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dal
01 al 15 Ottobre
2002
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pubblicate da La
Nuova Sardegna
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martedì
15 ottobre 2002
Cinque
milioni per commercio e impresa
Somma
destinata alla riqualificazione
di piazza Ciusa e delle piccole aziende
g.f.n.
CARBONIA. Un milione e
mezzo di euro da destinare ai contributi "de minimis" da
assegnare alle piccole e medie imprese di nuova costituzione o già
operanti in città per la creazione di nuovi posti di lavoro, un milione e
350 mila euro alle compartecipazioni dei progetti finanziati dalla unione
europea. Pare questa la strada imboccata dall'amministrazione comunale per
la spendita dei circa due milioni e mezzo in arrivo dalla Regione sui
fondi della legge regionale sul lavoro. Gran parte delle due tipologie di
finanziamento previste saranno, comunque, destinati allo stesso scopo.
Di fatto, sono previsti due bandi differenti, il primo riservato alla
generalità delle piccole imprese e il secondo riservato agli operatori di
piazza Ciusa e spazi limitrofi. Mentre per i primi i criteri di
assegnazione ripeteranno quelli già utilizzati nel bando precedente, e la
cui graduatoria terrà conto ad esempio dei posti di lavoro creati e delle
somme di compartecipazione messe a disposizione, gli altri saranno mirati
a modificare l'assetto della piazza, che dovrebbe diventare anche luogo di
incontro e di svago. «È una novità del programma di interventi che
vogliamo concretizzare quest'anno - ha spiegato l'assessore alla
programmazione Antonello Dessì -. Lo scorso 16 settembre è stato
pubblicato il bando europeo per l'asse città, destinato a favorire la
riqualificazione il recupero urbano. Oltre a mettere a disposizione una
quota della legge sul lavoro per la compartecipazione, abbiamo deciso di
puntare sulla collaborazione dei operatori privati, interessati
complessivamente a rendere più gradevole le aree su cui insistono le loro
attività. Con un progetto concordato, e per il quale stiamo studiando le
possibili agevolazioni è possibile far cambiare volto ad un'altra area
della città, centralissima, e che è caratterizzata dalla più alta
concentrazione di attività commerciali. Ipotizziamo esercizi commerciali
di aspetto gradevole e moderni, e una nuova organizzazione degli spazi
dove questi si affacciano, che potrebbero diventare anzichè semplici
luoghi di passaggio vere piazze dove è gradevole la sosta. Un nuovo
spazio attrezzato che crea le condizioni migliori per un incontro con i
clienti. Nel progetto non ci sono ovviamente solo gli spazi privati. Vi
rientrerà infatti la sistemazione complessiva del mercato civico e la
realizzazione di una nuova vasta area di parcheggio, nell'ampio sterrato
lungo la via Marche. Si tratta in pratica di realizzare, a fianco a opere
di recupero e abbellimento di spazi esistenti, di un'opera di creazione di
nuove infrastrutture che dovrebbero chiudere il progetto di recupero e
riqualificazione».
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martedì
15 ottobre 2002

Sirai,
dove la bussola impazzisce
Scoperto
nell'area archeologica un misterioso
cratere che determina un forte campo magnetico
Enrico Cambedda
CARBONIA. Un'escursione
notturna fra le colline, un misterioso cratere, la bussola che impazzisce,
le grotte sacre di antichi popoli. Ecco come a Monte Sirai, sono state
scoperte le tracce di un'ancestrale spiritualità legata ai riti degli
sciamani. Augusto Mocci, appassionato di archeologia, fondatore di un
gruppo che si occupa dello studio del territorio e degli effetti
dell'energia cosmica rivela, con molto pudore, le sue scoperte. Leggende,
magia, suggestioni, archeologia, valgono bene un'escursione.
Augusto Mocci non vorrebbe neppure parlarne. Di carattere schivo spiega
quasi sottovoce che lui quei fenomeni gli ha realmente verificati. In
quelle colline, qualche millennio fa, è accaduto qualcosa di veramente
misterioso. Gli antichi sciamani ne colsero l'importanza e crearono un
vero e proprio luogo di culto. Ancora oggi accadono dei fenomeni strani,
tanto da poter definire quel luogo "magico". Solo dopo molte
insistenze accetta di organizzare una piccola escursione: una sorta di
"mordi e fuggi" anche perché raggiungere il sito è veramente
semplice. Dopo aver lasciato la macchina (la strada arriva praticamente ai
piedi della collina) occorre meno di mezzora per arrivarci. Un'unica
condizione: niente fotografie e l'indicazione solo sommaria dell'area.
Arrivati in un sorta di altopiano si notano i contorni di un immenso
cratere, ormai quasi ricoperto dalla macchia mediterranea, mentre
tutt'intorno ci sono migliaia di piccoli ciottoli di materiale scuro,
all'apparenza ferroso. Intanto la bussola impazzisce, deviando le
indicazioni di circa 180 gradi. Augusto Mocci non ha dubbi: «Ci troviamo
in un'area dove è caduto un grosso meteorite - spiega - il quale,
nell'impatto è andato in frantumi, cospargendo il territorio per qualche
chilometro quadrato e provocando la presenza di un forte campo magnetico».
Fin qui niente di particolare. Il mistero, o la magia, si coglie entrando
in una delle numerose grotticelle presenti nell'area, sono chiuse,
sacellizzate: hanno l'aspetto del luogo di culto. Alcuni simboli rituali:
mappe, disposizioni astrali, simboli di potere. In una di queste, in
posizione quasi totemistica, una pietra "un pezzo del cielo",
forse un piccolo pezzo del meteorite, come levigato dal susseguirsi di
riti magici, toccato da mille mani in una cerimonia di culto. «Niente di
definitivo - aggiunge, Augusto Mocci - metterò a disposizione degli
studiosi questa mia scoperta che ritengo molto interessante. In questa
montagna c'era un luogo di culto che gli antichi sciamani utilizzavano non
solo per le preghiere collettive ma anche per usi terapeutici, grazie alla
presenza del forte campo magnetico. Tutta l'area, a conferma delle mie
ipotesi, risulta inoltre soggetta a due sovrapposizioni: la prima come
zona rituale e di sepoltura (IVº-IIIº millennio a.C.), la seconda come
sepoltura (IIº millennio)».
