatura e il tesserino che, tra le altre cose, consente l’ingresso gratuito in tutti gli stadi italiani. La campagna di reclutamento interesserà anche gli istituti scolastici. Il corso prenderà il via a metà ottobre. Tutti coloro che vogliono iscriversi non dovranno fare altro che chiamare il numero 0781-61860 oppure recarsi presso la sede della Sezione locale, in via Gramsci 25 (terzo piano), dal lunedì al venerdì, dalle 19 alle 20. Oppure, per chi ama navigare su internet, basta collegarsi al sito www.aiacarbonia.it. (m. lo.)

 

02 ottobre 2002

Il Comune agli imprenditori: unite le forze per evitare la supremazia delle imprese continentali

Santa alleanza degli appalti

Un consorzio di imprese per aggiudicarsi i lavori

Imprenditori uniti per affrontare in maniera competitiva gli appalti che, nei prossimi mesi, assegneranno lavori per decine di milioni di euro. Se è vero che l’unione fa la forza, allora le imprese del territorio potrebbero aver trovato la soluzione per diventare finalmente competitive nei confronti della forte concorrenza delle ditte della Penisola. È questo l’auspicio con cui si è chiuso l’incontro organizzato in municipio tra il sindaco, gli assessori comunali ai Lavori pubblici e al Bilancio, i rappresentanti dell’Api sarda, della Confindustria, delle organizzazioni artigiane e delle associazioni dei datori di lavoro. L’obiettivo era quello di illustrare il programma di tutte le opere pubbliche promosso dall’amministrazione comunale che prevede investimenti per circa 85 milioni di euro. Di questi, oltre 15 milioni sono già andati a imprese della penisola o isolane, ma non del Sulcis Iglesiente. «Considerando che ci sono ancora in ballo appalti per quasi cento milioni di euro - ha spiegato il sindaco Tore Cherchi - abbiamo pensato di organizzare questa riunione per fare il punto della situazione dopo aver constatato che il sistema imprenditoriale locale è quasi sempre soccombente rispetto alla concorrenza esterna». Questo provoca, oltre a grandi perdite economiche per l’economia del territorio, anche una ricaduta molto attenuata, in termini occupazionale, rispetto agli investimenti effettuati. È pur vero che le imprese esterne che riescono ad aggiudicarsi gli appalti più grossi danno poi lavoro alle ditte locali, ma i vantaggi economici sul territorio sarebbero certo superiori se si riuscisse a uscire vincenti dalle aste.
Per raggiungere questo scopo, l’unico sistema appare quello del consorzio o comunque di una forma di associazione che fino a oggi non è mai stata attuata: «Certo, non sono immaginabili meccanismi protezionistici nei confronti dei consorzi locali - ha voluto precisare il sindaco - perché sarebbe incompatibile l’ordinamento oltre che profondamente ingiusto». Ma un consorzio ben strutturato permetterebbe di partire ad armi pari nel momento in cui si decide di partecipare agli appalti. Fino a oggi non è stato possibile. Lo dimostra il fatto che le ditte di casa lavorano quasi esclusivamente in subappalto. Così avviene per il palazzetto dello sport, per la ristrutturazione della Torre civica e per il cineteatro. Un’ulteriore dimostrazione della scarsa competitività delle imprese locali è stata data dall’appalto aggiudicato nei giorni scorsi per la ristrutturazione della vecchia lampisteria: lavori per quasi due milioni di euro, circa tre miliardi di vecchie lire, che sarebbero potuti essere affidati direttamente a ditte sulcitane. «Visto che il grosso degli appalti deve ancora essere aggiudicato - ha concluso il sindaco - è bene che le nostre ditte si affrettino ad organizzarsi». Un messaggio che è stato accolto positivamente da tutti i partecipanti all’incontro. Nelle prossime settimane, quindi, dovrebbero seguire nuove riunioni per passare dalle parole ai fatti.   Stefania Piredda

 