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domenica 13 ottobre 2002

Le
donne e il lavoro della miniera
L'idea
del Comune, un monumento
alla base della Torre Civica
g.f.n.
CARBONIA. Un
monumento dedicato alle donne della miniera. A quelle che attendevano a
casa con ansia i mariti e i figli, e che spesso piangevano la loro morte,
ma soprattutto a quelle che nella miniera sono state protagoniste. Che con
il carbone si sono sporcate le mani e i vestiti, e che hanno fatto parte
integrante della storia della città dei primi anni. Sta pensando di
realizzarlo il Comune che intende collocarlo alla base della torre civica,
dove un tempo si trovava un leone in bronzo.
«Le donne hanno svolto un ruolo importante nella storia della città, ma
raramente hanno trovato un posto nelle celebrazioni che punteggiano gli
anni del dopo miniera - ha spiegato Ignazio Cuccu, assessore
all'urbanistica -. Sono rimaste poche immagini e pochi ricordi.
E forse molti non sanno che nel libro paga della miniera, con mansioni
importantissime e indispensabili per la produzione, c'erano le donne, le
cernitrici.
Il loro compito era quello di separare le pietre dicarbone dalle scorie.
Prima che il lavoro venisse effettuato in maniera automatica con le
macchine vagliatrici, nei primi anni della miniera erano le donne ad
assolvere a questo compito. Ed è giusto che nella nuova piazza Roma, i
cui lavori inizieranno a breve, venga collocato un monumento che ricordi
queste protagoniste.
La collocazione, si è detto, è stata ipotizzata alla base della torre
littoria.
«Un tempo vi si trovava un leone in bronzo, che a quanto raccontano
sarebbe stato fuso per ricavarne pezzi di ricambio per le macchine della
miniera.
Molti ipotizzano che una sua copia venga collocata dove era l'originale.
Ma sarebbe solo un falso storico. Un anonima opera senza nessun valore e
incapace sia di abbellire la piazza che di creare ricordi.
Invece, crediamo che quel leone possa essere sostituito da un monumento
alle donne della città che in miniera hanno lavorato e che in ogni caso
sono state protagoniste della nostra storia. È un omaggio alle nostre
nonne e alle nostre madri.
E ci pare che sia una scelta attorno alla quale tutta la città si può
stringere».
Non è stata fatta ancora nessuna scelta definitiva. Anche perchè ogni
tassello del progetto della nuova piazza Roma viene attentamente valutato,
anche con la collaborazione dei docenti dell'Università di Cagliari, ai
qui è stato affidato il compito della consulenza per il recupero delle
aree del centro storico.
Ciò a cui puntiamo è un'opera d'arte di qualità che ben possa inserirsi
nel nuovo contesto e che possa essere, assieme al monumento al quale il
maestro Giò Pomodoro sta lavorando, un secondo elemento di attenzione
dello spazio centrale della città.
Entro la prossima estate tutto questo dovrebbe essere una realtà.
E il monumento diventerà un elemento importante non solo per l'arredo
della piazza ma anche omaggio alle protagoniste della prima ora di
Carbonia.
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sabato
12 ottobre 2002
CONSUMI
E CAROVITA
Blocco
dei prezzi, verso l'accordo con i centri commerciali
g.d.p.
CARBONIA. Manca solo la firma del protocollo d'intesa all'avvio
dell'Osservatorio comunale dei prezzi, cui partecipano l'amministrazione
comunale, L'Adiconsum e la Federconsumatori, la Confcommercio e la
Confesercenti. Ma sembra prendere corpo anche la possibilità di ottenere
un impegno da parte di alcuni centri commerciali, per l'accordo sul blocco
dei prezzi per tutto il 2002. All'ultimo incontro fra le parti, infatti,
si è registrata la presenza di rappresentanti dell'Euralcoop, società
che gestisce il centro affiliato alla Conad, e del Market Vinci: «Con
questi interlocutori - spiega Salvatore Casu, responsabile locale della
Confesercenti - si è potuto avviare la discussione su questa possibilità,
che sarebbe fortemente apprezzata dai consumatori. Siamo fiduciosi che
l'iniziativa, collaterale all'Osservatorio, possa andare in porto, non
solo con i centri commerciali ma anche con i piccoli e medi dettaglianti.
Per essi la possibilità di esporre all'ingresso dell'esercizio
commerciale un avviso di adesione al blocco dei prezzi, che inviti i
cittadini ad approfittare del momento». In fondo, direbbe qualche
malizioso, gli aumenti, spesso privi di qualsiasi giustificazione, sono già
stati effettuati, con gran dispetto per chi ne ha subito le conseguenze:
«Purtroppo - commenta Casu - i disonesti sono presenti in tutte le
categorie: noi abbiamo aderito all'Osservatorio proprio perché crediamo
che vadano combattuti con un deterrente efficace. Pensiamo inoltre che
l'accordo sui prezzi bloccati sia assai vantaggioso per tutti: non
dimentichiamo che riguarderebbe anche il periodo delle festività di fine
anno, in cui la liquidità aumenta». L'accordo potrebbe essere chiuso già
a metà della prossima settimana.
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venerdì
11 ottobre 2002
VOLONTARIATO
Sulle
associazioni il «giogo» della Siae
e.c.
CARBONIA. I compensi
alla Siae penalizzano l'attività di enti ed associazioni senza scopo di
lucro. Un balzello pesantissimo che mette in discussione il prosieguo
dell'attività di decine di associazioni che anche nel Sulcis operano nei
vari settori del volontariato e dell'assistenza sociale. Molto spesso si
tratta di soggetti giuridici che organizzano attività di vario genere
(soprattutto spettacoli, manifestazioni sportive, lotterie) per portare
avanti i sempre più complessi obiettivi sociali. Di queste difficoltà s'è
parlato nel corso di un incontro fra i responsabili di alcune associazioni
del Sulcis, i quali hanno chiesto l'intervento degli esponenti politici
del territorio: «È un problema molto importante - conferma, Antonello
Mereu, deputato dell'Udc - su questo argomento, ho presentato una proposta
di legge, proprio nei giorni scorsi. Ritengo doveroso infatti che il
parlamento sostenga l'impegno di queste associazioni con un provvedimento
come l'abolizione della tassa Siae. La normativa esistente deve essere
adeguata allo spirito della legge 266/ 91 e modificata alla luce delle
nuove realtà associative e di servizio tipiche dell'età moderna». Si
tratta insomma di sanare una vera e propria ingiustizia: «Allo stato
attuale anche quelle associazioni che s'ispirano agli ideali del
volontariato sono costrette a corrispondere i diritti d'autore - prosegue,
Antonello Mereu - anche quando si tratta di esecuzioni realizzate a favore
degli associati. Si tratta di un ostacolo ingiusto e vessatorio,
sproporzionato rispetto all'attività svolta da enti che con disinteresse
si impegnano per assistere i più deboli e reperire fondi per scopi
benefici. Per questo motivo ritengo sia giusto fare qualcosa e spero che
entro breve tempo l'iter legislativo possa concludersi positivamente».
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giovedì
10 ottobre 2002
Società
sportive, non resta che piangere
Assestamento
di bilancio: dirottate le risorse
destinate a coprire parte dei costi delle manifestazioni
L'assessore Orrù: «Ci batteremo perché vengano recuperate»
Antonello Pirotto
CARBONIA. C'è grande
preoccupazione nell'ambiente sportivo cittadino. È ufficiale la notizia
che le risorse che dovevano essere destinate alla società sportive, di
solidarietà e culturali, che hanno organizzato manifestazioni durante
l'anno in corso, sono state sottratte per l'assestamento del bilancio
comunale. Iniziative svolte con grandi sacrifici nel settore agonistico e
a fini benefici e culturali rischiano di non vedersi riconoscere dal
Comune un minimo di contributo per concorrere alle spese sostenute.
Una doccia fredda per le società e associazioni che contavano sul fatto
che i tempi di attesa così prolungati fossero necessari per recuperare
altre quote da destinare ai beneficiari, come era stato assicurato. Ora,
tutto sembra trasformarsi in una autentica beffa.
Sulla vicenda, l'assessore comunale Giovanni Orrù afferma: «Effettivamente
la situazione è questa, anche se c'è la possibilità che entro novembre
quanto tolto dalla manovra di Bilancio possa essere reintegrato, e per
questo ci batteremo».
Sullo stesso tenore quanto dichiarato dal vice sindaco Giovanni Tocco, a
cui molte società hanno fatto riferimento come predecessore di Orrù,
all'assessorato allo Sport e vicino ancora oggi alla realtà locali: «Le
preoccupazioni degli interessati sono legittime - afferma Tocco - ma è
una situazione che per la sua importanza andrà affrontata con urgenza».
All'assenza delle risorse per le manifestazioni sportive, vanno a sommarsi
quelle per le manutenzioni degli impianti, e come è visibile, anche in
questo settore ci sarebbe da mettere mano in tempi brevi. Qualche società
che in questi anni con la sua attività ha dato lustro e risalto a
Carbonia, come centro di attivismo sportivo, ha già prospettato una fuga
dalla città, trasferendo le iniziative in altri centri se non si porrà
rimedio a questa situazione. Un'altra anomalia è data dal fatto, come
testimoniato dagli interventi dei dirigenti, che ci siano manifestazioni
che ricevono i contributi in anticipo rispetto all'evento ed altre che
regolarmente effettuate e rendicontate, debbano penare le cosiddette sette
camicie per vedersi riconoscere quanto garantito.
Carbonia, il suo tessuto sociale, ha sempre attinto a piene mani
dall'azione dei volontari di cui propone in particolare ai giovani,
modelli e attrattive sane, come lo sport e la cultura.
Ora, con il venire meno dei contribuiti alle attività sportive e
culturali sarà semèpre più difficile per le società, che gi versano in
gravi difficoltà, mantenere il livello dell'impegno mostrato in questi
anni. Il futuro della città potrebbe presentarsi, sotto il profilo delle
attività sportive, sempre più buio, privo di manifestazioni e di
iniziative: un vero deserto per lo sport.
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mercoledì 9 ottobre 2002

Serbariu,
un ponte tra passato e futuro
Firmato
l'accordo di programma per l'area
che diventerà centro di ricerca scientifica
g.f.n.
CARBONIA. Un progetto che crea un ponte tra passato e futuro, destinato a
trasformare quello che un tempo era luogo del lavoro nel sottosuolo in
luogo della cultura e della scienza, della storia e della memoria della
città e del territorio. Da ieri è una realtà. La firma dell'accordo di
programma ha reso disponibili per la sua realizzazione più di undici
milioni e mezzo di euro, ventitrè miliardi delle vecchie lire sui fondi
europei del Piano integrato d'area del Sulcis iglesiente. In un anno il
vecchio cantiere, un tempo la più importante miniera della città ed oggi
abbandonato, cambierà volto.
«Si tratta di uno dei punti qualificanti del programma di questa
legislatura - ha spiegato il sindaco Tore Cherchi - e non possiamo che
essere soddisfatti per essere ormai giunti alla sua concretizzazione.