01 ottobre 2002

Marciapiedi off limits per i disabili di Bacu Abis a causa dei nuovi lampioni

Le strade di Bacu Abis sono finalmente illuminate, ma adesso il problema sarebbe un altro: i disabili non avrebbero lo spazio per passare sul marciapiede occupato dai lampioni. È la singolare situazione denunciata in un’interrogazione dai consiglieri Giuseppe Meletti e Giampaolo Puddu (Sardistas), Rosanna Curreli e Sandro Fanni (Forza Italia) e Alberto Floris (Ccd). In pratica, per eliminare un disagio come la scarsa illuminazione pubblica in via Caltanisetta, vico Lamarmora, via e vico Portoferraio e via Cavallera, l’impresa incaricata dall’amministrazione comunale avrebbe introdotto una barriera architettonica. Si tratta, affermano i consiglieri dell’opposizione, «dei nuovi lampioni che sostituiscono i vecchi ma sono posizionati al centro del marciapiede impedendo il passaggio di un disabile in sedia a rotelle».
In sostanza: quelle vie hanno più luce ma i portatori di handicap dovrebbero camminare sulla strada. Per questo i cinque consiglieri hanno chiesto al sindaco «se e quando l’esecuzione delle opere pubbliche siano state liquidate ai professionisti e all’impresa». L’interrogazione verrà discussa nel corso della prossima seduta del Consiglio comunale. (a. s.)

 

01 ottobre 2002

Piccioni e bimbi tristi

C’erano due bambini ieri pomeriggio in piazza Roma. Erano seduti sui gradini davanti al municipio, le facce scure come di chi è stato tremendamente deluso. Erano due fratellini di sei e otto anni che, all’uscita di scuola, hanno convinto il nonno ad accompagnarli in piazza per una passeggiata. Ma il motivo era un altro. Superata via Manno, infatti, hanno aperto la cartella e preso un piccolo pacchetto bianco pieno di briciole e chicchi di riso. Lo avevano preparato a casa, di nascosto alla mamma, per dare da mangiare ai piccioni. Ma non ne hanno trovato nemmeno uno. Sono passate due settimane da quando qualcuno ha deciso di ucciderli tutti spargendo in piazza una miscela mortale di grano e dimetoato, un veleno terribile. Chi ha deciso di prendersela con i poveri volatili, infatti, voleva essere sicuro di portare a termine il suo lavoro con estrema precisione. Nessuno può sapere che cosa sia passato in quella mente, certo poco sana, prima di compiere quel gesto. Forse voleva tenere la piazza più pulita o più ordinata riuscendo, però, solo a renderla più triste. I piccioni infatti lo hanno accontentato: la maggior parte sono morti, i pochi rimasti sono volati via lontano, anche dai quei due bambini che sconsolati, sono tornati a casa. Hanno buttato via il riso e in piazza Roma non vogliono tornarci più. (s. p.)

 

01 ottobre 2002

La banda “Bellini” vuole raddoppiare il numero dei musicisti

La banda musicale municipale vara l’operazione “raddoppio”. Se l’orchestra “Vincenzo Bellini” riuscirà a raggiungere entro la fine dell’anno il numero di cinquanta elementi ciò assomiglierà, nel suo piccolo, a una sorta di “operazione trionfo” che darà nuova linfa alla musica cittadina. È così iniziata, infatti, la campagna di reclutamento di nuovi musicisti. Si tratta del primo vero “bando” di iscrizione come non era mai avvenuto in passato. È per questo che il presidente Alessandro Pintor ha avviato una sorta di battage pubblicitario con la speranza di raccogliere consensi fra i giovani appassionati del pentagramma. Per ora la banda, diretta dalla maestra Caterina Casula, conta circa 25 elementi. «Creare un’orchestra di 50 suonatori è il nostro obiettivo - spiega il presidente Pintor, l’invito è rivolto soprattutto ai giovani».
I corsi, ovviamente, sono riservati all’apprendimento fondamentale della teoria e del solfeggio e, in seguito, degli strumenti a fiato e a percussione. La banda ha intanto iniziato le lezioni presso la scuola media “Pascoli” di via Balilla. L’appuntamento è per il lunedì e il venerdì dalle 18,30 alle 20,30. (a. s.)

 