Appena gli accordi di programma saranno pubblicati sul Buras saranno
attivare tutte le procedure di appalto. Abbiamo un tempo limitatissimo, 18
mesi, per concludere l'opera. Quasi una scommessa, ma siamo certi di
riuscirci. Al termine dei lavori avremo non solo recuperato alla città 25
ettari di aree urbane, ma le avremo trasformate in un complesso dove
scienza e tecnica, ma anche memoria della città e attività produttive di
qualità troveranno la loro casa. Si tratta di un'opera la cui rilevanza
supera i confini della nostra area territoriale, e che metterà assieme un
parco scientifico, un centro ricerche, il museo del carbone con la
ricostruzione di una galleria di estrazione, istituti universitari, il
museo paleontologico, l'archivio storico e sedi di aziende di qualità nel
settore dei servizi o dell'artigianato d'autore. A disposizione, oltre
agli undici milioni di euro, ci sono altri otto milioni, provenienti da
somme non utilizzate a livello regionale, che saranno utilizzati per
ulteriori iniziative di ottimizzazione dei risultati del progetto
principale. Un'opera che diventerà un polo di riferimento per la cultura
e la ricerca». Il progetto, interamente redatto dall'ufficio tecnico
comunale, interessa il recupero e la riutilizzazione di circa 120 mila
metri cubi di fabbricati sparsi sui 22 ettari del cantiere. «Gli edifici
saranno restaurati - ha spiegato l'assessore ai lavori pubblici Giacomo
Guadagnini - in parte per acquisire una nuova destinazione d'uso e in
parte per diventare "musei di se stessi". Mentre per i castelli,
gli argani, i nastri, le sale macchine, i silos puntiamo alla
conservazione materiale e alla memoria delle attività, per gli altri
edifici sono previste opere che consentano le nuove utilizzazioni
previste. L'intera area, completamente urbanizzata, può ben essere un
punto di riferimento non solo sotto l'aspetto culturale ma anche didattico
e turistico e del tempo libero. Per l'intera città. Con i finanziamenti
aggiuntivi stiamo valutando invece l'opportunità di estendere l'area
dell'intervento, puntando alla bonifica di una discarica mineraria
confinante con la miniera di Serbariu e restituendo alla città altri
dieci ettari da destinare ad attività produttive».
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martedì 8 ottobre 2002

Cortoghiana,
frazione dimenticata
Denuncia
della circoscrizione per i disagi nelle aree
del piano di zona, senza illuminazione e strade
CARBONIA. Ci sono le aree disponibili, e già destinate all'edilizia
privata, ma l'amministrazione comunale non ha ancora deliberato
l'attivazione delle procedure per l'assegnazione. A sollevare il problema
è la circoscrizione di Cortoghiana, che rivendica dal Comune anche
l'avvio delle opere di urbanizzazione ancora mancanti, e che costringono
gli abitanti delle aree del piano di zona a vivere in mezzo ai disagi,
senza illuminazione pubblica, strade e marciapiedi.
Nel piano di zona di Cortoghiana, mentre la prima area urbanizzata è
stata ultimata, rimane una vasta area, dove vivono circa centocinquanta
famiglie, dove si lotta ancora con la polvere e il fango appena fuori
dalla porta di casa e dove una passeggiata notturna è una scelta a
rischio.
«Ci sono colpe diversificate - ha detto Antonello Vargiu, presidente
della Circoscrizione - e la cui soluzione in qualche caso potrebbe anche
creare danni economici ai cittadini. Ma non possiamo comunque stare a
guardare. E se il problema dell'illuminazione pubblica, che si trascina da
tempo per una serie di "disattenzioni" delle cooperative è
ormai in fase di definizione, restano, e non sono di piccola entità,
quelli relativi alla viabilità. L'amministrazione comunale, ad esempio,
non ha ancora ultimato gli interventi di propria competenza. E almeno una
delle coop., in stato di commissariamento, non è in grado di effettuare
gli interventi che avrebbe dovuto compiere. Capisco che incassare la
fideiussione firmata a suo tempo a garanzia potrebbe essere un problema
per i soci, ma occorre assumere delle decisioni. Sono ormai quindici anni
che le famiglie vivono nell'area senza servizi di una comunità
"normale"». Ma Vargiu punta anche il dito sulla situazione
complessiva. «Il problema è che il Comune dovrebbe mettere a
disposizione aree già urbanizzate. Invece prima si costruisce e poi si
realizzano le infrastrutture. E queste rappresentano dappertutto un
problema, anche dove è l'amministrazione in prima persona ad avere
l'onere di realizzarle. Quando poi le realizzazioni sono suddivise tra più
soggetti, come in questo caso lo Iacp, i privati e il comune, non si
riesce a venire a capo ella situazione e i disagi durano anni. Ciò che
chiediamo è che finalmente l'amministrazione intervenga. Non possiamo
pretendere che i disagi dei cittadini durino all'infinito».
g.f.n.
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domenica
6 ottobre 2002
Qualità
della vita, incubo in periferia
La
denuncia dell'opposizione: «Nei quartieri
nati in cooperativa mancano i servizi essenziali»

CARBONIA.
Opere di urbanizzazione lasciate a metà o neppure iniziate, servizi
assenti, invivibilità diffusa. E, in qualche caso, abitazioni a rischio,
ipotecate addirittura senza che i legittimi proprietari ne sapessero
niente. Cooperative edilizie che in un recente passato hanno contribuito
in modo massiccio a risolvere i problemi abitativi della città, rendendo
possibile la realizzazione del sogno di una casa di proprietà per tanti
sono diventate, oggi, motivo di un incubo.
Sul problema hanno puntato l'attenzione i consiglieri comunali dei gruppi
di minoranza. Hanno deciso di organizzare una sorta di tour tra le
lottizzazioni e le cooperative della città, per chiedere un intervento
dell'amministrazione comunale per la ricerca delle soluzioni. Per inziare
hanno scelto l'area di "Carbonia 2", una di quelle che
rappresentanto in maniera quasi emblematica tutte le situazioni di
precarietà. «Il copione in città è quasi sempre lo stesso. Il Comune
stipula con le cooperative le convenzioni in base alle quali delega la
realizzazione diretta delle opere di urbanizzazione - ha spiegato Alberto
Floris -. Ma ci sono difficoltà di gestione, e i soldi versati dai soci
per il pagamento degli oneri di urbanizzazione vengono utilizzati in altro
modo. Così, alla fine mancano strade, luce, servizi essenziali. Talvolta
non sono state neppure pagate le rate di mutuo, e le banche ovviamente
hanno attivato le procedure contro le cooperative. Tutto ciò ha provocato
situazioni di estrema preoccupazione». Una situazione che, vista così,
non sembrerebbe chiamare in causa il Comune. Sembrerebbe apparire
chiaramente che se le cooperative avevano assunto in proprio l'incombenza
di realizzare strade e impianti di illuminazione e poi non lo hanno fatto,
la responsabilità non può che essere la loro. «È vero, ma questo solo
inizialmente - ha spiegato Giuseppe Meletti -. Il fatto è che a garanzia
degli impegni a realizzare in proprio le opere necessarie, le cooperative
avevano presentato una fideiussione. Una volta resasi conto di quanto
accadeva l'amministrazione comunale avrebbe dovuto presentare all'incasso
la fidejussione sostituendosi alle cooperative nella realizzazione dei
lavori. Questo non è stato fatto. Ed è quindi colpa esclusiva
dell'amministrazione se un numero consistente di famiglie vive in
situazioni di disagio. "Carbonia 2" è uno degli esempi, ma il
discorso è identico in una parte dell'area 167 di via Santa Caterina, è
identica a Cortoghiana, è identica a Bacu Abis».
Da qui la decisione di intervenire. In tutte le zone delle città dove
esistono problemi i consiglieri di minoranza incontreranno la gente,
approfondiranno la conoscenza dei problemi, suggeriranno soluzioni e,
soprattutto, garantiranno l'intervento per costringere il Comune ad
intervenire. g.f.n.
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sabato 5 ottobre 2002
La
rivoluzione dei trasporti
Un
terminal unico per treni,
pullman delle Fms e traghetti

CARBONIA.
Un unico terminal per ferrovie dello stato e e pullman delle Fms.
Biglietto unico per i traghetti, i percorsi su strada e quelli in
ferrovia. È l'idea sulla quale sta lavorando il Comune, che sta
predisponendo i progetti per partecipare al bando per i finanziamenti del
Piano operativo regionale dell'Asse 6, quelli per le reti e nodi di
servizio. Una idea destinata con tutta probabilità a cambiare le
abitudini degli abitanti di Carbonia e del territorio e a rivoluzionare il
sistema dei trasporti.
La novità più interessante, sulla quale il sindaco Tore Cherchi ha già
attivato un dialogo con l'Ente ferrovie dello Stato è quello legato
all'avvicinamento della stazione ferroviaria al centro urbano. L'ipotesi
è quella della realizzazione di una bretella di circa un chilometro che
dalla attuale stazione ferroviaria, che mantererebbe la sua funzione,
arriverebbe fino alla via Roma, a ridosso dell'area commerciale cittadina.
Questo renderebbe appetibile il treno, che non è oggi visto con
entusiasmo dai viaggiatori a causa della lontananza della stazione dal
centro città. Ma allo stesso tempo ci si ritrova oggi a programmare la
permanenza in città dei pullman delle Fms. Il rifacimento della piazza
Roma sarà accompagnato necessariamente dalla scomparsa del capolinea, che
dovrà essere ricollocato altrove. Da qui l'idea di accorpare in una unica
struttura stazione ferroviaria e stazione automobilistica, con la
creazione di un vero e proprio terminal dotato di tutti i servizi, con
fast food, bar, servizi igienici, sale d'aspetto per i viaggiatori, che
alla vicinanza della struttura dal centro vedrebbero unita la interessante
novità di non dover sostare, per le attese, al sole o sotto la pioggia,
come avviene invece ora.
«L'ipotesi assume ovviamente contorni più complessi - ha spiegato
l'assessore alla programmazione Antonello Dessì -. Il risultato finale
che speriamo di raggiungere è complessivamente il miglioramento dei
collegamenti tra il territorio che fa capo alla città e le altre aree
regionali. Del progetto potrebbero far parte anche le società di
traghetti che collegano con Carloforte e gli altri enti che effettuano i
collegamenti automobilistici nell'area di Cagliari. Con un biglietto unico
ci si potrà spostare per mare, per ferrovia e su strada e ad ogni viaggio
si sarà certi che all'arrivo saranno presenti coincidenze per ulteriori
spostamenti. È un progetto ambizioso che dovrebbe consentire un rilancio
del trasporto pubblico e, soprattutto, mettere a disposizione degli
abitanti del territorio servizi pubblici di trasporto ottimali per
organizzazione e comodità».
Il progetto comunque non guarda solo al trasporto passeggeri. L'idea
finale, vista la vicinanza con il piazzale merci della stazione
ferroviaria cittadina, è quella di mettere le basi per la creazione di un
polo intermodale di trasporti, capace di favorire anche un decollo
dell'economia sulcitana. g.f.n.
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venerdì
4 ottobre 2002
Le
lamentele di chi frequenta il servizio del Sirai
Il
nuovo centro per il diabete?
Bello ma non si sa come arrivare

CARBONIA.
I nuovi locali? Belli, confortevoli, finalmente adeguati, dopo anni di
disagi nell'ormai ex centro per il servizio di diabetologia. Un
trasferimento opportuno, insomma, necessario, quello effettuato nei giorni
scorsi all'ospedale Sirai.
Ma non tutto va per il verso giusto: qualche lamentela arriva infatti da
chi, arrivato alla soglia della vecchia struttura, non sapeva in quale
direzione andare per trovare quelli nuovi. Così si è dovuto aggirare nel
labirinto del presidio ospedaliero. Ecco come bisogna fare e quale strada
bisogna seguire: per raggiungere il nuovo centro per l'assistenza e la
cura dei diabetici del Sulcis, posto alle spalle dell'edificio che ospita
la pediatria e il laboratorio analisi, i pazienti non devono oltrepassare
l'ingresso principale (la porta carraia con la sbarra) del Sirai ma
percorrere la strada sulla sinistra dell'accesso, per raggiungere i
parcheggi e l'ingresso della nuova ala del nosocomio, inaugurata nel
maggio scorso, che adesso ospita, tra l'altro, anche il nuovo centro
trasfusionale.
«Sarebbe bastato qualche cartello all'ingresso e lungo le principali vie
d'accesso - protestano gli utenti - per consentirci di raggiungere il
nuovo centro senza tanti giri inutili e troppe perdite di tempo».