01 ottobre 2002

Tante le idee: pasta fresca, artigianato e servizi geriatrici

Hamburger e patatine contro la disoccupazione

Ci saranno le luci colorate i ragazzi con in testa il capellino colorato pronti ad accogliere il cliente con un sorriso. Ci saranno gli hamburger, gli hot dog e le patatine fritte. Non mancheranno i gelati, le insalate, l’aranciata e la coca cola. Queste e altre le idee di Giuseppina Perra che hanno convinto la commissione giudicatrice per i contributi de minimis a promuovere la sua proposta d’impresa. Il suo fast food si è classificato al primo posto e darà lavoro a sette persone. Aprirà alla periferia della città abbastanza vicino alla maggior parte delle scuole superiori della città. L’obiettivo è infatti quello di conquistare i ragazzi ma non solo. In città, infatti, manca un servizio di fast food, per questo la commissione ha capito bene che questa nuova attività non dovrebbe impiegare troppo tempo a far breccia anche nel palato dei clienti più piccoli e dei loro genitori.
Ha puntato sul cibo anche Viviana Ortu che, grazie al contributo de minimis aprirà, entro la fine dell’anno, un negozio di pasta fresca: «L’ho sempre preparata per la mia famiglia così ho deciso di tentare di mettermi in proprio insieme a una socia - racconta - ora che ho la certezza di aver ottenuto il finanziamento mi metterò immediatamente al lavoro». La sua attività sarà aperta a esaudire ogni richiesta: «Abbiamo intenzione di accontentare anche chi non può mangiare determinati prodotti - spiega - i diabetici, ad esempio, o i celiachi: per loro offriremo prodotti che altrimenti sarebbero costretti a preparare da soli in casa». Una voglia, quella di aiutare gli altri, che la commissione per i de minimis ha riscontrato anche nella proposta di Fabio Morroccu: fornirà servizi per gli anziani e darà lavoro a tre persone.
Altri tre posti li creerà lo studio di progettazione di Roberto Naitana: è un ingegnere che si è laureato perfettamente in corso ma negli ultimi anni ha dovuto fare i conti con un mondo del lavoro tremendamente ostile anche con gli studenti più brillanti: «Grazie a questo contributo - spiega - potrò realizzare il sogno di avviare uno studio tutto mio che mi permetterà di affrontare la concorrenza in modo più competitivo grazie a investimenti che, senza il de minimis non mi sarei mai potuto permettere.   S. P.

 

01 ottobre 2002

Il fatto.

Pubblicata la graduatoria definitiva dei contributi “de minimis” stanziati dal Comune

Ecco l’olimpo dei neoimprenditori

Un milione e mezzo di euro: respinti tutti i ricorsi

Arrivano i contributi de minimis. Con buona pace degli esclusi, la graduatoria definitiva è stata esposta ieri mattina. I diciotto ricorsi presentati nell’ultimo mese non hanno nemmeno scalfito l’elenco provvisorio di chi ha diritto a un aiuto economico per creare una nuova impresa o per far crescere un’attività già avviata. Ne è stato accolto soltanto uno ma il neo imprenditore in erba ha dovuto accontentarsi dell’inserimento del suo nome nella lista delle domande che hanno superato l’esame: il punteggio della sua proposta, infatti, non era abbastanza alto da concedergli l’ingresso nell’olimpo dei super trentotto. Tante sono, infatti, le proposte accolte dalla Commissione giudicatrice: dovranno spartirsi un milione e mezzo di euro che permetterà di creare 114 posti di lavoro. Entro un mese riceveranno il sessanta per cento del contributo e entro la fine dell’anno la parte restante. Da quel momento avranno un anno di tempo per diventare completamente operativi. «Credo sia un’ottima notizia per l’intera città - ha commentato l’assessore alle Attività produttive Vittorio Macrì - certo, dispiace veder esclusi tanti giovani che hanno portato alla nostra attenzione proposte davvero interessanti, ma purtroppo il finanziamento a nostra disposizione non consentiva di accontentarli tutti».
Le domande presentate, infatti, erano state 121: «Segno della grande voglia di impresa nella nostra città - aggiunge l’assessore - una risposta che certo ci darà un grande stimolo per preparare al più presto il nuovo bando». Che, burocrazia permettendo, dovrebbe essere pronto entro la fine di ottobre: «I tempi sono piuttosto stretti - aggiunge - ma siamo certi di potercela fare».
Una buona notizia sia per chi, pur essendo entrato nella graduatoria non è riuscito a ottenere il finanziamento, sia per gli esclusi: «Se la loro idea è valida potranno colmare le lacune che hanno portato all’esclusione - puntualizza l’assessore - la seconda volta potrebbe essere quella buona». Il dato certo sinora è che con i nuovi fondi non si potrà attingere dalla vecchia graduatoria: «Il bando non lo consente - spiega - e non sarebbe nemmeno giusto per chi sta provando per la prima volta». Si troverebbe dietro a una lunga lista di concorrenti, fatto che lo costringerebbe certo a rinunciare in partenza.
Tra le novità per il prossimo anno c’è anche quella di una sorta di selezione delle proposte: «Il primo bando era aperto a tutti mentre il prossimo avrà un preciso indirizzo». In pratica, preso atto di quelle che sono state le proposte e analizzate le esigenze della città, si cercherà di orientare i futuri imprenditori verso settori ben precisi: «Dai servizi all’artigianato - spiega Macrì - ma le indicazioni saranno date dopo una serie di incontri con i rappresentanti delle diverse associazioni dei più diversi settori».
   Stefania Piredda