Ma il problema dei cartelli, al Sirai, riguarda l'intera struttura, che in
questi anni ha subito parecchie modifiche, alcune delle quali anche
piuttosto radiali, dal punto di vista logistico della localizzazione dei
reparti e dei servizi. Nell'atrio manca qualsiasi indicazione, né è mai
stata allestita una reception degna di tal nome, che consenta a pazienti e
visitatori di districarsi fra scalinate, ascensori e sotterranei.
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venerdì
4 ottobre 2002
Studenti
pendolari? No, prigionieri degli autobus
Il
corteo di protesta contro gli orari delle lezioni
«Molti di noi rientrano a casa quando ormai è buio»
CARBONIA.
Dopo il caro-mensa, gli orari scolastici: si agita, il mondo della scuola,
sovrapponendo questioni nazionali a disagi nostrani.
Ieri è toccato agli studenti delle medie superiori, in particolare a
quelli degli istituti tecnici. Vessati, a loro dire, dall'orario di
lezione che, in alcuni casi, costringono i pendolari a rivedere le mura di
casa alle 16.30 del pomeriggio.
I giovani hanno inscenato un corteo partito da piazza Repubblica e giunto
in piazza Roma dopo aver percorso via Gramsci.
Sul banco degli accusati i presidi, che si dall'inizio dell'anno
scolastico hanno ripristinato le ore di sessanta minuti pieni, cancellare
l'orario ridotto e riportare l'orario di uscita alle 14.30.
La questione ovviamente è legata ai problemi del trasporto pubblico del
Sulcis Iglesiente, gestito interamente dalle Ferrovie meridionali sarde:
«Siamo tra i principali finanziatori delle Fms - sostenevano ieri gli
studenti - ma non veniamo trattati con il dovuto rispetto».
Guai a dire ai ragazzi: ma non è che fate tanto baccano perché volete
solo "evadere" dalle aule prima del tempo? Reazione immediata:
«Tornare a casa alle 16.30, come capita ad alcuni di noi significa, se
vogliamo restare ai doveri dello studente, non poter studiare ed essere
comunque penalizzati rispetto a chi abita a Carbonia».
Per tutto il resto, hobby svaghi, non c'è più tempo, a meno che non lo
si sottragga a quello da dedicare ai libri e, francamente, chiedere tanto
ad un ragazzo di sedici anni o giù di lì, sembrerebbe un po' troppo. «Negli
anni passati - hanno spiegato i promotori della manifestazione - uscivamo
da scuola alle 13.40, ma dalla metà dello scorso anno scolastico siamo
stati obbligati ad adeguarci agli orari delle Ferrovie meridionali sarde,
che mettevano a disposizione i pullman dalle 14. Quest'anno,
"grazie" all'interessamento di alcuni presidi, sono stati
modificati ancora gli orari delle corriere: dalle 14 alle 14.30. Secondo
una circolare ministeriale, gli istituti tecnici sono obbligati a fare 36
ore settimanali da sessanta minuti, con la possibilità di ridurre
l'orario in caso di problemi. In passato le Fms si sono sempre rifiutate
di mettere a disposizione i mezzi per le 14.30, da cui la decisione di
ridurre l'orario".
Com' è evidente, un groviglio di esigenze che confliggono tra di esse
anche se, a soffermarsi un attimo sulla vicenda, non sembrerebbe davvero
impossibile mettere d'accordo tutti: i presidi, che vorrebbero una scuola
rispettosa dell'orologio, con ore non più in formato ridotto; gli
studenti pendolari, che vorrebbero vivere una vita normale, meno
condizionata da inefficienze e insufficienze; le Ferrovie meridionali
sarde, che devono armonizzare gli orari dei pullman, seguendo le esigenze
di tutti gli utenti, anche se gli studenti non hanno tutti i torti quando
affermano di essere tra le categorie più numerose ad utilizzare i mezzi
pubblici e rivendicano soprattutto un "trattamento" più
adeguato. Giovanni Di Pasquale
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giovedì 3 ottobre 2002
Un cuore verde in
centro
Piazza
Rinascita trasformata in giardino?
URBANISTICA L'assessore: apriamo il dibattito

CARBONIA.
Vialetti in ciottolato sotto gli alberi, panchine, ruscelli che sbucano
qua e là tra il verde, arbusti e fiori. Il tutto in pieno centro. Non c'è
ancora niente di tutto questo, ma potrebbe essere proprio così la piazza
Rinascita di domani. Ignazio Cuccu, assessore all'Urbanistica, lancia
l'idea quasi con noncuranza. A metà strada tra provocazione e speranza di
aprire un dibattito aperto a tutti per trovare la soluzione migliore e più
gradita per la sistemazione, di cui ormai si inizia a discutere e a
preparare ipotesi progettuali, dell'ampia area di piazza Rinascita,
quella, per intendersi, prospiciente il mercato e al centro della quale si
trova il monumento ai caduti. «In questo momento siamo in fase di studio
del problema - ha commentato Cuccu. L'idea è quella di creare un sistema
collegato delle tre piazze del centro cittadino. E il primo dato oggettivo
è che mentre la piazza Roma e la piazza Matteotti sono legate
indissolubilmente alla tipologia originaria della città, e di questo
occorre quindi tenere conto nella progettazione, la piazza Rinascita
rappresenta un caso a sé. È rimasta fino alla fine degli anni Sessanta
allo stato di spazio sterrato e abbandonato. Non può essere quindi
considerata in alcun modo uno spazio nel quale mantenere o recuperare la
identità originaria e una qualsiasi memoria storica. Ogni ipotesi può
essere quindi possibile. Possiamo muoverci per la realizzazione di una
piazza di tipo tradizionale, con ampi spazi aperti, o possiamo optare per
soluzioni diverse. Creare una piazza-giardino, ad esempio, e un'oasi
ambientale nel cuore della città. È una idea, a fianco di altre idee e
soluzioni possibili, tutte da valutare anche con un dibattito aperto a
tutti. È anche questa una maniera possibile per i cittadini di
collaborare alla creazione della città che vorrebbero». Dibattito
aperto, dunque. Certo è che l'idea pare accattivante. Anche perché la
piazza e il suo impianto complessivo non avrebbero bisogno di tempi lunghi
per diventare spazio di incontro. Alberi, arbusti e fiori sarebbero
collocati già adulti, come si sta facendo d'altronde in tutti gli spazi
della città dove è iniziato, e sta per riprendere, il progetto città
verde, con migliaia di alberi piantati lungo le vie e nelle piazze, e non
ci sarebbe bisogno di attendere qualche decennio per vedere il risultato.
In pratica, l'intera area che va dal mercato fino all'edificio delle poste
acquisterebbe una fisionomia tutta particolare. E sarebbe una maniera
nuova di utilizzare gli ampi spazi che la città può vantare e che, in
mancanza di idee alternative, diventano sempre mari di cemento.
g.f.n.
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mercoledì
2 ottobre 2002
Inaugurata
la struttura ospedaliera
Diabetologia
al Sirai,
il servizio trasferito
nei nuovi locali
CARBONIA.
È stato trasferito nei giorni scorsi nei nuovi locali il servizio di
diabetologia dell'ospedale Sirai: la nuova struttura è situata negli
spazi inaugurati qualche mese fa, che costruiscono una nuova ala del
nosocomio, cui si accede dall'ingresso posto alle spalle del corpo
centrale.
«L'edificio - sostiene una nota dell'Asl n.7 - rappresenta un notevole
miglioramento nella qualità del servizio offerto quotidianamente ai
pazienti che si rivolgono al servizio. Dall'ampia sala d'aspetto agli
ambienti dedicati ai controlli e alle terapie, il centro di diabetologia
offre il comfort di cui gli utenti hanno necessità, in considerazione
della cronicità della patologia da cui sono affetti, che prevede
controlli periodici e una permanenza non breve nelle strutture sanitarie».
Sono circa 6.400 i diabetici censiti dal servizio, la maggior parte dei
quali osserva costantemente l'iter dei controlli cui i diabetici devono
sottoporsi per sottrarsi alle conseguenze più perniciose.
Il servizio, inoltre, è impegnato a seguire numerosi utenti nel
territorio distrettuale, che evitano agli stessi, soprattutto ai più
anziani e disagiati, gli spostamenti in un'area in cui il trasporto
pubblico soffre ancora di carenze non trascurabili.
Il servizio di diabetologia osserva i seguenti orari: dal lunedì al
venerdì, dalle ore 8 alle 14. Il numero telefonico dell'accettazione è
07816683340.
Nella stessa nuova ala dell'ospedale Sirai ha trovato posto il centro
trasfusionale, in locali più ampi di quanto non fossero i precedenti,
situati al piano terra della parte del presidio che ospita la pediatria.
Spazi angusti, che più volte hanno suscitato le proteste dei donatori di
sangue, così come quelli destinati fino a pochi giorni fa all'assistenza
dei diabetici, francamente non idonei all'alto numero dei pazienti
assistiti, i quali più volte hanno manifestato il proprio disappunto per
la localizzazione del servizio ad essi destinato.
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mercoledì
2 ottobre 2002
«Il
depuratore? Un'opera inutile»
Giacomo
Guadagnini: «L'impianto di San Giovanni
così com'è non potrà fornire acqua per usi irrigui»

CARBONIA. Il depuratore di San Giovanni Suergiu? Un'opera inutile nel
breve periodo. Se non ci saranno nuovi interventi e finanziamenti
immediati, nel 2004, quando sarà ultimato, risulterà inutilizzabile.
Senza un ulteriore potenziamento degli impianti, per i quali è necessaria
una spesa di circa 7 miliardi di vecchie lire, i reflui trattati non
potranno essere utilizzati per usi irrigui perché non a norma di legge e
si perderanno ancora i 5 milioni di metri cui d'acqua all'anno che
l'impianto potrà fornire.
A lanciare l'allarme è Giacomo Guadagnini, assessore ai lavori pubblici.
«Cinque milioni di metri cubi d'acqua rappresentano il 25 per cento
dell'intero fabbisogno occorrente all'agricoltura del territorio. E appare
grave, in questa situazione di emergenza continua, non solo che non sia
stata tenuta in considerazione questo problema sin dall'inizio, ma anche
che i lavori siano stati programmati con tempi all'insegna della più
stretta normalità e non, invece, per una effettuazione in condizioni di
urgenza, con la lavorazione per turni come ad esempio si sta facendo per
la condotta che da Iglesias porterà l'acqua a Cagliari».
Ma Guadagnini allarga lo sguardo anche alla situazione complessiva, con
particolare riguardo a quella della città. «Finora l'unico intervento è
stato quello del collegamento dei due pozzi di Serra Lurdagu e di Sa perda
bianca alla rete idrica - ha spiegato -. Non si parla invece del
collegamento della sorgente di Caput acquas, nonostante il progetto,
esecutivo, sia pronto da tempo e fossero stati assunti impegni per la sua
realizzazione in tempi brevi. I cinquanta litri al secondo che sono
disponibili eliminerebbero dalla città lo stato di emergenza perenne e
sarebbero risolti tutti i problemi. Invece, sulle opere per l'emergenza
idrica si stanno utilizzando due pesi e due misure. E complessivamente,
nonostante la gran mole di euro a disposizione, la spesa e la
realizzazione delle opere stanno andando a rilento. Gli esperti ipotizzano
per il prossimo anno una annata siccitosa peggiore di quella attuale. E
allora occorre creare le condizioni perché non si ripetano gli stessi
disagi». g.f.n.
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mercoledì
2 ottobre 2002
Studenti
in piazza contro i nuovi orari
CARBONIA.
Studenti pendolari che tornano a casa alle 16.30, dopo un'ora di viaggio,
senza avere tempo per studiare: una situazione divenuta ormai
intollerabile, che ha portato gli interessati a proclamare per domani un
giorno di protesta contro i nuovi orari scolastici che obbligano gli
studenti degli istituti tecnici all'uscita alle 14.30.
«Negli anni passati - spiegano i promotori della manifestazione, che
prevede un corteo da piazza Repubblica a piazza Roma, a partire dalle ore
9.30 - uscivamo da scuola alle ore 13.40, ma dalla metà dello scorso anno
scolastico siamo stati obbligati ad adeguarci agli orari delle Ferrovie
meridionali sarde, che mettevano a disposizione i pullman dalle 14.
Quest'anno, "grazie" all'interessamento di alcuni presidi, sono
stati modificati ulteriormente gli orari delle corriere: dalle 14 alle
14.30.
Secondo una circolare ministeriale, gli istituti tecnici sono obbligati a
fare 36 ore settimanali da 60 minuti, con la possibilità di ridurre
l'orario in caso di problemi.
In passato le Ferrovie meridionali sarde si sono sempre rifiutate di
mettere a disposizione i mezzi per le 14.30, da cui la decisione di
ridurre l'orario». g.d.p.
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martedì
1 ottobre 2002
Mense,
una difficile mediazione
Quest'anno
le tariffe contestate non verranno ridotte:
l'annuncio nell'incontro tra assessore e genitori
CARBONIA.
Se una riduzione ci sarà, probabilmente non potrà riguardare l'anno in
corso. Le tariffe della mensa scolastica, contestate dai genitori e da
quasi tutta l'opposizione in consiglio comunale, che le considerano troppo
esose, sembra, insomma, che resteranno invariate per il 2002-2003: è
quanto è emerso, in sostanza, dall'incontro fra l'assessore comunale al
Bilancio, Antonello Dessì e una delegazione di genitori, svoltosi ieri
mattina in municipio.
Un incontro, cui ha partecipato anche l'Adiconsum: «Una riunione
interlocutoria - così la definisce Giancarlo Cancedda, responsabile
locale dell'associazione dei consumatori - da cui è emerso, comunque, che
non ci sono gli spazi per operare una modifica nell'anno scolastico appena
iniziato». Dessì ha spiegato ai genitori che l'entità delle tariffe non
di competenza della giunta, ma deve passare attraverso un voto del
consiglio: quelle attuali, infatti, sono state stabilite dall'esecutivo e
approvate nella seduta dell'assemblea municipale del 3 dicembre 2001,
senza neppure un voto contrario, sebbene al voto non abbiano partecipato
sette consiglieri, di cui cinque di minoranza, e quattro rappresentanti
dell'opposizione si siano astenuti. Dopo circa un anno, preso atto degli
aumenti, che non riguardano però tutti gli utenti, è scoppiata la
protesta, sfociata in forti discussioni e contestazioni, come si è visto
nella riunione della scorsa settimana, fra gli assessori Dessì ed Efisio
Piras (Pubblica istruzione) e un folto gruppo di genitori degli alunni del
tempo pieno, che hanno minacciato di portare la protesta fino al punto di
far disertare la mensa ai propri figli. Secondo l'assessore al Bilancio,
per altro, una modifica in tempi ristretti sarebbe impossibile anche
tecnicamente: non ha escluso invece che per l'anno prossimo si possa
intervenire sui livelli di reddito, su cui si basa la scala tariffaria,
come ha proposto anche l'Adiconsum.
«L'importante - ha detto Cancedda - è che resti invariato il principio
che fonda l'entità delle tariffe sul reddito, che è garanzia di equità.
La proposta di alcuni genitori, che propendono per un ritorno alla tariffa
unica, è inaccettabile: noi abbiamo chiesto all'amministrazione comunale
di valutare non solo il reddito, ma anche altri indici delle condizioni di
vita del nucleo familiare». Giovanni Di Pasquale
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martedì
1 ottobre 2002
Piano
comunale per il centro storico
Piazza
Matteotti
e piazza Roma,
spazi da ricostruire
g.f.n.
CARBONIA. Ultimata la progettazione, e ormai avviata verso la fase
dell'appalto la realizzazione della piazza Marmilla, dell'arena del cinema
centrale e della piazza Roma, sono iniziate le operazioni per ridisegnare
e sistemare le altre due piazze del centro cittadino, la piazza Matteotti
e la piazza Rinascita, che con gli spazi della piazza Roma dovranno
costituire, alla fine, un disegno unitario.
A collaborare con l'Ufficio tecnico comunale sarà ancora il dipartimento
di architettura della facoltà di ingegneria dell'Università di Cagliari,
che sta curando l'intero pacchetto di progettazioni legate alla città di
fondazione, la cui tipologia e le cui caratteristiche vengono, ovunque sia
possibile, riportate in auge per consentire un recupero della memoria
storica.
I tre spazi cittadini, tutti centrali e collegati tra loro da brevi tratti
di strada dovrebbero costituire, nelle intenzioni, una sorta di salotto
cittadino. Le pavimentazioni saranno costituite da materiali nobili, sarà
impiantato un nuovo verde e saranno adottati tutti gli accorgimenti che
consentano ai privati di collaborare per la definizione della nuove piazze
e per creare attorno a queste uno scenario gradevole. Un limite, ad
esempio, sembra dato dalle operazioni di completamento degli edifici
attorno al mercato, per la gran parte ancora fermi al piano terra, e senza
possibilità di sopraelevazione per la mancanza indici di fabbricabilità
disponibili.
«Attueremo tutte le opzioni possibili per favorire la creazione di spazi
che diventino in qualche modo biglietti da visita della città - ha
commentato l'assessore all'urbanistica Ignazio Cuccu -: Assieme alla
piazza Roma, che potrebbe essere ultimata entro la prossima estate, la
piazza Matteotti e la piazza Rinascita, con gli spazi adiacenti,
costituiranno un complesso unico che caratterizzerà il centro città.
Esistono ampie opportunità di scelta. Non possiamo dimenticare che si
tratta di spazi rimasti incompiuti al momento della nascita della città.
La piazza Rinascita è stata arredata, con il monumento, alla fine degli
anni cinquanta e lo stesso palazzo Inps, che fa angolo conla via Granisci,
è databile alla stessa epoca».
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